sabato 21 ottobre 2017

Ettore Sottsass alla Triennale: curiosità...ironia...poesia...

....dalla presentazione di Barbara Radice
Grazie! Grazie alla Triennale che ha allestito la bellissima mostra su Ettore Sottsass, ne avevo proprio bisogno per tirarmi su di morale. Con l'autunno ingialliscono le foglie, il parco Sempione diventa un tappeto di ricci di ippocastano e puntuale mi bussa alla porta  la malinconia; vorrei non aprire, ma lei si infiltra lo stesso. Anni fa mi aveva incantata l'allestimento dell'esposizione Fornasetti e anche questa, "There is a planet" non è stata da meno. Poliedrico  e ricco di poesia Ettore Sottsass, altrettanto poliedrici e ricchi di poesia i suoi lavori: entrambi geniali, lucidi, ironici, a volte disincantati e sempre curiosi. (http://www.saranathan.it/2014/01/formula-segreta-fornasetti.html).
Di lui sapevo ben poco, l'importanza del nome certo, sommariamente della sua attività di designer e architetto, soprattutto come fondatore negli anni '80 del gruppo Memphis di cui ho sempre adorato le realizzazioni piene di colore e di allegria. Sapevo che era stato il marito di Fernanda Pivano, la straordinaria americanista che ha fatto conoscere in Italia poeti e scrittori della beat generation, ma poi null'altro. Grande sorpresa scoprire che Ettore Sottsass è stato mille altre vite ancora, fotografo, pensatore, poeta, instancabile viaggiatore, scrittore e ancora e ancora. Leggere e vedere le sue cose da semplice spettatore non addetto ai lavori ha suscitato in me stupore, allegria e materia di riflessione. Ho pensato di non aggiungere nient'altro, cosa puoi dire di uno che regala il mondo a chi è capace di scendere dall'automobile e baciare i fiori gialli dei prati? Di uno che invita l'amica a non guardare il tempo che passa ma a mangiarselo? Di uno che progetta uno stadio per guardare le stelle e delle zattere per ascoltare la musica da camera? E poi lo dice Sottsass stesso che "...a spiegare troppo c'è sempre il rischio di negare i misteri, di appesantire la dinamica, di soffocare le vibrazioni, di escludere l'ignoto". Semplicemente la parola a lui, allora, attraverso i suoi scritti e le sue opere e condivido disordinatamente quel che ho visto perché è stato difficile scegliere, troppe e tutte interessanti le sollecitazioni e gli spunti, una vera caverna di Alì Babà. 







Sbaang 
c'è rumore e c'è silenzio
 ci sono mari e ci sono montagne 
ci sono puttane e ci sono vergini 
     ci sono deserti e ci sono prati             
       ci sono poveri e ci sono ricchi               
 c'è mortadella e c'è caviale          c'è sangue e c'è amore 
c'è tempesta e c'è arcobaleno
       ci sono nemici e ci sono amici 
c'è op e c'è pop



PS: Non ti rammaricare, cara Carla, di non aver potuto vedere la mostra di Sottsass durante la tua recente scappata milanese, dura fino all' 11 marzo 2018 e ce la farai senz'altro. Per intanto ti propongo il mio caotico assaggio.

martedì 10 ottobre 2017

Winter in Nice

Non saranno forse i sette colli romani, ma anche Nizza, quanto a colline che la circondano, non ha di che lamentarsi. Intorno al nucleo storico della città, si ergono  il Mont Boron, sulla collina di Villefranche, Rimiez, verde continuazione verso l'alto dello splendido quartiere di Cimiez, Gairaut, dalle ville prestigiose, Pessycart tutta agricola con le sue serre di garofani e poi di rose quando i garofani non sono andati più di moda e la collina di Fabron, sviluppatasi urbanamente quando la città inizia a estendersi verso ovest. Fino a metà  '800  era tutta campagna, a Fabron si coltivavano le viti, i fichi, gli ulivi, ma con l'arrivo dei primi inglesi, la collina si trasforma, sorgono splendide residenze dai giardini esotici a misura dei facoltosi e spesso nobili vacanzieri invernali d'oltre Manica.  
E' così che il britannico Ernest Gambart, mercante d'arte, acquista nel 1871 la proprietà di 24 ettari appartenuta un tempo al finanziere Honoré Gastaud. Si tratta di una proprietà immensa comprendente quattro grandi costruzioni  padronali e diverse case coloniche, un mulino a olio, giardini e serre a volontà. Il signor Gambart fa trasformare una delle quattro case, la villa "Les Palmiers" in un palazzo dalla facciata neo-palladiana dove espone le sue opere e vi riceve i prestigiosi amici, passerà di lì anche la mitica Sarah Bernhardt.  Nel primo '900 "Les palmiers" finisce nelle mani del barone von Falz-Fein, grande proprietario fondiario in Crimea che vorrà aggiungere alla dimora delle torri gotiche e un lago artificiale nel parco e poi nel 1924 sarà la volta di un certo signor Soulas che ha fatto fortuna in Argentina con la vendita di carni. Come sempre succede anche il nuovo proprietario vuole lasciare la sua impronta, laghetto e serre verranno allora sostituiti da un giardino alla francese che si sviluppa intorno a una grande fontana centrale. 
-Sara, devi andare assolutamente a vedere gli archivi municipali, sembrano una piccola Versailles- mi dice un giorno un'amica francese e mentre colgo al volo il suggerimento, mi stupisco. Com'è possibile che dopo oltre 40 anni di frequentazioni nizzarde mi sia sfuggito un edificio così imponente, eppure da Fabron ci sono passata un sacco di volte? Purtroppo il mistero è presto spiegato, la piccola Versailles, si fa per dire, dalla strada non la si vede proprio, tutta circondata com'è da una serie di costruzioni moderne che fanno scempio della prospettiva del luogo; quel che si vede da fuori è un immenso casermone. Il fatto è che dopo il decesso dell'ultimo proprietario, ovvero il Signor Soulas, aveva acquistato la proprietà una Società Immobiliare che ottiene il permesso nel 1961 di costruire intorno a villa e giardino un gigantesco complesso residenziale. Non so se è consolante constatare che la speculazione edilizia non è prerogativa solo di casa nostra.  Nel 1963 la villa "Les Palmiers" o "Palais de Marbre" come viene anche chiamata, passerà infine all'amministrazione cittadina per diventare la sede degli Archivi Municipali. 
Quando ci sono andata nel settembre scorso, c'era la mostra "Nizza l'americana" in cui con documenti, quadri, cartelloni pubblicitari e turistici in dotazione agli Archivi, si sottolinea la lunga frequentazione che lega la città di Nizza con il mondo anglo-americano. Non a caso la Promenade des Anglais si chiama così, non a caso nel 1915 si apre un Ospedale americano e c'era anche un Collegio per accogliere i figli delle famiglie anglofone risiedenti a Nizza; non a caso ho visto una placca commemorativa dedicata a Thomas Jefferson, ambasciatore in Francia dal 1785 al 1789 prima di diventare il terzo presidente degli Stati Uniti. Jefferson aveva molto amato il suo soggiorno a Nizza e in particolare il vino della collina di Bellet che continuerà a farsi spedire negli States fino alla sua morte. Da notare anche che in boulevard Victor Hugo è tuttora attiva la chiesa protestante americana Holy Spirit.
E di trasformazioni questa  collina ne ha conosciute molte altre: alcune accettabili come il Castello di Fabron ( un'altra parte dell'immensa proprietà originaria Gastaud) che non esiste più, ma che è stato sostituito dal bellissimo parco Carol de Roumanie e altre meno, come l'Abbaye de Roseland, una splendida villa in un appezzamento rurale di 10 ettari che passa dal ciambellano del duca di Modena a un principe russo e da un ricco antiquario parigino a una Società Immobiliare che nel 1968 vi costruisce 600 abitazioni suddivise in sette blocchi di immobili. Uno scempio. La villa Abbaye de Roseland appartiene alla città e l'edificio è stato classificato Monumento Storico, ma è pressochè invisibile e irraggiungibile.  


Sulla collina di Fabron resta solo il Castello Sainte-Hélène, oggi Museo dell' arte naïf, a ricordare gli elitari fasti del tempo che fu, per il resto sono i casermoni a farla da padrone e a offuscare le illustri proprietà di un tempo.
http://www.saranathan.it/2015/07/promenade-in-salsa-naif.html