mercoledì 9 agosto 2017

tra moglie e marito ci mettiamo il dito?

Il mio dentista nizzardo deve avere una vasta clientela italiana perché nella sua sala d'aspetto ci trovo sempre un sacco di riviste dei patrii lidi. Nella situazione in questione ha fatto tilt nella mia mente l'articolo su Vanity Fair del 19 luglio  che si  intitolava "Il dissuasore delle amanti" di un certo Jiayang Fan, giornalista cinese immagino. 
Come non avere la curiosità di leggerlo sapendo oltretutto che l'estremo oriente è sempre foriero di stupefacenti novità? La storia del signor Ozaki, per esempio, che se ne va regolarmente a letto con la moglie e con Mayu, una bambola di gomma di un metro e settanta conosciuta in un negozio specializzato, come racconta Massimo Gramellini nella sua rubrica il Caffè del Corriere di ieri oppure  la moda giapponese di affittarsi un amico/a per qualche ora e non a modico prezzo.

Questa volta siamo in Cina dove con 1,388,232,692  di abitanti secondo gli ultimi dati dell' anno in corso, qualunque start up mi sembra suscettibile di diventare un business della madonna. 
Per quanto concerne il "dissuasore delle amanti" si tratterebbe di un "mestiere che una decina di anni fa quasi non esisteva ma che, nelle più grandi città cinesi, sta diventando comune. Le clienti sono donne che sperano di salvare i loro matrimoni allontanando quelle che in Cina vengono chiamate xiao san, o "Piccola Terza"-un'espressione che include tutto: dalla partner occasionale alla "mantenuta" di lungo corso".

Dopo aver analizzato la specifica dinamica della coppia, i dissuasori delle amanti consigliano strategie per recuperare il fedifrago, con l'idea di fondo che non è la coppia a dover lavorare insieme per affrontare il disagio, ma che sono le mogli a dover imparare come riprendersi i mariti e di mariti da recuperare, a quanto pare, anche in Cina ce ne sono a iosa se è vero che negli ultimi anni il numero di divorzi è raddoppiato e l'adulterio ne è la causa principale.

Sul lettino delle torture tra un molare e l'altro ci ho pensato un po' su. Sono ormai nove anni che faccio la blogger e forse è arrivato il momento di riciclarmi in altro, nel " persuasore delle mogli" per esempio, perché la rubrica "Donna Letizia risponde" risulterebbe ormai totalmente obsoleta, e poi chi ce l'ha più il tempo di scrivere, leggere, pensare di questi tempi "social" frettolosi e liquidi? Però mi assale qualche perplessità, forse non sono adatta, forse non avrei successo e temo di avere idee non politically correct in proposito. 
Se l'amante viene chiamata "Piccola Terza", per deduzione la moglie ufficiale dovrebbe essere la "Grande Prima", e il marito come vogliamo chiamarlo? "Lo Stronzo Secondo"? Ebbene, se si tratta di una crisi passeggera, alla "Grande Prima" suggerirei di lasciar correre, far finta di niente, in fondo per un uomo la "sveltina" è un mero esercizio di narcisismo ginnico, poco più di una tazzina di caffé. Se ci troviamo però in presenza di uno sciupafemmine seriale, di uno che "le palle" ce le ha solo dalla cintola in giù, in bella compagnia di foltissima schiera,  altro che recuperarlo,  -mollalo subito- consiglierei convinta.
 Alla "Grande Prima" resterebbe l'opportunità non trascurabile di trasformarsi in "Piccola Terza", ruolo meno ufficiale e rappresentativo ma senz'altro più divertente che, a detta di certe amiche specialiste in materia, non è niente male: doveri nessuno e vantaggi tanti.

E' fatta, il molare è stato estratto e occupata in questi pensieri quasi non me ne sono accorta, però nel frattempo mi sa che continuerò a fare la blogger, troppo rischioso avventurarmi nella nuova professione contravvenendo a quella vecchia perla di saggezza popolare che recita: "tra moglie e marito non mettere il dito". 











lunedì 7 agosto 2017

Galerie Lympia: Giacometti al bagno penale

Evviva! A Nizza si è aperto da pochi mesi uno splendido nuovo spazio espositivo ovvero la Galerie Lympia, che inizia la sua attività culturale sotto i migliori auspici con una mostra,  " L'oeuvre ultime", di una cinquantina di opere significative del periodo della maturità ( 1960-1965) del grande Alberto Giacometti. Sculture, pitture, disegni, litografie testimoniano della costante rigorosa ricerca dell'artista e provengono dalla parigina Fondazione Giacometti.
Impensabile una migliore cornice espositiva, il luogo e la mostra sembrano davvero fatti l'uno per l'altra: austera e rigorosa l'opera del Maestro e altrettanto la ristrutturazione di quegli spazi che, sorti nella seconda metà del '700 come magazzini di carenaggio del limitrofo porto, per quasi un secolo, dal 1793 al 1850 sono stati adibiti a prigione. Un vissuto carico di fatica e di dolore quello dei galeotti che qui hanno abitato e che nei decenni  si sono succeduti nei lavori forzati e diversamente, ma altrettanto tormentata, la storia personale di Giacometti che distruggeva regolarmente le sue opere per insoddisfazione artistica, la disperazione di non giungere mai a rappresentare compiutamente la figura umana:  "Ma dove sta dunque la somiglianza? Dov'è la verità, visto che la copia più fedele ce ne allontana?...Come riprodurre una cosa, creare un'immagine, un'apparenza dell'oggetto rappresentato? Come rendergli giustizia? Come cogliere la somiglianza? Non trovi che sia un compito impossibile in un universo dove tutto è unico, inimitabile?... (conversazione con il fotografo Brassai pubblicata in "Le Figaro Littéraire"  il 20 gennaio 1966) ("Grande femme I" 1960 bronzo)
Ho parlato di "prigione", ma in realtà avrei dovuto precisare meglio, questo luogo era un "bagno penale" che non è la stessa cosa. Prigioni e schiavi sono sempre esistiti fin dalla più remota antichità, ma risale a epoca più recente, al Basso Medievo, l'idea di sfruttare il detenuto come manovalanza gratuita per opere pubbliche e spesso in luoghi impervi. Col "progredire della civiltà" allo schiavo si sostituirà via via il detenuto che invece di "oziare" in prigione, farà la sua parte per la collettività e poco male se ha le catene al collo o ai piedi, se vive in condizioni igienico-sanitarie improponibili, se il cibo è cattivo e scarso, se il tasso di mortalità è alle stelle. "Figurine" 1961 bronzo)
In un viaggio a Mosca, la mia ammirazione per la sua meravigliosa metropolitana si era sciolta come neve al sole leggendo di quante vite umane era costata; per Stalin erano i bagni penali in Siberia il "serbatoio umano" cui attingere e questo è solo un esempio fra tanti.  Nella seconda metà del '700 i "lavoratori" del bagno penale di Lympia, succursale di quello di Villefranche, hanno costruito tutte le infrastrutture del porto di Nizza, il port Lympia, per volontà di casa Savoia, ovvero del re di Sardegna Carlo-Emanuele III°. Nell'altalena della Storia, i francesi, arrivati a Nizza nel settembre 1792, manterranno i bagni penali di Villefranche e di Nizza  ma li riserveranno non ai forzati comuni ma ai militari insubordinati o disertori e con il ritorno del Regno di Sardegna, Port Lympia diventerà un bagno militare marittimo fino alla sua completa chiusura nel 1850 e finalmente la conversione degli spazi per nuove funzioni. (" Femme debout" 1961-62 circa. bronzo  -"Buste d'homme" 1961 bronzo  - "Caroline" 1965 olio su tela)
"Buste d'homme" (pour la Fôret) 1950 circa. Gesso. -"Petit buste d'Annette" 1951 circa. Gesso dipinto.   -   "Annette noire" 1962 olio su tela

Passando dai forzati del lavoro al nostro Giacometti "forzato dell'arte", se mi è concesso l'eufemismo, vorrei condividere infine quattro splendidi disegni di un Giacometti inusuale di fronte al mare.  Abituale frequentatore di Stampa e delle sue montagne, non lo conoscevo alle prese con sole, acque blu e vele, ma questa mostra è l'occasione per scoprire che l'artista con la moglie Annette si è recato più volte alla villa Natacha dell'editore Tériade a Cap Ferrat e la sua matita, essenziale come sempre, ci ha regalato paesaggi e la sua visione della Costa Azzurra. ("Bateau sur la mer" 1965 biro nera su carta - "Baleine, soleil, bateau, homme debout de profil" 1961 disegno, matita su carta)
E dalla visione sublimata dell'arte in bianco e nero alle coloratissime barche vere viste a fine mostra da un balcone sul porto di Nizza grazie all'inaspettato invito all'aperitivo di un'amica incontrata per caso che abita proprio a due passi dalla Galerie Lympia, un nuovo indirizzo culturale nizzardo da non perdere assolutamente.  

PS. a proposito di Giacometti:  http://www.saranathan.it/2011/05/ma-ga-il-moma-del-varesotto.html

giovedì 3 agosto 2017

Sacha Sosno e Oscar Niemeyer a Cap Ferrat

L'artista Sacha Sosno ho avuto occasione di conoscerlo personalmente diversi anni fa quando lavoravo a Nizza in galleria; era già conosciuto come una delle figure di punta della cosiddetta "Ecole de Nice", ma la vera consacrazione è giunta quando, nei primi anni del 2000, ha progettato la grande Tête Carrée che ospita la principale Biblioteca municipale cittadina. Impossibile non notarla anche per chi fa solo una breve sosta a Nizza perché si tratta di una scultura monumentale di 7 piani e 30 metri di altezza dove sono ubicati gli uffici amministrativi della biblioteca. Tre anni dopo la sua scomparsa, da aprile a settembre, Saint-Jean-Cap-Ferrat gli rende omaggio attraverso una passeggiata artistica "en plein air" costellata da 15 sue opere.
"Visuel Sosno" 2012 acciaio-"Au-delà des limites" 2012 acciaio- "Image Emergente" 2013 bronzo
L'esposizione si intitola "Cap Sosno" e la presentazione sottolinea che "... les sculptures se baladent en bordure de mer, vers le port puis vers la mer et l'horizon...C'est aussi, sortir des galeries, des musées pour investir les rues, les ports, les façades, les toits et les jardins...c'est la modification de votre paysage quotidien....", ma Cap Sosno vuole soprattutto essere "L'art de cacher pour mieux voir", l'arte di nascondere per vedere meglio, un invito a spaziare con lo sguardo più lontano perché oltre il vuoto dell'opera si affacciano i pieni della natura con il sole, il mare, gli alberi, le barche e chissà cos'altro ancora. ("Un saut vers un matin serein" 2006  acciaio")
"Fenêtre sur l'océan" 2003 acciaio  "Ne crois pas à la banalité des choses elles ont toutes un mystère"
"Grande Vénus bleue" 2012  resina  "L'homme qui marche" 2008 acciaio

Nei lavori di Sacha Sosno la parola "obliterazione" è una parola chiave; significa convalidare e nel contempo annullare, significa dimenticanza ma anche domanda e ricerca sullo spazio, un invito alla riflessione dell'oltre, del rapporto fra l'opera in sé e tutto ciò che le sta intorno, sinergia costante fra la materialità della creazione e gli elementi naturali, gioco sottile e talvolta misterioso fra pieni e  vuoti in continuo reciproco dialogo. ("Concertation" 2013 acciaio  "A ciel ouvert" 2012 resina)
al tramonto la spiaggia della Paloma a Cap Ferrat

La passeggiata David Niven da Beaulieu a Cap Ferrat e l'esposizione di sculture a cielo aperto di Sosno francamente potevano bastare come bottino giornaliero e invece no, mi è capitata una bella sorpresa di qualità. Per strada i novelli sposi, alias mio figlio Marco e Margherita, incontrano un amico che abita in un condominio concepito dal grande Oscar Niemeyer e che ci invita a prendere l'aperitivo a casa. Lavori di Niemeyer a Cap Ferrat? Non ne sapevo niente, ma scopro che poco prima della spiaggia della Paloma, sul marciapiede opposto, c'è  "le domaine de Saint Hospice". 
Una grande appezzamento di terreno acquistato dall'editore Giorgio Mondadori che nel '67 dà mandato a Niemeyer, da poco trasferitosi in Europa per sottolineare all'epoca la sua opposizione al regime militare brasiliano, di progettare due costruzioni per i due lotti in cui è stato diviso il terreno: nel primo, su un'area di 9000 metri quadrati la villa personale Mondadori chiamata non certo a caso Brasilia, nell'altro, quale speculazione  per  finanziare l'operazione, un complesso immobiliare di otto unità abitative a tre piani: garage seminterrato, sala e cucina al pianterreno e zona notte al primo piano. Ogni unità dispone di un proprio piccolo giardino con accesso al grande giardino comune che si sviluppa su tutta la lunghezza del fabbricato come del resto la piscina.  Essenziale, funzionale e semplicemente bellissimo!!!  (http://www.saranathan.it/search?q=palazzo+mondadori)