domenica 16 ottobre 2016

Kotor e la costa montenegrina


Ci tenevo proprio a fare una scappata in Montenegro e dico grazie agli amici che mi hanno accontentata, ma nel complesso sono stata delusa perché non ho trovato la stessa armonia paesaggistica e urbanistica riscontrate in Croazia. Scorci di natura bellissimi e vecchi borghi carichi di storia, ma anche moderne costruzioni terribili, speculazioni edilizie che immagino favoriscano lo sviluppo turistico di un paese povero che ha bisogno di crescere, ma che offendono il territorio.

La prima tappa del nostro periplo montenegrino dopo Perast è stata la famosa Kotor, sempre sul fiordo delle Bocche, divenuta meta ambita di turisti vip e yacht di lusso e come sempre bisogna ricorrere alla storia per comprendere la trasformazione dei luoghi. Leggo che nell'ultimo decennio del '900, con la disgregazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, i motoscafi dei contrabbandieri hanno sostituito le navi militari di Tito e la baia di Càttaro pare si fosse trasformata in un covo di criminali. Per tutto il decennio da questo fiordo sull'Adriatico sarebbero passati innumerevoli tir zeppi di sigarette di contrabbando diretti in Europa e anche navi cariche di armi e petrolio destinati alla Serbia sotto embargo.

Dopo secoli di tradizioni marinare e banditismo è dal 2006, l'anno dell'indipendenza da Belgrado e della nascita della nuova Repubblica che il Montenegro avrebbe dato il via alla sua più recente vocazione, quella di un turismo d'élite e non più solo paradiso off-shore e scenario  di ogni forma di illeciti. Da allora sono approdati in Montenegro investitori miliardari da ogni parte del mondo, dal magnate canadese Munk, proprietario di miniere d'oro, ai Rothschild e al francese Bernard Arnault, dai tycoon russi fino agli emiri del Golfo. Ciascuno si è preso porti e località montenegrine per trasformarli in oasi del lusso turistico fra hotel 5 stelle, residence da favola, campi da golf e spa da mille e una notte. Sicuramente affluiranno i dollaroni, ma autenticità e sviluppo responsabile ti saluto.


Detto questo e a parte la trasformazione moderna del porto, l'antica Kotor ha grande fascino e mi è sembrata rispettosamente preservata con il suo dedalo di stradine lastricate, le sue chiese e le piazze nascoste. Colpisce lo straordinario scenario geografico in cui è inserita fra il mare chiuso quasi lagunare delle Bocche di Càttaro e l'alto dirupo sovrastante, il monte Lovéen.  Due segni topici della sua storia sono incisi sulle possenti mura del IX° secolo che perimetrano la cittadina: il leone di Venezia e la stella rossa, a ricordare che  nel passato Kotor non ha quasi mai appartenuto a se stessa.
Ci dirigiamo poi verso l'interno, vorremmo dare un'occhiatina al lago Skadar, il più grande dell'intera regione dei Balcani di cui la guida dice meraviglie, sarebbe uno dei più importanti habitat per gli uccelli palustri in Europa, ricco anche di molte varietà di pesci, ma c'è un tempo da lupi, piove a dirotto e la strada secondaria che abbiamo scelto per arrivarci è dissestata e preoccupa il nostro pilota Gastone. Del lago, dei villaggi nascosti, dei monasteri isolati, delle acque cristalline e delle paludi di ninfee del parco naturale non vediamo nulla perché decidiamo di ritornare indietro sulla costa prima di giungere a Skadar, accontentandoci della vista di un qualche avamposto lacustre.
Ultima meta del giorno la famosissima Sveti Stefan che è stata una gran delusione. Attenzione, la vista dall'alto della pittoresca Sveti Stefan, isola minuscola dai tetti rossi a tegola del XV° secolo, collegata alla terraferma da uno strettissimo istmo artificiale, è meravigliosa, ma nazionalizzata negli anni '50 e trasformata in un resort di super lusso, devi sganciare 20 euro per potervi accedere e fare in gruppo una visita guidata. Il gioco non ci è sembrato valesse la candela. D'accordo se il luogo avesse mantenuto il suo carattere antico di semplice isola di pescatori, ma Tito aveva fatto trasferire sulla terraferma le famiglie che vi abitavano per accogliere lussuosamente invece gli alti papaveri della nomenclatura e una delle quattro chiese dell'isola era stata addirittura trasformata in un casinò, dal sacro al profano in un battibaleno. Leggo che fra gli anni '60 e '80 del secolo scorso da Sveti Stefan ci sono passate anche un sacco di celebrità aristocratiche o hollywoodiane, da Orson Welles a Elizabeth Taylor, dalla principessa Margaret d'Inghilterra a Sophia Loren, ma chi se ne frega, come molti altri turisti noi ci siamo limitati a guardare il panorama bello e piovoso dalla spiaggia prospiciente.






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