martedì 10 ottobre 2017

Winter in Nice

Non saranno forse i sette colli romani, ma anche Nizza, quanto a colline che la circondano, non ha di che lamentarsi. Intorno al nucleo storico della città, si ergono  il Mont Boron, sulla collina di Villefranche, Rimiez, verde continuazione verso l'alto dello splendido quartiere di Cimiez, Gairaut, dalle ville prestigiose, Pessycart tutta agricola con le sue serre di garofani e poi di rose quando i garofani non sono andati più di moda e la collina di Fabron, sviluppatasi urbanamente quando la città inizia a estendersi verso ovest. Fino a metà  '800  era tutta campagna, a Fabron si coltivavano le viti, i fichi, gli ulivi, ma con l'arrivo dei primi inglesi, la collina si trasforma, sorgono splendide residenze dai giardini esotici a misura dei facoltosi e spesso nobili vacanzieri invernali d'oltre Manica.  
E' così che il britannico Ernest Gambart, mercante d'arte, acquista nel 1871 la proprietà di 24 ettari appartenuta un tempo al finanziere Honoré Gastaud. Si tratta di una proprietà immensa comprendente quattro grandi costruzioni  padronali e diverse case coloniche, un mulino a olio, giardini e serre a volontà. Il signor Gambart fa trasformare una delle quattro case, la villa "Les Palmiers" in un palazzo dalla facciata neo-palladiana dove espone le sue opere e vi riceve i prestigiosi amici, passerà di lì anche la mitica Sarah Bernhardt.  Nel primo '900 "Les palmiers" finisce nelle mani del barone von Falz-Fein, grande proprietario fondiario in Crimea che vorrà aggiungere alla dimora delle torri gotiche e un lago artificiale nel parco e poi nel 1924 sarà la volta di un certo signor Soulas che ha fatto fortuna in Argentina con la vendita di carni. Come sempre succede anche il nuovo proprietario vuole lasciare la sua impronta, laghetto e serre verranno allora sostituiti da un giardino alla francese che si sviluppa intorno a una grande fontana centrale. 
-Sara, devi andare assolutamente a vedere gli archivi municipali, sembrano una piccola Versailles- mi dice un giorno un'amica francese e mentre colgo al volo il suggerimento, mi stupisco. Com'è possibile che dopo oltre 40 anni di frequentazioni nizzarde mi sia sfuggito un edificio così imponente, eppure da Fabron ci sono passata un sacco di volte? Purtroppo il mistero è presto spiegato, la piccola Versailles, si fa per dire, dalla strada non la si vede proprio, tutta circondata com'è da una serie di costruzioni moderne che fanno scempio della prospettiva del luogo; quel che si vede da fuori è un immenso casermone. Il fatto è che dopo il decesso dell'ultimo proprietario, ovvero il Signor Soulas, aveva acquistato la proprietà una Società Immobiliare che ottiene il permesso nel 1961 di costruire intorno a villa e giardino un gigantesco complesso residenziale. Non so se è consolante constatare che la speculazione edilizia non è prerogativa solo di casa nostra.  Nel 1963 la villa "Les Palmiers" o "Palais de Marbre" come viene anche chiamata, passerà infine all'amministrazione cittadina per diventare la sede degli Archivi Municipali. 
Quando ci sono andata nel settembre scorso, c'era la mostra "Nizza l'americana" in cui con documenti, quadri, cartelloni pubblicitari e turistici in dotazione agli Archivi, si sottolinea la lunga frequentazione che lega la città di Nizza con il mondo anglo-americano. Non a caso la Promenade des Anglais si chiama così, non a caso nel 1915 si apre un Ospedale americano e c'era anche un Collegio per accogliere i figli delle famiglie anglofone risiedenti a Nizza; non a caso ho visto una placca commemorativa dedicata a Thomas Jefferson, ambasciatore in Francia dal 1785 al 1789 prima di diventare il terzo presidente degli Stati Uniti. Jefferson aveva molto amato il suo soggiorno a Nizza e in particolare il vino della collina di Bellet che continuerà a farsi spedire negli States fino alla sua morte. Da notare anche che in boulevard Victor Hugo è tuttora attiva la chiesa protestante americana Holy Spirit.
E di trasformazioni questa  collina ne ha conosciute molte altre: alcune accettabili come il Castello di Fabron ( un'altra parte dell'immensa proprietà originaria Gastaud) che non esiste più, ma che è stato sostituito dal bellissimo parco Carol de Roumanie e altre meno, come l'Abbaye de Roseland, una splendida villa in un appezzamento rurale di 10 ettari che passa dal ciambellano del duca di Modena a un principe russo e da un ricco antiquario parigino a una Società Immobiliare che nel 1968 vi costruisce 600 abitazioni suddivise in sette blocchi di immobili. Uno scempio. La villa Abbaye de Roseland appartiene alla città e l'edificio è stato classificato Monumento Storico, ma è pressochè invisibile e irraggiungibile.  


Sulla collina di Fabron resta solo il Castello Sainte-Hélène, oggi Museo dell' arte naïf, a ricordare gli elitari fasti del tempo che fu, per il resto sono i casermoni a farla da padrone e a offuscare le illustri proprietà di un tempo.
http://www.saranathan.it/2015/07/promenade-in-salsa-naif.html

venerdì 8 settembre 2017

Bordeaux settembrino

Chi sono quegli uomini in bronzo che si aggirano per piazze e strade di Bordeaux? Sono sculture che si inseriscono nella stagione culturale della città "Paysages Bordeaux 2017". 16 statue in bronzo dell'artista inglese Antony Gormley che articola la sua opera intorno alla nozione di corpo come luogo di memoria e di trasformazione, il corpo che si integra nella città e interagisce con spazio e ambiente circostanti. Queste 16 sculture sono giramondo, sono già state a Londra, a Rio de Janerio, a Hong Kong e anche da Bordeaux se ne andranno per chissà dove il 25 ottobre, non a caso ce n'è una installata proprio alla stazione. Turisti e abitanti locali le hanno adottate e ci giocano, chi gli mette un paio di mutande, chi una cassetta sulla testa, chi gli tocca il braccio, chi come mio nipote gli tira il "zizi" e se la ride come un matto.
Me ne sono andata a Bordeaux in questa prima settimana di settembre perché il mio Noam compiva gli anni e non potevo certo mancare di spegnere la quarta candelina con lui; insieme abbiamo fatto anche la torta, di cioccolato naturalmente, sopra lamponi freschi e panna a volontà secondo i suoi gusti ben precisi. Per festeggiarlo e con il suo grande amico Gabin era anche in programma uno spettacolo di marionette nel bellissimo "parc bordelais" e come a Milano sono un'istituzione i Colla, qui è la famiglia Guérin che attiva di generazione in generazione da oltre 150 anni, gestisce quest'arte per grandi e piccini. Niente da fare, abbiamo visto laghetti, anatre, cigni, oche, conigli, trenini e giostre, ma malgrado il teatrino aperto, i marionettisti non si sono presentati per lo spettacolo.
La domenica mattina un giro al mercato des Capucins, il più grande e animato di Bordeaux. Per la verità avevo voluto andare da queste parti seguendo un'indicazione della Lonely Planet che invitava a scoprire un giardino nascosto, "un havre de paix" dove passeggiare e sognare, sospeso sugli spalti dell'antico convento dei Capuccini. Pomposamente c'è scritto "Promenade des remparts" e pensando alla favolosa promenade plantée in quel della Bastiglia a Parigi, la delusione è stata ancora più grande, ho trovato sterpaglia al posto del prato, incuria generale e un tappeto di cacche di cane.  Attenzione Lonely, questa segnalazione è una fregatura solenne! (http://www.saranathan.it/search?q=a+filo+delle+rotaie)
Malgrado la delusione della passeggiata sugli spalti, resta però il fatto che il quartiere Saint-Michel e Sainte Croix, dove si trovano le due omonime chiese, il mercato coperto des Capucins et quello a cielo aperto di Saint-Michel , è pieno di fascino perché non turistico, vivace e autentico. Fra generazioni di portoghesi, spagnoli, magrebini e turchi, gli immigrati più recenti, per piazze, vicoli lastricati e bancarelle è tutto un vociare da Torre di Babele.  Imponente la chiesa di Santa Croce fondata nel lontano 510 dal sovrano merovingio Clodoveo, poi saccheggiata e in parte bruciata da invasioni arabe e normanne fino a vari rimaneggiamenti nei secoli XI-XII-XIII; altrettanto imponente l'organo all'interno, fra i più grandi d'Europa, capolavoro del 1748 del monaco benedettino Dom Bedos de Celles. Nella chiesa si svolge una ricca stagione di concerti e mi piacerebbe davvero sentirlo suonare un organo così.  
Valida invece un'altra segnalazione della guida, di cui ho scoperto che molti abitanti di Bordeaux non sanno niente, ma è un classico, non si conosce mai la città dove si risiede. Un po' fuori del centro storico cittadino, ma ci si arriva in un attimo in tram, intorno alla via Vercingetorice e a quello che era un tempo il parco Lescure che è poi diventato lo Stadio Chaban-Delmas, inaugurato nel 1938,  l'Art Déco ha un suo quartiere e merita davvero di essere visitato. Nell'intento di sviluppare la città in direzione ovest, nel 1925 si è lanciato un vasto programma urbanistico che ha dato vita a un intero quartiere alberato, calmo e silenzioso di belle dimore e grande armonia architettonica. La sovrabbondanza dei motivi stilistici e decorativi dell'art-nouveau di fine '800 ormai ha fatto il suo tempo, comincia ad avanzare la modernità del primo '900 con le sue forme geometriche epurate.