lunedì 17 settembre 2018

un'epopea, due valigie, l'île d'Yeu

Mi sono documentata, in 8-9  ore di volo si può andare a Zanzibar, Islamabad, Martinica, Stati Uniti, Bombay, Seychelles, insomma dall'altra parte del mondo, ma sono le stesse che servono per la tratta Bordeaux - isola d'Yeux in Vandea di fronte a Nantes che a guardare sulla carta sembrerebbe davvero a un tiro di schioppo. Certo non potevo mancare di essere a Bordeaux per il compleanno del mio adorato nipote Noam, torta di cioccolato panna e fragole, secondo i suoi desiderata, cucinata insieme, ne abbiamo approfittato anche per vedere, come ogni volta, lo spettacolo delle marionette della famiglia Guerin. Ero da quelle parti e da lì l'idea di accettare l'invito dell'amica Nicole per una settimanella di vacanza. L'île d'Yeu non la conoscevo, notoria la mia passione per le isole e se piccole ancora meglio e, in questo senso, l'île d'Yeu è perfetta, 24 km quadrati in tutto.
Sono partita alle 8 del mattino e arrivata alle 17 del pomeriggio, ne valeva la pena perché l'isola è davvero stupenda ma viene da dire che bisogna proprio meritarsela. Non c'è la linea diretta ferroviaria Bordeaux-Nantes, perciò due ore di treno fino a Saint-Jean-de-Mont, poi sosta, cambio e altre due ore fino a Nantes, da lì un'ora e mezza di autobus per Fromentine dove ci si imbarca per 45 minuti di traghetto. Da Fromentine si può raggiungere anche la limitrofa isola di Noirmoutier, ma quella è collegata alla terra ferma da un ponte e ci va l'autobus (foto in alto). Va bene che la Francia è grande, ma praticamente il viaggio è stato un'epopea. Questo invito però non me lo volevo lasciar scappare, due delle quattro figlie di Nicole sono habitué dell'isola, una ci ha messo a disposizione la casa e l'altra la macchina per andarcene in giro, meglio di così si muore. Sono tranquilla in coda all'imbarcadero con la mia leggerissima valigia eastpack e mi raggiunge un po' incazzato un signore con una valigia identica, solo leggermente azzurra più scura, è la mia. "Vous avez échangé nos valises, Madame".  Meno male che andava anche lui a l'île d'Yeu, meno male che mi ha trovata, io me ne sarei accorta solo aprendola una volta a casa. Sta di fatto che sul traghetto ci siamo messi a chiacchierare, sollevati entrambi, lui è un architetto che vive fra Parigi e Bordeaux e dentro c'era il suo computer con tutti i suoi lavori, una tragedia perderlo. Con Thomas abbiamo legato subito, per farmi perdonare la sbadataggine gli ho offerto un bicchiere di vino bianco appena sbarcati sull'isola, con noi Nicole che era venuta a prendermi, e poi ci siamo frequentati altre volte sull'isola fra aperitivi e colazioni a base di favolosi croissant e frutta. No tranquilli, non è nato un amore perché lui il compagno ce l'ha già, molto simpatico fra l'altro, ma una bella conoscenza senz'altro e io adoro i rapporti casuali che nascono così, come la mia amica Patrizia conosciuta anni fa sul tram numero 1 a Milano grazie al suo simpaticissimo cagnino Baldo.
L'isola, le sue spiagge che il gioco delle maree rende ancora più magiche, i suoi poli d'interesse, li mostrerò nei prossimi post, per il momento dico solo che è bellissima perché molto verde, semplice ed autentica, viene in mente un villaggio greco con tutte le case bianche a un piano, le persiane colorate quasi sempre blu, le tegole rosse, le strade che si chiamano solennemente rue Richelieu però anche simpaticamente rue Georgette, il tempo che sembra scorrere pigro e lento. Nessuna costruzione pomposa, ville megagalattiche, pugni negli occhi che inquinano il paesaggio, disarmonia urbanistica,  nuove costruzioni (molto limitate e regolamentate) e soprattutto vecchie case di pescatori che sono lì da sempre, una grande attenzione ecologica con un terzo del territorio classificato come area naturale protetta. A l'île d'Yeu l'understatement è senz'altro la parola d'ordine. Sull'isola vivono tutto l'anno circa 4.000 persone, in luglio e agosto coi villeggianti diventano 40.000 e poi si aggiungono i vacanzieri della gita di un giorno. In quei due mesi certamente c'è grande, forse troppa animazione, ma l'intasamento è di due ruote, non certo di macchine perché qui si usa andare a piedi o in bicicletta. Io ci sono venuta in settembre, epoca da pensionati, ho trovato silenzio, calma, vicoli e strade vuote, negozietti chiusi, spiagge quasi deserte, un vero paradiso.
Ed ecco nella foto qui sopra la casa dove ero fortunatamente ospite, grande perché la famiglia proprietaria è numerosa, luminosa perché il sole entra da tutte le parti. In giardino sotto gli alberi due menhir chissà risalenti a quando (nell'isola ce ne sono parecchi), ginestre, lavande, rosmarini in quantità, alberi di fichi maturi che basta allungar la mano, coste selvatiche cresciute spontanee con cui ho fatto una bella frittata al forno. Avevo paura di essermi sbagliata, ma no, è andato tutto bene, erano proprio coste, nessun mal di pancia. Divino il primo aperitivo la sera del mio arrivo, una specialità dell'isola, del favoloso tonno marinato non so come.
So bene che non sono casher, ma confesso che con Nicole ci siamo fatte grandi scorpacciate di ostriche, queste della Vandea hanno un sapore delicatissimo e poi mi sono limitata a guardare i ricchi banchi di pesce al mercato, astici, granchi e aragoste a volontà, l'oceano è ancora molto generoso da queste parti. Se poi volete vedere l'isola, vi tocca leggermi ancora.



venerdì 14 settembre 2018

Porquerolles: la Fondation Carmignac

L'arcipelago delle isole di Hyères: tre isole principali e una serie di isolotti, altre tre perle che ci regala il Mediterraneo. Porquerolles, centro turistico, Port-Cros, centro naturalistico con il suo parco nazionale e la riserva marina, l'Ile du Levant, l'isola più grande e il più vecchio insediamento naturista d'Europa.  Tanti anni fa con i bambini ancora piccoli avevamo prenotato una settimana di vacanza a l'Ile du Levant senza conoscere la peculiarità nudista dell'isola. Ricordo che eravamo appena sbarcati dal traghetto e ancora con le valige in mano fummo invitati a spogliarci, la copertura vestimentaria massima era il perizoma per gli uomini e il sotto del bikini per le donne, per il resto, dai neonati ai bisnonni,  tutti come Adamo ed Eva nell'Eden in giro per l'isola da mane a sera. Fu una sorpresa davvero inaspettata, però ero giovane, una silhouette accettabile e ci adeguammo. Lasciamo perdere, questa è una vecchia storia, stavolta con le amiche prendiamo il traghetto a Hyères per Porquerolles, non ci motivano acque cristalline, fondali marini e cricche nascoste, ma la nuovissima Fondazione Carmignac appena inaugurata a giugno.
Jeppe Hein: "Path of Emotions" un labirinto di specchi
Ugo Rondinone: "Four seasons" alluminio
Jaume Plensa: "I tre alchimisti" bronzo e patina naturale

Certo come non pensare ai favolosi parchi scultorei visitati negli States, ma vista la natura mediterranea del terreno viene soprattutto in mente il Château La Coste fra Marsiglia e Aix-en-Provence con una grande differenza, non solo all'esterno, qui c'è anche un'esposizione all'interno dell'edificio che oltretutto si visita a piedi nudi e non lo so il perché, forse per sottolineare la matericità del luogo, per stimolare più sensazioni.  (http://www.saranathan.it/2013/11/chateau-la-coste-vino-arte-architettura.html) . Per raggiungere la Fondazione Carmignac si fa una stupenda breve passeggiata di 10 minuti fra il gorgheggiare delle cicale e il mare tutt'intorno; all'arrivo un carretto da gelati offre fresca acqua alla menta, una delizia,  in fondo il piacere è fatto anche di piccole attenzioni. (Olaf Breunung: "Mather Nature" acciaio e alluminio - Wang Keping: "Lolo" bronzo. 
Ed Ruscha: "Sea of Desire" pittura su pannello metallico. L'opera che da il titolo alla mostra
Alexandre Farto, Aka Vhils: "Scratching the surface Porquerolles" facciate scolpite
Gonzalo Lebrija: "Avion" foglio di acciaio Corten - Nils- Udo: " La Covata" marmo bianco di Carrara

Il Domaine de la Courtade era un vecchio maso provenzale che apparteneva all'architetto Henri Vidal; se ne innamora e lo acquista a inizio del nuovo millennio il finanziere miliardario nonché mecenate Edouard Carmignac che decide di farne uno spazio espositivo aperto al pubblico per la sua collezione di arte contemporanea. 5 anni di lavori per ampliamenti e restauri, le opere lasciano la sede storica di place Vendôme  e voilà, la Fondazione Carmignac apre i battenti a Porquerolles con 300 opere all'attivo, sculture specialmente create per il suo giardino, l'istituzione di un premio di fotogiornalismo per reportage d'inchiesta e un ricco programma di iniziative culturali e artistiche. Si sottolinea nella brochure di presentazione che il giardino è un "non giardino" dalla personalità in parte agricola e in parte selvatica, semplice specchio della singolare biodiversità naturalistica locale, lavande, ginestre, mimose, eucalipti, ulivi, limoni e aranci a volontà  All'ingresso, quale guardiano dei luoghi,  quel dragone leggendario dell'immaginario dell'isola di Porquerolles, un terribile "Alycastre" in bronzo patinato, creazione dell'artista maiorchino Miquel Barcelò. La leggenda vuole che Ulisse, sulla strada per Itaca, sia finito su una spiaggia dell'isola e abbia dovuto combattere il mostro inviatogli da Poseidone.   (Tom Friedman: "Untitled" (figura che sta urinando) acciaio inossidabile)
 Foto sopra: Il bookshop della Fondazione.  Foto sotto: Jean Denant: "La Traversée" inox levigato-specchio. ( viene alla mente quel grande tavolo specchiante a forma di bacino del Mediterraneo del progetto "Love difference" di Michelangelo Pistoletto.  (http://www.saranathan.it/2013/11/il-registro-degli-indesiderabili.html)

Da un'intervista a Edouard Carmignac: 
 Perché ha iniziato a collezionare opere d’arte? Qual è stata la motivazione principale?
Ho iniziato per un semplice motivo: non mi piacciono le pareti bianche, completamente spoglie, mi ricordano gli ospedali. A 18 anni, quando mi sono trasferito nel mio primo appartamento, poster come Après moi le sommeil di Max Ernst, decoravano il mio appartamento. Molto presto ho cominciato ad essere attratto dall’arte e dagli artisti. Ero affascinato dagli artisti in quanto i più talentuosi sembravano essere insolitamente liberi, persino ribelli. Mi piace collezionare arte come antidoto al conformismo e alle convenzioni sociali, soprattutto autori come Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat e Roy LichtensteinIl loro linguaggio rivoluzionario, oggi universalmente riconosciuto, è sempre stato fonte d’ispirazione e di energia.
Quale sarà il tema della mostra di apertura?
L’esposizione inaugurale Sea of Desire, curata da Dieter Buchhart, analizza tematiche a me care quali lo spirito di ribellione e di cambiamento, rispecchiando la filosofia della collezione. Sea of Desire è stata concepita come un viaggio attraverso cui indagare il dialogo tra artisti iconici quali Sandro Botticelli, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Gerhard Richter, Jeff Koons, e Jean-Michel Basquiat e artisti più giovani, le cui voci, sebbene non ancora parte del canone artistico internazionale, sono altrettanto chiare e forti. 

E per le sale immense, bianche immacolate, come ormai sono tutti i nuovi spazi museali, sfilano Rothko e Willem de Kooning, la Venere di Botticelli e L'Angelo Caduto di  Basquiat, le donne di Lichtenstein e quel piglia per il culo di Cattelan, Warhol con i suoi mostri sacri di Lenin e Mao, icone pop per eccellenza, La Fontana di pesci di Bruce Nauman e i fantastici, onirici fondali marini di Miquel Barcelò. Personalmente mi colpisce la natura circostante che prepotente sembra non volere fare mai un passo indietro, protagonista sempre in prima fila attraversando e inondando di verde e di luce stanze, vetrate e corridoi. Se si dovesse fare una gara tra le sue opere e quelle degli artisti, probabilmente vincerebbe lei un sacco di volte, ma il tripudio più grande è quando interagiscono e ci sorprendono creando insieme.
                                            Tom Sachs: Bonsai