martedì 14 novembre 2017

Le ville venete: Villa Allegri- Arvedi

Villa Arvedi l'ho potuta fotografare così, fra le brume di quel pomeriggio d'ottobre e una pioggerella sottile e silenziosa; con il sole immagino sia tutta un'altra cosa, ma anche in queste condizioni esercita tutto il suo fascino. Approfitto ancora una volta della disponibilità dell'amica Donatella per visitare quel ben di dio che offrono i dintorni veronesi e basta pronunciare "ville venete" per pensare a certe favolose creazioni del Palladio o agli affreschi di Tiepolo, ma non solo. Col Burchiello ho avuto occasione di visitare le ville della Riviera del Brenta, ma sono passati talmente tanti anni che francamente non mi ricordo più niente, se non lo stupore provato allora; credo proprio che dovrei rinfrescarmi la memoria e ritornarci. Per intanto, in attesa di un revival mnemonico con le ville venete sul Brenta, inizio col condividere Villa Arvedi e il suo parco-giardino a Grezzana, in Valpantena.  (www.villarvedi.it  tel: 0039 3482207298)
Siamo fortunate, abbiamo preso appuntamento e gentile e disponibilissimo si presenta al cancello Paolo Arvedi, uno degli eredi,  tuttora proprietari dei luoghi, che ci fa da guida. Sempre molto interessante ascoltare la voce diretta di chi ha l'onore e l'onere di gestire in prima persona un patrimonio del genere, un carico preziosissimo certo, ma anche una pesante responsabilità.
Dalla conversazione emergono le stesse difficoltà e preoccupazioni di cui ho letto recentemente durante la visita della Villa della Porta Bozzolo: il rispetto e la salvaguardia di casa e giardini, la ricerca dei fondi ingenti necessari per i continui restauri, le pastoie burocratiche che rallentano anche le migliori intenzioni perché il controllo delle belle arti impedisce la benché minima iniziativa non autorizzata e naturalmente ogni intervento diventa molto più lungo e costoso perché non tutte le imprese o artigiani vengono considerati idonei a eseguire i lavori. Il Signor Arvedi racconta di una attuale denuncia a suo carico perché ha fatto autonomamente restaurare una statua, ed eccola là in giardino, troppo bianca secondo gli esperti, accanto ad una altra offesa dal tempo. Gli eredi Della Porto Bozzolo hanno donato la proprietà al FAI, delegandone in questo modo restauri e gestione, gli Arvedi invece gestiscono in prima persona e hanno scelto di affittare la "locaton", parola inglese molto di moda, per eventi e matrimoni.  (http://www.saranathan.it/2017/10/villa-della-porta-bozzolo-e-la-pezzata.html)
La storia di questi luoghi risale nel tempo: fin dal XIII° secolo i Della Scala, Signori di Verona, possedevano delle proprietà fondiarie che nel '300 sono passate ai Dal Verme, una famiglia veronese di capitani di ventura. Nel 1442 la Serenissima confisca i beni dei Dal Verme e li mette in vendita. Verranno acquistati dalla ricchissima famiglia degli Allegri che ne restano proprietari fino al 1824, quando l'ultima discendente venderà il fondo alla famiglia Arvedi.  L' attuale edificio, che si erge su un pendio coltivato a ulivi e viti, risale alla metà del '600, quando dagli Allegri viene dato mandato all'architetto Giovan Battista Bianchi di progettare l’ampliamento e la ristrutturazione dell’antica magione-fortezza dei Dal Verme. Per le decorazioni delle nuove stanze interverranno il pittore francese Louis Dorigny e Santo Prunati. Per far fronte ai numerosi debiti della famiglia, l’ultima discendente degli Allegri nel 1824  venderà la villa e la tenuta di Grezzana al trentino Giovanni Antonio Arvedi , produttore di seta.

Ecco spiegato perché, fra le numerose collezioni  che impreziosiscono i luoghi (dipinti di antenati, quadri, sculture, ceramiche, splendide formelle a carattere religioso sulla Via Crucis), su una parete fanno bella mostra di se numerosi stampi di seta. Dopo aver fortunatamente abbandonato l’intenzione di trasformare la residenza in filanda, nel corso degli ultimi due secoli la famiglia Arvedi si è sempre attivamente impegnata nella coltivazione di ortaggi, frutta e produzione di vino e di olio pregiati sfruttando il torchio presente fin dalle origini e la nomea del frantoio locale nella valle. Completano e contornano la villa lo stupendo giardino all'italiana, l’oratorio, gli edifici riservati alle lavorazioni di prodotti agricoli ( in particolare la cantina e l’oleificio) e le residenze dei lavoratori. All'interno, particolarmente scenografici e fastosi sono  i due saloni,  quello "Dei Cesari" e quello "Dei Titani", affrescato da Dorigny nei primi decenni del '700. dove spicca un' esuberante carrellata mitologica con la presenza degli dei dell’ Olimpo e dei Titani che sorreggono i segni zodiacali dei dodici mesi dell'anno.
Ma non è finita qui: come la dimora, anche il primo oratorio privato, dedicato a San Francesco, è stato completamente ricostruito a fine '600 e dedicato a San Carlo Borromeo che avrebbe sostato presso la villa durante il suo viaggio verso Trento per partecipare al Concilio (1545-1563).  Nel cortile d'onore a forma di esedra posto sul retro del complesso architettonico, si trova dunque la cappella di famiglia di sapore barocco con gli affreschi del Dorigny. Si accede alla chiesa lungo una bella scalinata a doppia rampa. Che meraviglia queste ville venete, anche con la pioggia!!!!










venerdì 10 novembre 2017

Il giardino di Pojega

Il giardino di Pojega si trova nella campagna intorno a Negrar, proprio accanto alla casa di Carlo Alberto e Donatella e per arrivarci abbiamo preso le gambe e la via dei campi, fra filari di vite a mai finire. Si visitano solo i giardini e non la villa che è meno antica rispetto al giardino, ricostruita nella seconda metà dell'800, un palazzo con vaghi richiami al '400 veneziano e una merlatura bizantina ad archetti . All'ingresso del giardino, dopo la ristrutturazione dei locali un tempo adibiti al lavoro agricolo, è stato aperto un punto vendita per la degustazione e l'eventuale acquisto dei prodotti Guerrieri Rizzardi, la storica azienda agricola dei proprietari. Fra vino, olio, grappa, aceto, miele e liquore, non c'è che l'imbarazzo della scelta e una volta ancora penso a quanto mi perdo ad essere astemia.
L'acquisto della tenuta di svariati ettari risale alla metà del 1600, quando il Conte Carlo Rizzardi viene a stabilirsi a Verona da Maderno. In quella che inizialmente non era altro che "una pezza a vigne e olivi" , oltre un secolo dopo, Antonio Rizzardi darà mandato di progettare un giardino all'architetto Luigi Trezza, esponente veronese dell'architettura neoclassica veneta. Marito di una nobildonna veneta, Antonio Rizzardi aveva ereditato la passione dei giardini dal gusto famigliare dei suoi antenati  e sognava di un luogo che "contenesse angoli segreti quali già vagheggiati da poeti e filosofi il cui centro fosse il desiderio del cuore" che a Pojega si materializza nella rotonda fontana centrale racchiusa da quinte in cipresso, mortella e alloro.
Realizzato fra il 1783 e il 1796, il giardino di Pojega soddisferà le esigenze del suo committente e certamente anche la vista del visitatore attuale. Risulta una sintesi felice di giardino all'italiana scenografico e formale con grande dispiego di arte topiaria (la potatura geometrica di alberi e arbusti) e di giardino romantico, nato per ricreare un sofisticato ambiente naturale, esemplificato nell'insieme di prato e bosco tipico invece del giardino all'inglese, apparentemente più spontaneo.  Davvero spettacolare il teatro di verzura  perfettamente modellato e organizzato sull'esempio del teatro greco, con spazio scenico, orchestra e l'area per il pubblico formata da gradinate in bosso. Nelle nicchie fra i carpini che circondano le gradinate, trovano posto statue mitologiche inerenti la tragedia e la commedia e sparse per il giardino se ne troveranno tante altre anche se a qualcuna, purtroppo, manca la testa. La maggior parte delle opere in pietra del giardino sono attribuite a Pietro Muttoni, artista vicentino dell'epoca.
Come già riscontrato in altre ville di delizia, non manca neanche a Pojega il Tempietto a cielo aperto che presenta le pareti interne tutte rivestite di stalattiti, sassi e spugne. Nelle nicchie si fanno silente compagnia statue di Ercole, Diana, Apollo e Venere. Nel Boschetto fanno poi improvvisamente apparizione belve feroci di esotica provenienza, secondo un modello in voga nei giardini anglosassoni. Ho notato comunque che la voglia di divertire e soprattutto di stupire gli ospiti accomuna tutte le belle antiche proprietà, che siano anglosassoni o di casa nostra. 
Ultima chicca, piatto forte del giardino, la sobria architettura ottagonale del Belvedere che domina dall'alto tutto il giardino e il paesaggio intorno dei vigneti della Valpolicella. Era dal terrazzo del Belvedere che un tempo lontano e fasto i musicisti diffondevano per tutto il giardino le note musicali, adesso spiace invece constatare che balaustre e sculture di gaudenti putti necessiterebbero di una qualche manutenzione. Col tempo a noi umani vengono le rughe e forse le sculture, a forza di far festa, si sono sgarrupate.  


sabato 4 novembre 2017

quel gioiello di Borghetto sul Mincio

Francamente mi sembrava l'anno scorso e invece no, sono già passati tre anni dall'ultima volta che sono andata in Valpolicella, a Negrar, da Carlo Alberto e Donatella e banalmente constato una volta ancora che il tempo scorre troppo veloce. Ritrovo la calda accoglienza di Donatella, ritrovo  il mio amato Oscar, quel robottino che taglia giorno per giorno con meticolosa puntualità l'erba del prato, ritrovo i cachi quasi maturi e le foglie delle vigne che ingialliscono e arrossiscono non per pudore ma perché ormai siamo in ottobre e la loro faticaccia per quest'anno l'hanno terminata.  All'appello manca Carlo Alberto, il padrone di casa, che se n'è andato per lidi lontani, eppure è sempre presente perché la compagna di una vita ne è divenuta fervente continuatrice e bisogna vedere come ne parla di Recioto e Amarone, quasi fossero dei figlioli, veri e propri piezz'e core. (http://www.saranathan.it/search?q=un+uomo+degno)
Io al raccolto non ho contribuito, voglio dire che non ho lavorato proprio per niente, però mi sono ritrovata  immeritatamente a spartire con un certo imbarazzo lo squisito desco che si usa fare con tutti i partecipanti a fine vendemmia. Forse, ha giocato a mio favore la protezione di certi bellissimi santi lignei dei paraggi presenti in un'edicola della Madonna. E dopo un pranzo succulento con abbondanti libagioni cui non ho partecipato con lo sconcerto degli astanti, l'amica Donatella mi porta a vedere, con una mezz'ora di macchina, un piccolo gioiello di cui avevo sentito parlare, ma  che non conoscevo, ovvero Borghetto sul Mincio. 
Ragazzi, una meraviglia!!!!!!! Panorami da cartolina postale, sembrava di essere in una favola dei fratelli Grimm, tetti aguzzi, casette sull'acqua, ponticelli, ochette e aironi, le ruote dei mulini che giravano. Purtroppo non è più tempo per me di cene a lume di candela e di viaggi di nozze, ma se mi dovesse capitare un improbabile rendez-vous romantico, lo vorrei  proprio lì. Borghetto sul Mincio sarà anche stato un tempo strategico punto militare di guado del fiume, ma ai nostri giorni è senza ombra di dubbio un prezioso angolo di poesia e non a caso Luchino Visconti, esteta notorio, ha pensato di girarvi alcune scene del suo film "Senso".
 Fra anse del fiume, canneti, florida vegetazione e il gorgoglio delle acque, la lunga storia passata del luogo si annuncia con il Ponte Visconteo, una diga fortificata fatta costruire nel 1393 da Gian Galeazzo Visconti a difesa dei suoi possedimenti. Il ponte era stato poi congiunto al sovrastante Castello Scaligero da due cortine merlate e integrato in un sistema fortificato che si snodava per più di 15 Km. nella pianura fra il lago di Garda, Verona e Mantova. Si parla di Ponte Visconteo e Castello Scaligero perché i Della Scala, Signori di Verona, erano stati prima dei Visconti, i proprietari del luogo e in qualche modo di tutto il lago di Garda, fino a che, a inizio '400, i veneziani sono diventati gli unici padroni del territorio. 
In lontananza si intravede quel che resta dell'antico castello scaligero a Valeggio sul Mincio;  Naturalmente spero  che Donatella mi porterà a visitare una prossima volta il castello e il Parco-giardino Sigurtà,fra i più belli d'Europa, pare, con la villa commissionata dal marchese Antonio Maffei dove oggi sono conservate le memorie storiche, letterarie e scientifiche della famiglia Sigurtà che hanno ospitato nella loro proprietà diversi premi Nobel, da Fleming scopritore della penicillina a Konrad Lorenz, l'iniziatore dell'etologia o Sabin che ricordiamo per il preziosissimo vaccino contro la poliomelite e per intanto ringrazio l'amica immortalandola sull'acqua con sacchetto pieno di tortellini di zucca comprati per la cena. 
A proposito di tortellini, Borghetto è una minuscola frazione di Valeggio e Valeggio  fa notoriamente i migliori tortellini e ravioli del mondo. Ravioli e tortellini li ho visti e pure mangiati, una squisitezza, di Valeggio ho dovuto invece accontentarmi della vista in lontananza e della bellissima piazza centrale, ma state certi, da quelle parti prima o poi ci ritorno.