domenica 3 giugno 2018

Monte Verità: sperimentazioni e utopie

                                   una delle isole di Brissago
                                   la vista di Ascona dall'albergo-ristorante Casa Berno

Ed eccoci a pranzare sulla terrazza stratosferica di Casa Berno  sulla sponda svizzera del lago Maggiore davanti alle isole di Brissago e sopra le alture di Ascona che si intravede sulla sinistra della baia. Il pomeriggio sarà dedicato alla scoperta di Monte Verità, il vero obbiettivo per il quale mi sono sfacciatamente autoinvitata dagli amici Alberto e Arrigo; da casa loro a Magognino sopra Stresa si arriva qui in neanche un'ora. Di Monte Verità non ne sapevo proprio nulla, l'ho incontrato sul mio cammino leggendo il libro della scrittrice francese Célia Houdart  "Tout un monde lointain" ambientato nella Villa E-1027 della designer Eileen Gray a Cap Moderne. La protagonista della narrazione ha vissuto i suoi primi anni proprio a Monte Verità, fucina di idee e sperimentazioni agli albori del '900, ovvia la curiosità di venirci per saperne di più.
Proprio nello scorso post parlavo di certi luoghi che per svariate ragioni risultano in qualche modo speciali, luoghi che esercitano una particolare fascinazione. Le ragioni sono molteplici, possono attirare la loro ubicazione geografica o la loro storia, la luce, l'atmosfera o semplicemente la bellezza, ma anche energie positive derivanti dalla conformazione e dalla magneticità del terreno. Non sono in grado di fornire spiegazioni scientifiche, ma, geologicamente parlando, so per esempio (e l'ho sperimentato di persona visitandoli) che il millenario deserto di Giudea, il Tavoliere delle Puglie (non a caso a Cisternino è sorto un ashram importante), Sedona in Arizona (culla del movimento New Age) sono luoghi particolari, riconosciuti per le caratteristiche peculiari del suolo. Il monte Monescia, sopra Ascona, è a pieno titolo uno di questi perché, a partire da fine '800 e in particolare nei primi due decenni del '900, ha visto formarsi una comunità di gente  proveniente da tutta Europa nel tentativo di concretizzare insieme un progetto utopico, quello di una vita sorretta da ideali etici, pacifisti e spirituali a diretto contatto e in piena armonia con la natura; sintetizzando impropriamente si potrebbe dire una comune hippie, vegana e filosofica molto in anticipo sui tempi. E con tali ambizioni programmatiche il monte Monescia ha finito per essere chiamato Monte Verità, un nome davvero impegnativo.
Lorenzo Cambin: 17 segni 2018 tessuto e alluminio.

Praticamente ci troviamo in una cittadella delle sperimentazioni, di tentativi esistenziali a tutto tondo, in un complesso museale  immerso in un parco di svariati ettari. rimasto all'abbandono e poi negli ultimi anni completamente restaurato. Nell'itinerario si incontrano - la suggestiva Casa Anatta che, attraverso vari nuclei tematici, documenta del fermento intellettuale e artistico che ha attraversato il luogo; -l'albergo Bauhaus, visitato al tempo dai promotori del movimento architettonico tedesco come Gropius, Albers o Breuer e di proprietà del barone Von der Heydt grande collezionista di arte contemporanea; - la casa del tè  con le coltivazioni e il suo giardino zen; - le spartane abitazioni in legno degli accoliti, chiamate "capanne aria-luce", (ce n'erano 12 all'epoca), come casa Selma che mi ha fatto pensare all'essenzialità di Thoreau nel suo "Walden ovvero vita nei boschi", o a quella sgangherata straordinaria tela della stanza di Van Gogh ad Arles anche se, invece del mitico giallo dell'olandese, qui domina l'azzurro. Gli ospiti dell'epoca potevano liberarsi degli abiti e dedicarsi nudi ai benefici del sole anche se questo anticonformismo ha comprensibilmente  suscitato reazioni negative da parte del cattolico circondario ticinese. A Monte Verità persino le opere d'arte sparse nel parco, leggere e aeree,  come sospese ai capricci del vento, sembrano uniformarsi allo spirito particolare del luogo e si integra perfettemante in questo contesto anche l'armoniosa plasticità della scultura di Hans Arp, frequentatore di Monte Verità. (Nelle foto in basso, una ricostituzione della stanza di Walden, una stanza di casa Selma, la stanza di Van Gogh ad Arles)
Victorine Mueller: "Le mouvement végétatif" PVC e PU - Jean Arp "Roue oriflamme" acciaio 1962 
                                 Teres Wydler: "Metamorphosis" Installazione olfattoria 2018

A Monte Verità nulla è casuale o rispondente a criteri puramente funzionali, estetici o decorativi; tutto ha un senso preciso, un significato, una simbologia. Come  "l'arcobaleno di Chiara" per esempio, un percorso sull'erba che si basa sugli studi del dottor Ernst Hartmann dell'università di Heidelberg. Lo studioso si occupava del rapporto fra la salute fisica e psicologica di una persona in relazione al luogo in cui questa si trovava. Il percorso è stato stabilito tramite un'analisi geobiologica e termina in un mandala, il punto in cui è verificabile la radiazione magnetica più alta. Il mandala è una rappresentazione simbolica del cosmo e nella filosofia orientale, buddista e induista, significa "cerchio", ovvero la presa di coscienza e la purificazione dell'anima.
La casa del tè, le coltivazioni, il giardino zen
l'albergo-ristorante Bauhaus 

La visita del museo di Casa Anatta costruita secondo coordinate teosofiche con angoli arrotondati ovunque, enormi finestre con vista sul paesaggio, considerato l'opera d'arte suprema,  intorno al 1904-05 per fungere da casa comunitaria della colonia che risiedeva o frequentava Monte verità, attraverso foto, libri, giornali, documenti, suddivisioni tematiche della mostra "Le mammelle della verità" del curatore Harald Szeemann", offre una panoramica della storia dell'area fra fine '800 e '900. Nel salone di casa Anatta Mary Wigman ha danzato, August Bebel, Karl Kautsky e Martin Buber hanno discusso di politica per cambiare il mondo, Ida Hofmann suonava Wagner al pianoforte.
La pianista Ida Hofmann del Montenegro e il belga Henry Oedenkoven fondatori della colonia vegetariana 
"Le mammelle della verità" è stata allestita per la prima volta nel 1978 in cinque siti di Ascona e ha fatto poi tappa a Zurigo, Berlino, Vienna e Monaco prima di essere fedelmente ricostruita quale installazione artistica a casa Anatta nel 2017. Nell'esposizione, il suo prestigioso curatore-artista Herald Szeemann ( fra l'altro direttore della Kunsthalle di Berna, segretario generale della Documenta V di Kassel, direttore artistico della Biennale di Venezia nel 1999 e nel 2001) rende visibili tutti i movimenti di rinnovamento scaturiti dal particolare paesaggio culturale di Ascona e individua ben 600 personalità ospiti nell'arco degli anni di monte Monescia. Un percorso ricchissimo dove si va dai teosofi agli anarchici, da scienziati a psicanalisti, da personalità letterarie (scrittori, poeti, artisti) fino a emigrati e rifugiati delle due guerre mondiali. (nelle foto in basso sedia della Valle Maggia dei naturisti e nella foto Karl Graeser.- L'anarchico Michail Bakunin con famiglia e amici che nel 1869 si stabilisce a Locano)
Decisamente ha ragione Szeenemann quando scrive " Ascona, il triangolo delle Bermude dello spirito". Colpisce profondamente constatare quante sinergie di pensiero abbiano attraversato questa collina e se si mettono certi nomi tutti in fila, coreografi e ballerini come Laban, Mary Wigman, Isadora Duncan, filosofi come Rudolf Steiner e Martin Buber, uomini di scienza e di lettere come Einstein, Herman Hesse, Carl Gustav Jung, artisti e architetti come Arp, Jawlensky, El Lissitky o Gropius per non parlare di tantissime altre personalità citate e documentate nella mostra che ignoravo totalmente, francamente viene la pelle d'oca e quei miei pochi neuroni rimasti sono andati in tilt. Diluito nell'arco di una settantina d'anni è passato da queste parti un formidabile concentrato dell'intellighentzia dell'Europa intera. Le utopie sono destinate a rimanere tali,  si sono rivelati perfino  nefasti i vari tentativi della storia di tradurle in realtà, ma Ascona e i suoi dintorni testimoniano in positivo di questo insopprimibile bisogno dell'uomo libero di sognare, cercare, sperimentare in tutti i campi.  (Foto di casa Anatta oggi).

 

martedì 29 maggio 2018

e la musica aleggia sul lago Maggiore

                                                                isola Madre
Fortunatamente la bellezza in ogni sua manifestazione e in prima linea la natura, un paesaggio, sono un godimento comune e parlano al cuore di tutti, ma ci sono certi luoghi che più di altri sanno suscitare emozioni. In particolare hanno fiuto nel riconoscerli gli uomini di fede che fin dall'antichità edificano  templi, monasteri, chiostri, in posti bellissimi che nutrono lo spirito, dove anche il silenzio parla. Li sanno scegliere gli artisti che vedendo "oltre" colgono e traducono nelle loro opere i contorni che li circondano, non a caso la luce del sud ha attirato tanti pittori del 900 in Costa Azzurra, non a caso luoghi come Pont Aven, Honfleur, Barbizon nella foresta di Fontainebleau, solo per citarne alcuni, hanno visto sfilare nugoli di tavolozze  e pennelli col risultato di olii capolavori che ben conosciamo. (nelle foto la Pieve di Baveno e l'affiche del limitrofo spazio museale GRANUM dedicato al Granito Rosa, risorsa storica ed economica della zona)
E se la Senna, musa ispiratrice della pittura en plein air degli impressionisti, o il fiume Hudson, hanno dato vita addirittura a movimenti pittorici, le acque del lago Maggiore e i suoi paesaggi ondeggiano a quanto pare sugli spartiti musicali in quanto "buen retiro" estivo di pezzi da novanta del pentagramma  e alludo al compositore Umberto Giordano, ai maestri Arturo Toscanini e Gianandrea Gavazzeni, ai proprietari della casa editrice musicale Sonzogno. Altro che Maldive, tutti sul lago Maggiore a passare le vacanze? Che cosa li ha spinti a soggiornare da queste parti? La vicinanza a Milano e alla Scala? Le dimore splendide che hanno avuto il privilegio di abitare? La possibilità di sinergiche frequentazioni fra artisti dalle passioni comuni? Il silenzio e la quiete lacustri? Ignoro la risposta, ma posso ipotizzare che la responsabile della loro scelta sia semplicemente la rispettosa e discreta bellezza di questi luoghi. ( nelle foto L'Isolino di San Giovanni dimora di Toscanini a Pallanza.-  Copia del busto di Toscanini dello scultore Troubetzkoy in occasione del centenario della nascita del Maestro nel parco di Villa Giulia) 
 Villa Fedora costruita a fine '800 deve il suo nome all'omonima opera che Umberto Giordano ha composto nel 1898. Il compositore l'ha ricevuta in dono dal suocero, abbiente industriale alberghiero. Il musicista vi ha vissuto per vent'anni primi di trasferirsi a Milano nel 1924. Terminati gli anni sereni del periodo del compositore, durante la seconda guerra mondiale la villa è teatro di una storia tristissima poiché sarà saccheggiata dalle SS e la famiglia ebrea Serman, nuova proprietaria dei luoghi,  verrà inghiottita dalla barbarie nazista. Attualmente è proprietà della Camera di Commercio VCO (Verbano, Cusio, Ossola). " Il primo ricordo che ho di lui da bambino è nella nostra casa a Baveno sul Lago (Lago Maggiore), dove andavamo nel mese di settembre. Era l'abitazione dove il nonno trascorreva le sue estati, da giugno fino al termine della stagione. Era sempre immerso nel suo studio: suonava il pianoforte al mattino e approfondiva le partiture durante il giorno. Da bambino, era proprio questo: usciva dallo studio e si pranzava tutti assieme all'una. Arrivava da noi indossando una giacca di lino blu...Suonava ogni mattino il Clavicembalo ben temperato di Bach, che definiva “la mia medicina quotidiana”  scrive il nipote Paolo ricordando il nonno Gianandrea Gavazzeni. ( nelle foto Villa Fedora e l'Isolino di San Giovanni)
                                                        i castelli di Cannero

Per Gavazzeni e certo non solo per lui, Toscanini era un idolo, l'aveva visto tante volte dirigere e incontrato spesso all'Isolino di San Giovanni. L'Isolino è proprietà privata perciò inaccessibile al pubblico, ma nel  seicentesco palazzo borromeo nascosto fra gli alberi, Toscanini ha risieduto per le sue vacanze estive dal 1927 al 1952 con l'interruzione degli anni americani per la sua coraggiosa opposizione alle leggi razziali del '38 e alla follia hitleriana. Leggo che dei suoi numerosi soggiorni sul lago restano molte fotografie che lo ritraggono a passeggio sull'isola, in giro in motoscafo e a pranzo, sempre in compagnia di numerosi convitati, al ristorante "Verbano" sull'isola dei Pescatori. L'Isolino di San Giovanni si trova a pochi metri d'acqua da Villa Giulia, storica dimora della famiglia Branca,si,  proprio quelli che hanno inventato il famoso Fernet. E' ora proprietà del comune di Verbania e sede del Centro ricerca Arte Attuale dove si tengono esposizioni ed eventi culturali. (Pallanza: nelle foto Villa Giulia col suo giardino e l'ingresso del Museo del Paesaggio col suo cortile interno). 

Portandomi in giro a visitare tante bellezze, mi fa riflettere a questo humus musicale del lago l'amico ospite Alberto Smeraldi che, ingegnere chimico di professione ma appassionato melomane per vocazione, a fine anni '90 ha saputo cogliere il genius loci con una idea vincente, ovvero il Festival Umberto Giordano di Baveno. Già, proprio lui, tuttora Presidente della Nuova Polifonica Ambrosiana,  è discreto e non se la tira, ma gli si devono serate musicali nel parco del municipio di Orta San Giulio e soprattutto l'ideazione e la creazione per svariati anni di questo festival musicale che a cavallo fra luglio e agosto, si proponeva con opere, concerti e spettacoli teatrali, di celebrare Umberto Giordano e il suo tempo. Il Festival, che purtroppo ha esaurito la sua vena negli ultimi anni, si teneva ovviamente nel parco di Villa Fedora ed era nato nel '98 in occasione del centenario della prima rappresentazione alla Scala dell'opera  Fedora (1898) e del cinquantenario della morte del compositore. (nelle foto scorci di Cannobio)
Inizialmente il Festival si proponeva di consacrare  musicisti a cavallo fra 800 e 900,gli autori post-verdiani e i loro contemporanei (Ruggero Leoncavallo, Pietro Mascagni etc), ma aveva poi esteso il suo interesse alla poesia e ad altre forme di spettacolo.  Memorabile pare una Cavalleria Rusticana, un grande successo quelle serate con Valentina Cortese che recitava le poesie di Alda Merini o con Milva e le sue canzoni della mala. Ciliegina finale, Alberto aveva anche ideato il premio "Città di Baveno" che a fine stagione musicale offriva una "chiave d'oro" agli interpreti più acclamati. E' stata la grande Mirella Freni a ricevere la prima "chiave d'oro" di Baveno. Nel racconto serale di quel periodo fasto gli amici si entusiasmano, Arrigo faceva lo chauffeur delle ugole d'oro e di capricci da diva ne ha visti tanti, Alberto approfittava del prezioso e generoso sostegno della casa musicale Sonzogno per contattare grandi nomi e organizzare ad ogni stagione eventi di qualità. Tutto finito? Non resta che il ricordo di quelle estati ruggenti fra i gorgheggi? Ma no, consoliamoci, invece delle orecchie possiamo ancora  più prosaicamente stuzzicare il palato con le "fedorine" di Baveno, biscotti a base di mais, mandorle e cioccolato che la Confetteria Jolly di Stresa ci farà assaporare. (Nelle foto scorci di Cannobio)