domenica 10 novembre 2019

Napoli: declinazioni babà

Sono una scorpionaccia e a fine ottobre ho compiuto gli anni, anzi stavolta peggio del solito, si trattava della chiusura di un decennio. Malgrado le perle di saggezza che ti inviano gli amici sull'invecchiamento, nessuna voglia di torta e candeline, vade retro il tempo che inesorabile avanza, altro che festeggiarlo. Un viaggio però si, questo è un regalo che mi piace sempre e me lo sono fatto, tagliando la corda alla grande per due settimane. Prese in considerazioni diverse ipotesi, anche mete lontane, per fortuna ho ascoltato il cuore che mi suggeriva  Napoli, città attraversata più volte ma sempre di sfuggita, un giorno, due giorni, un mordi e fuggi di passaggio,  immeritatamente solo tappa intermedia di vacanze su altri lidi. Stavolta proprio Napoli che lei da sola vale il viaggio, Napoli e basta con l'aggiunta di Pompei, la reggia di Caserta e Pozzuoli, irrinunciabili mete dietro l'angolo.


A differenza di Woody Allen e tanti altri campo benissimo anche senza rivedere Venezia tutti gli anni, non ho conosciuto il mal d'Africa e non mi è mai venuta nemmeno la nostalgia dell'India anche se ci sono stata tre volte, ma quella "smania 'e turnà" di cui parlano il rimpianto Luciano de Crescenzo e Alessandro Siani nel libro "Napolitudine" (Mondadori marzo 2019) scritto a 4 mani e che ho letto giusto prima di partire, la intuisco bene, un sentimento nuovo che ora attanaglia pure me. A rischio di apparire banale e scontata confesso senza pudore di essermi  innamorata di Napoli  e dei napoletani e quando si è innamorati magari ci si incazza ma si perdona tutto, si accettano le luci e le ombre, le miserie e gli splendori, il tripudio barocco di regge e chiese e le mille contraddizioni, persino la  "munnizza" raccolta solo in parte.

In questi giorni napoletani ho raccolto molto materiale che condividerò con entusiasmo nei prossimi post, ma per rompere il ghiaccio con le mie note partenopee ho pensato al babà e alle sue molteplici declinazioni di cui l'altrettanto famosa sfogliatella è sprovvista.  In genere non mangio dolci e tanto meno, da astemia, se inzuppati nel rhum, ma come non rendere omaggio al babà, un simbolo, un'istituzione più che un dolce che fa mostra di se in ogni pasticceria che si rispetti? Mini, grande, gigante, liscio o farcito poco importa purché sia babà; se non ne avessi scritto credo che il babà si sarebbe offeso a morte e i napoletani pure. Il babà  è stato fonte di ispirazione per innumerevoli poesie,  "mamma e babà" , a quanto pare, le prime "parulelle" dei neonati che la cicogna sbarca a Napoli.

                                                 “Mamma” è ‘a primma parulella
                                                   ca riuscimmo a pronunzià.
                                                   Ma ‘a siconda è assai chiù bella;
                                                   Papà, babbo? No: babà.
‘                                                 O babà nasce polacco,
                                                  nuje l’avimme migliorate.
                                                  Sì, ce piaceno ‘nu sacco
                                                  chisti dolce lievitate
                                                  inzuppate dint’o rrumme,
                                                  fatte a form’e fungetiello.
                                                  I che gusto, e che prufumme!
                                                 Né babà, quanto si’ bello!







martedì 22 ottobre 2019

dintorni bordolesi

Per alcuni mesi non ho scritto e ho già avuto modo di dirne le ragioni, ma questo non significa che come al solito non sia andata in giro, in particolare più volte a Bordeaux a visitare il mio amatissimo nipote. Nei vari soggiorni abbiamo sempre fatto almeno una gita fuori porta e sono alcune di queste escursioni che desidero oggi condividere, a conferma che l'Aquitania è magnifica e riserva sorprese a tutte le stagioni. Di Bordeaux città mostro solo un flash di gilet gialli nello scorso dicembre pacificamente seduti al ristorante con tanto di cappuccio rosso natalizio in testa, niente a che vedere con le violenze e i vandalismi di cui, in varie città di Francia, si sono drammaticamente resi responsabili altri loro compagni di dissenso e poi via, verso il bacino di Arcachon, il delta del fiume Eyre e Bigornos.
Pieno di fascino il delta del fiume Eyre dov'è difficile fare la differenza fra la terra e il mare. Per via dell'influenza delle maree oceaniche il fiume si ramifica in più corsi torrentizi che formeranno il delta, mosaico stupendo di aree selvatiche, luoghi prescelti da una fauna ricca e varia;  pare che ogni anno transitino da queste parti più di 260 specie di uccelli, fra cui aironi, martin pescatori, cicogne e beccaccini. Per la verità tutta questa popolazione con le ali non l'abbiamo vista, ma la natura era stupenda e il silenzio pressoché assoluto e magico. A pochi chilometri di distanza, proprio sulla punta estrema della baia, il porticciolo di Bigornos con le sue coloratissime capanne di pescatori.  Nuovamente un paesaggio idilliaco, capanne, pontili di legno, e le "pinasses", le piccole tradizionali barche a vela o a motore usate nel bacino di Arcachon per la pesca e l'ostricoltura, attraccate immobili  o che ondeggiano sull'acqua secondo ritmi e capricci delle maree.
Qualche chilometro di strada ancora e si resta muti a guardare la maestosità della Dune du Pilat, la più grande d'Europa, una duna mobile, sempre in movimento. Fra oceano e foresta e sotto l'influenza di venti e maree la Dune du Pilat si sposta infatti da uno a cinque metri all'anno verso est. E' la storia di infiniti granelli di sabbia provenienti dall'erosione dei massicci montagnosi dei Pirenei e del Massiccio Centrale accumulatisi in milioni di anni.
Di Arcachon avevo già scritto in un precedente post di svariati anni fa, ma è una cittadina talmente bella che è sempre un piacere ritornarci, particolarmente in una giornata invernale col sole (http://www.saranathan.it/2009/05/ostriche-ed-oceano.html). Si fanno ammirare le ville del "quartier d'hiver" in collina, ma anche le costruzioni sul mare non sono da meno. Scendendo a piedi verso il lungomare, mi ha sorpreso la vista di una sinagoga, il tempio Osiris, fatto costruire nel 1877 da Daniel Ifla Osiris per il matrimonio di una sua nipote. Il mecenate bordolese  ha in seguito fatto dono dell'edificio al Concistoro regionale israelita di Bordeaux che l'ha ufficialmente inaugurato nel 1891. Non so a quante persone ammonti la comunità ebraica locale, ma leggo che la sinagoga è aperta e operativa tutto l'anno. 

Bellissima scoperta del recente settembre invece  il Domaine des lacs d'Hostens nelle Lande girondine, un'area  naturale di 600 ettari e 5 laghi dalle numerose possibilità sportive fra nuotate, passeggiate, gite in canoa, a cavallo o in bici. Si può pescare in tutti i laghi, ma nuotare solo in quello di Lamothe e noi ne abbiamo approfittato alla grande, con successivo picnic serale sulla bella rena bianca. Quest'area era precedentemente un sito di estrazione di lignite,  un carbone fossile originatosi da foreste del secondario e del terziario, ma cessato lo sfruttamento industriale, a partire dal 1970 è iniziata la sua trasformazione  in area naturalistica per lo sport e lo svago. Davvero un buon esempio di riconversione a quante pare poco conosciuto dagli abitanti di Bordeaux, ma meglio così, eravamo in pochi e si stava proprio bene. 
Termino questo post con una lapidaria intuizione di Ben. Il "cogito ergo sum" di cartesiana memoria ha quasi quattro secoli di vita e risulta ormai datato, ecco perché l'artista Ben propone la sua rivisitazione adattata ai giorni nostri. E' vero che non l'ho trovata sui gabinetti pubblici di Bordeaux, bensì su quelli di Nizza, ma ho pensato che la riflessione filosofica non conosce geografie. 




sabato 12 ottobre 2019

ogni problema ha una soluzione

Lo stesso giorno mi sono trovata l'annuncio del Maestro Kouba nella cassetta delle lettere e quello del Prof. Oumar sotto il tergicristallo dell'automobile. Trattandosi di due biglietti pressoché identici, consegnati nello stesso giorno e che oltre tutto propongono gli stessi esiti  miracolistici, ho perfino pensato che forse si trattava della stessa persona che per allargare il raggio d'azione si è data due nomi e due diversi numeri telefonici. Magari sono solo diffidente e maligna, una o due ? il saperlo non ha nessuna importanza in fondo. Credo comunque nel significato delle coincidenze e mi sono chiesta quale fosse il messaggio subliminale per me.  Qualcosa non va? Devo darmi una regolata? Le stelle mi suggeriscono di fermarmi e riflettere?

Se nei secoli ci sono state più personalità dai poliedrici interessi, non certo il solo e solito Leonardo, perché non ammettere l'idea che anche nella contemporaneità c'è chi riassume in se doti e competenze di una fitta schiera di specialisti?? Avvocati, commercialisti, esperti del lavoro, medici, sessuologi, psicanalisti, psicologi, che sia amore, business, corpo o spirito in fondo questa pletora di "addetti ai lavori"se ne intendono di una cosa sola e oltretutto quando vai a consultarli spendi una consistente parcella e non ti offrono nessuna garanzia, mentre con il Maestro Kouba e il Prof. Oumar sei in una botte di ferro, saggiamente riconoscono che ogni problema ha una soluzione, lo scibile umano apre per loro lo scrigno di tutti i suoi segreti e c'è la certezza di risultati rapidi, efficaci e garantiti. Semplicemente fantastico!!

Riconosco di essere doppiamente stupita: in primis dalle straordinarie performances di questi tuttologi del duemila e in seconda istanza da tutte quelle persone che credono nei miracoli e con fiducia e portafoglio generoso si affidano a chi li sa compiere.