giovedì 2 agosto 2018

Mediterraneo mon amour: Hyères

Dalle nostre parti luglio e agosto sono notoriamente dei mesi vacanzieri, il meritato riposo per chi lavora tutto l'anno e finalmente ricarica le batterie fra mari, monti, città d'arte, pic-nic su prati e spiagge, scorribande serali sotto le stelle. In questi due mesi, invece, una pensionata come me, oziosa e vagabonda tutto l'anno, si trasforma in una vera cenerentola perché figli, nipoti (si nel frattempo è nato anche un piccolo Davide e sono ricca di due nipoti) cugini, amici vari vengono a trovarmi nel mio buen retiro nizzardo. Figuriamoci, una gioia immensa la casa animata e avere intorno gli affetti più cari, ma mettere a tavola 10 persone pranzo e cena è una bella avventura, persino la lavastoviglie si è rotta perché non ne poteva più e poi quanto mangiano tutti questi giovani.....! Fra partenze e arrivi, pasta al forno e insalatone, pannolini e fatidici rutti dopo il biberon, con le amiche Magda e Marina sono però riuscita a prendermi due giorni super di vacanza, la visita di Hyères con la Villa di Noailles progettata da Mallet-Stevens e la nuovissima stupenda Fondazione Carmignac sull'isola di Porquerolles; di queste due mete molto interessanti scriverò nei prossimi post, oggi inizio con scorci di Hyères.

Un bel mix geografico e architettonico quest'area dove non manca proprio niente perché natura e creazione umana convivono pacificamente e dove la storia fa sentire i suoi anni con la progressiva edificazione nei secoli di ben tre cinte murarie. La Hyères antica ha la fisionomia del castrum che nel medioevo soleva svilupparsi intorno ai castelli che qui è quel che resta della Rocca "du Casteou" . La rocca alta del paese viene gradatamente disertata dalla popolazione che si spinge a valle, dove i terreni sono più facilmente coltivabili e fa la sua apparizione la cittadina più recente, balconi fioriti, vicoli, colori, odori che ricordano la Provenza più tradizionale, quella magistralmente raccontata da Giono. Risulta così una strana conformazione, un borgo antico a monte che si snoda in chiave sempre più moderna fino al porto con l'imbarcadero per le tre isole limitrofe, Porquerolles, Port Cros e l' isola di Levante e la Penisola di Giens, collegata a Hyères da due lingue di sabbia di 5 km che racchiudono le saline di Pasquiers, riserva ornitologica dove pare non manchino i fenicotteri rosa che però al nostro passaggio erano in giro per altri lidi. Peccato!

Certamente, a Hyères si ritrova quel sud semplice e pittoresco caro alla penna dello scrittore, olive, lavanda e spezie a volontà, ma non solo quello. Se Renoir dipinge nella casa di  Colettes a Cagnes sur Mer mentre Chagall preferirà ritirarsi a Saint Paul , se Picasso va a fare il bagno alla Garoupe al Cap D'Antibes, se Nizza vede Marcel Duchamp giocare a scacchi, Matisse dipingere nel suo studio inondato di sole al Régina o Raoul Dufy piazzare il cavalletto davanti alla Promenade, se il bulimico Cocteau impazza e lascia il suo segno artistico quasi dovunque, anche Hyères non è da meno. Come la vicina Costa Azzurra, a partire da fine '800 Hyères diventa una località alla moda, una di quelle mete ambite per le vacanze invernali degli happy few del jet-set internazionale come dimostrano certe magnifiche costruzioni del centro città.
Entrambe di fine '800, un vero splendore la Villa Tunisienne su progetto dell'architetto dell'epoca Pierre Chapoulart che qui abitava e aveva installato il suo studio e l'altra sua creazione, la Villa Moresca per il ricco industriale dell'abbigliamento e della calzatura Alexis Godillot  nello stile orientalista molto in voga all'epoca. Nel 1892 nientepopodimeno che la regina Vittoria ne aveva visitato i giardini. Per la modernità funzionalista, una rivoluzione assoluta di stile e materiali,  bisognerà aspettare i primi del novecento e l'arrivo, in questo angolo paradisiaco di Mediterraneo, di Marie Laure e Charles de Noailles, quei superfortunati che avendo tutto non hanno bisogno di dimostrare o vantare nulla e per i quali il vero lusso è l'essenzialità. Nel prossimo post racconterò la loro storia.





  




domenica 3 giugno 2018

Monte Verità: sperimentazioni e utopie

                                   una delle isole di Brissago
                                   la vista di Ascona dall'albergo-ristorante Casa Berno

Ed eccoci a pranzare sulla terrazza stratosferica di Casa Berno  sulla sponda svizzera del lago Maggiore davanti alle isole di Brissago e sopra le alture di Ascona che si intravede sulla sinistra della baia. Il pomeriggio sarà dedicato alla scoperta di Monte Verità, il vero obbiettivo per il quale mi sono sfacciatamente autoinvitata dagli amici Alberto e Arrigo; da casa loro a Magognino sopra Stresa si arriva qui in neanche un'ora. Di Monte Verità non ne sapevo proprio nulla, l'ho incontrato sul mio cammino leggendo il libro della scrittrice francese Célia Houdart  "Tout un monde lointain" ambientato nella Villa E-1027 della designer Eileen Gray a Cap Moderne. La protagonista della narrazione ha vissuto i suoi primi anni proprio a Monte Verità, fucina di idee e sperimentazioni agli albori del '900, ovvia la curiosità di venirci per saperne di più.
Proprio nello scorso post parlavo di certi luoghi che per svariate ragioni risultano in qualche modo speciali, luoghi che esercitano una particolare fascinazione. Le ragioni sono molteplici, possono attirare la loro ubicazione geografica o la loro storia, la luce, l'atmosfera o semplicemente la bellezza, ma anche energie positive derivanti dalla conformazione e dalla magneticità del terreno. Non sono in grado di fornire spiegazioni scientifiche, ma, geologicamente parlando, so per esempio (e l'ho sperimentato di persona visitandoli) che il millenario deserto di Giudea, il Tavoliere delle Puglie (non a caso a Cisternino è sorto un ashram importante), Sedona in Arizona (culla del movimento New Age) sono luoghi particolari, riconosciuti per le caratteristiche peculiari del suolo. Il monte Monescia, sopra Ascona, è a pieno titolo uno di questi perché, a partire da fine '800 e in particolare nei primi due decenni del '900, ha visto formarsi una comunità di gente  proveniente da tutta Europa nel tentativo di concretizzare insieme un progetto utopico, quello di una vita sorretta da ideali etici, pacifisti e spirituali a diretto contatto e in piena armonia con la natura; sintetizzando impropriamente si potrebbe dire una comune hippie, vegana e filosofica molto in anticipo sui tempi. E con tali ambizioni programmatiche il monte Monescia ha finito per essere chiamato Monte Verità, un nome davvero impegnativo.
Lorenzo Cambin: 17 segni 2018 tessuto e alluminio.

Praticamente ci troviamo in una cittadella delle sperimentazioni, di tentativi esistenziali a tutto tondo, in un complesso museale  immerso in un parco di svariati ettari. rimasto all'abbandono e poi negli ultimi anni completamente restaurato. Nell'itinerario si incontrano - la suggestiva Casa Anatta che, attraverso vari nuclei tematici, documenta del fermento intellettuale e artistico che ha attraversato il luogo; -l'albergo Bauhaus, visitato al tempo dai promotori del movimento architettonico tedesco come Gropius, Albers o Breuer e di proprietà del barone Von der Heydt grande collezionista di arte contemporanea; - la casa del tè  con le coltivazioni e il suo giardino zen; - le spartane abitazioni in legno degli accoliti, chiamate "capanne aria-luce", (ce n'erano 12 all'epoca), come casa Selma che mi ha fatto pensare all'essenzialità di Thoreau nel suo "Walden ovvero vita nei boschi", o a quella sgangherata straordinaria tela della stanza di Van Gogh ad Arles anche se, invece del mitico giallo dell'olandese, qui domina l'azzurro. Gli ospiti dell'epoca potevano liberarsi degli abiti e dedicarsi nudi ai benefici del sole anche se questo anticonformismo ha comprensibilmente  suscitato reazioni negative da parte del cattolico circondario ticinese. A Monte Verità persino le opere d'arte sparse nel parco, leggere e aeree,  come sospese ai capricci del vento, sembrano uniformarsi allo spirito particolare del luogo e si integra perfettemante in questo contesto anche l'armoniosa plasticità della scultura di Hans Arp, frequentatore di Monte Verità. (Nelle foto in basso, una ricostituzione della stanza di Walden, una stanza di casa Selma, la stanza di Van Gogh ad Arles)
Victorine Mueller: "Le mouvement végétatif" PVC e PU - Jean Arp "Roue oriflamme" acciaio 1962 
                                 Teres Wydler: "Metamorphosis" Installazione olfattoria 2018

A Monte Verità nulla è casuale o rispondente a criteri puramente funzionali, estetici o decorativi; tutto ha un senso preciso, un significato, una simbologia. Come  "l'arcobaleno di Chiara" per esempio, un percorso sull'erba che si basa sugli studi del dottor Ernst Hartmann dell'università di Heidelberg. Lo studioso si occupava del rapporto fra la salute fisica e psicologica di una persona in relazione al luogo in cui questa si trovava. Il percorso è stato stabilito tramite un'analisi geobiologica e termina in un mandala, il punto in cui è verificabile la radiazione magnetica più alta. Il mandala è una rappresentazione simbolica del cosmo e nella filosofia orientale, buddista e induista, significa "cerchio", ovvero la presa di coscienza e la purificazione dell'anima.
La casa del tè, le coltivazioni, il giardino zen
l'albergo-ristorante Bauhaus 

La visita del museo di Casa Anatta costruita secondo coordinate teosofiche con angoli arrotondati ovunque, enormi finestre con vista sul paesaggio, considerato l'opera d'arte suprema,  intorno al 1904-05 per fungere da casa comunitaria della colonia che risiedeva o frequentava Monte verità, attraverso foto, libri, giornali, documenti, suddivisioni tematiche della mostra "Le mammelle della verità" del curatore Harald Szeemann", offre una panoramica della storia dell'area fra fine '800 e '900. Nel salone di casa Anatta Mary Wigman ha danzato, August Bebel, Karl Kautsky e Martin Buber hanno discusso di politica per cambiare il mondo, Ida Hofmann suonava Wagner al pianoforte.
La pianista Ida Hofmann del Montenegro e il belga Henry Oedenkoven fondatori della colonia vegetariana 
"Le mammelle della verità" è stata allestita per la prima volta nel 1978 in cinque siti di Ascona e ha fatto poi tappa a Zurigo, Berlino, Vienna e Monaco prima di essere fedelmente ricostruita quale installazione artistica a casa Anatta nel 2017. Nell'esposizione, il suo prestigioso curatore-artista Herald Szeemann ( fra l'altro direttore della Kunsthalle di Berna, segretario generale della Documenta V di Kassel, direttore artistico della Biennale di Venezia nel 1999 e nel 2001) rende visibili tutti i movimenti di rinnovamento scaturiti dal particolare paesaggio culturale di Ascona e individua ben 600 personalità ospiti nell'arco degli anni di monte Monescia. Un percorso ricchissimo dove si va dai teosofi agli anarchici, da scienziati a psicanalisti, da personalità letterarie (scrittori, poeti, artisti) fino a emigrati e rifugiati delle due guerre mondiali. (nelle foto in basso sedia della Valle Maggia dei naturisti e nella foto Karl Graeser.- L'anarchico Michail Bakunin con famiglia e amici che nel 1869 si stabilisce a Locano)
Decisamente ha ragione Szeenemann quando scrive " Ascona, il triangolo delle Bermude dello spirito". Colpisce profondamente constatare quante sinergie di pensiero abbiano attraversato questa collina e se si mettono certi nomi tutti in fila, coreografi e ballerini come Laban, Mary Wigman, Isadora Duncan, filosofi come Rudolf Steiner e Martin Buber, uomini di scienza e di lettere come Einstein, Herman Hesse, Carl Gustav Jung, artisti e architetti come Arp, Jawlensky, El Lissitky o Gropius per non parlare di tantissime altre personalità citate e documentate nella mostra che ignoravo totalmente, francamente viene la pelle d'oca e quei miei pochi neuroni rimasti sono andati in tilt. Diluito nell'arco di una settantina d'anni è passato da queste parti un formidabile concentrato dell'intellighentzia dell'Europa intera. Le utopie sono destinate a rimanere tali,  si sono rivelati perfino  nefasti i vari tentativi della storia di tradurle in realtà, ma Ascona e i suoi dintorni testimoniano in positivo di questo insopprimibile bisogno dell'uomo libero di sognare, cercare, sperimentare in tutti i campi.  (Foto di casa Anatta oggi).