Ultimo post sui giorni trascorsi in quei luoghi sublimi della costiera amalfitana ai primi di giugno scorso; un post difficile, lasciato per ultimo perché foriero di tante riflessioni. Ci sono occasioni della vita in cui è bello avere intorno gli affetti più cari e per il matrimonio di Carmen e Filippo c'erano doverosamente tutti, parenti e amici. Naturalmente non poteva mancare nonna Rina, un'istituzione familiare, fresca dei suoi 90 anni da poco compiuti. Da Milano era arrivata fra treno e traghetto due giorni prima della cerimonia con le sue colonne, le due figlie, rispettivamente madre e zia dello sposo.
Accipicchia che grinta, una vivacità di spirito e la volontà di essere sempre presente, di partecipare sorridendo ad ogni evento, qualità che l'hanno sempre accompagnata. Un bel po' di anni fa abitava proprio accanto alla fabbrica di giochi didattici dei miei genitori, per questo sono diventata tanto amica della figlia Anna, eravamo compagne di giochi in cortile.
Da ragazzina l'ammiravo molto perché era sempre elegantissima, talvolta mia madre andava a lavorare in fabbrica con i calzini bianchi ai piedi e il grembiule nero e io me ne vergognavo, nonna Rina invece sembrava sempre una vera signora, crescendo ho poi capito che non lo era solo nel vestire. Anche a Ischia non si è smentita, mise semplici e di classe, qualche ora di riposo in albergo nelle ore più calde del pomeriggio e poi in compagnia la sera in giro per Lacco Ameno a fare onore alle squisitezze locali dei ristoranti.
Il pomeriggio di sabato, giorno del matrimonio, non si è sentita bene: durante la cerimonia in chiesa alle sette di sera era seduta accanto a me e l'ho trovata stanca, tanto tanto stanca, mi ha ricordato mia madre e le inquietudini che mi attanagliavano nei suoi ultimi tempi. Aveva spesso gli occhi chiusi, ma non si lamentava, teneva duro perché davanti all'altare c'era suo nipote, perché non voleva disturbare, perché la vita l'ha sempre affrontata così. Una notte inquieta quella di sabato e poi domenica mattina alle prime ore dell'alba in punta di piedi Nonna Rina se n'è andata.
Come non pensare che nell'arco di poche ore i due sposi iniziavano il loro viaggio insieme e lei finiva il suo? Come non pensare alla precarietà dell'avventura umana? Come non pensare che vita e morte sono insondabili, certo, ma a volte il mistero è troppo fitto, disorienta e coglie proprio impreparati? Nonna Rina voleva essere cremata, in una cassa di legno con le due figlie ha preso lunedì il traghetto per Pozzuoli, poi la strada verso l'inceneritore sulle colline sopra Salerno.
La sera abbiamo viste ritornare le due sorelle, in mano l'urna con le ceneri della loro mamma che era sbarcata sorridente sull'isola pochi giorni prima in voile e chiffon. Un altro addio o arrivederci, non so, a questi vecchi formidabili che hanno attraversato quasi un secolo (ai-nostri-vecchi). Ho pensato che visto che imprevedibilmente era arrivato il suo momento, Nonna Rina ha fatto il suo dovere fino all'ultimo partecipando alla gioia del nipote e poi se n'è andata splendidamente, proprio come aveva sognato Dino Buzzati nel suo elzeviro "I due autisti" la-supersport-rossa-fiammante .
Niente carro funebre lugubre e nero, niente processioni tristi e interminabili, un saluto gioioso al mondo, se mi è lecito l'aggettivo in un tale frangente, mentre sfilavano Pozzuoli, Napoli, Salerno, la costiera amalfitana, Procida, Ischia, Capri più sfumata in lontananza, fra i luoghi più belli di questa nostra terra. Era una che se ne intendeva la nonna Rina, l'ultimo viaggio se l'è fatto con le sue due ragazze sotto un cielo terso e limpido, al sole, al vento scivolando sull'acqua di un mare blu.....
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martedì 6 agosto 2013
sabato 3 agosto 2013
l'incanto di Procida
Prima tappa dell'itinerario la collina di Terra Murata, la parte più alta dell'isola con il suo borgo fortificato medioevale. L'abbazia di S. Michele purtroppo è chiusa, ma riusciamo a visitare la casa-museo di Graziella, quella ragazza morta in giovanissima età di tubercolosi, fonte di ispirazione per l'omonimo romanzo dello scrittore francese Alphonse de la Martine che la conobbe durante un soggiorno sull'isola e se ne innamorò. Riccardo Scotto di Marrazzo, laureato in conservazione per i Beni Culturali e direttore artistico del museo ha voluto ricostruire nelle sale di un palazzo del 1200 la casa della giovane procidana resa famosa dal romanzo. Mobili ottocenteschi, ambientazioni e suppellettili sono state generosamente donati dal Marrazzo e dalla sua famiglia e rappresentano certamente una dimora ben più opulenta di quella reale di Graziella, figlia di poveri pescatori, ma lodevole lo sforzo di voler ricostruire le atmosfere isolane di quel tempo immortalato dal poeta francese.
Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente
hai linee di luna, cammini di mela
nuda sei sottile come il grano nudo
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro
Nuda sei piccola come una delle tue unghie
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo
Come in una lunga galleria di vestiti e di lavori
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna ad essere una mano nuda.
(Pablo Neruda)
(Pablo Neruda)
| « Ah, io non chiederei di essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei di essere uno scorfano, ch'è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell'acqua. » ( L'isola di Arturo) Greci, romani, spagnoli, saraceni, inglesi, francesi, meta di saccheggi, teatro di conflitti, riserva di caccia dei Borboni, la storia di Procida nei secoli ne ha conosciute di tutti i colori e la sua bellezza racconta...... |
domenica 28 luglio 2013
Ischia: giardini di passione
Come si fa a dire che i Giardini della Mortella nei dintorni di Forio non sono bellissimi? Figuriamoci, li ha progettati a partire dal 1956 l'inglese Russel Page, con il brasiliano Burle Marx fra i più prestigiosi paesaggisti al mondo e poi anche il contesto geografico conta e loro si trovano a Ischia, in un angolo di paradiso nostrano. Di bei giardini ho avuto la fortuna di visitarne tanti, alcune volte ne ho anche scritto nel blog, le serre vicino a Philadelfia per esempio, a Cuba, a Merano, alle Canarie, a Yalta, in Bulgaria sulle rive del Mar Nero, in Giappone, ma certi hanno un carattere speciale perché oltre a distese verdi e fiorite esprimono un'anima e questa è fatta della passione di chi li ha sognati e creati.
Così più che dei giardini della Mortella è della loro padrona, fiore umano prezioso, che mi sono innamorata; è lei che guardando foto e filmati mi è sembrata una persona assolutamente straordinaria, lei, lady Susana Walton.
D'accordo il grande architetto del verde Russel Page, ma è Susana che ha vegliato alla realizzazione del progetto, alla scelta delle piante, con una cura e passione costanti che sono durate 50 anni. Il fascino dei Giardini della Mortella non risiede nella specie rara di una ninfea o di un'orchidea, ma nella storia d' amore di cui sono fatti, e lo si percepisce; amore per quel famoso musicista inglese William Walton che conosciutala occasionalmente all'ambasciata di Buenos Aires se n'è innamorato e se l'è sposata in un battibaleno portandola dall'Argentina natale a Ischia, amore per il bello, natura e cultura (concerti e eventi culturali nella Fondazione dedicata al musicista), amore per quel lembo di terra su una gola vulcanica dell'isola del sud Italia che lei ha saputo trasformare in un pezzetto di sogno.
Anche ora che non c'è più, alla Mortella Lady Susana la si sente presente ovunque, ma è un peccato non averla conosciuta. Se fossi venuta nel suo regno prima del 2010, anno in cui se n'è andata, l'avrei senz'altro incontrata fra fiori e piante, fra viali, sentieri e scale, fra terrazze che regalano splendide vedute della baia di Forio.
L'avrei incontrata a raccontare e mostrare "il suo giardino" come è successo a tanti visitatori del passato, lei, argentina tutta "fuego" e pepe con il suo infaticabile entusiasmo, con la sua competenza botanica, con la sua passione per il verde e evidentemente per la vita. Nella residenza della coppia, ora sede della Fondazione, testimonianze e foto di una vita ricca e brillante fra concerti, spettacoli, bozzetti di costumi di scena legati alla carriera artistica di Walton e soprattutto le vivacissime espressioni del volto di Susana che esprimono una straordinaria energia vitale, che lasciano intuire una donna d'eccezione.
Un'altra storia di passione ischitana a Forio è quella dei Giardini Ravino, dimora privilegiata di Cactacee e Succulente, sulla strada statale 270, poco prima dello svincolo per Citara.
Quella mattina di giugno però mi è andata di lusso perché ho avuto la fortuna di conoscerne il deus ex machina. Il Capitano Giuseppe D'Ambra è molto simpatico e non ha certo problemi di timidezza perché si è seduto semplicemente accanto a me mentre pranzavo al Lounge Café dei Giardini e ha cominciato a raccontare della sua vita da marinaio sempre in giro per il mondo e della sua passione naturalistica.
Come tantissimi isolani per guadagnarsi la pagnotta lui solcava i mari di paesi lontani, sognava e raccoglieva semi, tanti semi e talee, ben tremila specie, scoprendo tra l'altro che queste sue raccolte potevano restare in letargo anche per 5-6 anni e nel frattempo offriva stecche di Pall Mall ai funzionari doganali per passare i controlli
Il suo sogno si è concretizzato, ha potuto comprare un vigneto obsoleto dove vivevano otto preti che apparteneva alla Chiesa e fra il 2001 e il 2005 si è fatta la bonifica del terreno, ha tirato fuori i suoi semi esotici coltivati nei vasi e ha iniziato a piantificare in terra. Certo è stato aiutato da un esperto paesaggista nella concezione dei vari spazi, ma è lui in prima persona in stretta collaborazione con la sua famiglia, ad essersi rimboccato le maniche e a curare passo dopo passo crescita e sviluppo della sua "creatura".

Non avevo mai visto cactacee forate e il Capitano D'Ambra mi spiega che è una sua invenzione per proteggerle dal vento che d'inverno soffia forte e rischia di spezzarle.
Un discorso a parte merita poi il Wollemi Pine scoperto nel 1994 da un guardiacaccia scienziato in una vallata profonda del Wollemi National Park vicino a Sydney. Attualmente nel mondo se ne conoscono meno di 100 esemplari adulti e su di lui si sono concentrati numerosi lavori di ricerca per proteggerne la sopravvivenza. I naturalisti la definiscono la scoperta del secolo perché si tratta di una conifera preistorica, si potrebbe dire un dinosauro vegetale che come le sequoie può raggiungere i 40 metri di altezza. Nella lingua degli aborigeni Wollemi significa "guardati intorno, tieni gli occhi aperti e fai attenzione".
Oltre al Parco Botanico, ai Giardini Ravino c'è anche un residence. Le sistemazioni di interni ed esterni, rigoroso bianco essenziale, roccia e pietra, mi hanno fatto pensare allo stile di César Manrique a Lanzarote e non mi sono sbagliata, il Capitano D'Ambra va spesso alle Canarie e se n'è ispirato.

Grazie Capitano D'Ambra della sua accoglienza e dei suoi racconti pieni di entusiasmo e passione; il suo giardino mi è piaciuto proprio perché "non se la tira" e vi si respira una bella atmosfera semplice e familiare. Mi è piaciuto anche il suo "cane" da compagnia, ovvero un vanitoso pavone con famiglia che ostenta la sua ruota spesso e volentieri e che gira indisturbato per interni ed esterni facendola da padrone.
L'avrei incontrata a raccontare e mostrare "il suo giardino" come è successo a tanti visitatori del passato, lei, argentina tutta "fuego" e pepe con il suo infaticabile entusiasmo, con la sua competenza botanica, con la sua passione per il verde e evidentemente per la vita. Nella residenza della coppia, ora sede della Fondazione, testimonianze e foto di una vita ricca e brillante fra concerti, spettacoli, bozzetti di costumi di scena legati alla carriera artistica di Walton e soprattutto le vivacissime espressioni del volto di Susana che esprimono una straordinaria energia vitale, che lasciano intuire una donna d'eccezione.
Non avevo mai visto cactacee forate e il Capitano D'Ambra mi spiega che è una sua invenzione per proteggerle dal vento che d'inverno soffia forte e rischia di spezzarle.
Un discorso a parte merita poi il Wollemi Pine scoperto nel 1994 da un guardiacaccia scienziato in una vallata profonda del Wollemi National Park vicino a Sydney. Attualmente nel mondo se ne conoscono meno di 100 esemplari adulti e su di lui si sono concentrati numerosi lavori di ricerca per proteggerne la sopravvivenza. I naturalisti la definiscono la scoperta del secolo perché si tratta di una conifera preistorica, si potrebbe dire un dinosauro vegetale che come le sequoie può raggiungere i 40 metri di altezza. Nella lingua degli aborigeni Wollemi significa "guardati intorno, tieni gli occhi aperti e fai attenzione".
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