mercoledì 6 dicembre 2017

Vicenza: sono secoli che ti aspetto

Per dire la verità ero molto in dubbio se scrivere questo post su Vicenza, la cittadina è talmente bella e il mio soggiorno pomeridiano di poche ore talmente breve che mi sembrava davvero  riduttivo il parlarne. Oltretutto l'unica cosa che ho visitato in modo esaustivo è stata la stupenda mostra "Tra il grano e il cielo" di Van Gogh alla Basilica Palladiana e quella non la posso condividere perché era rigorosamente proibito fotografare, mannaggia!!!! Prendiamola con filosofia, anzi come un veloce aperitivo perché a Vicenza non posso non tornarci, anzi devo, e poi chi me l'ha mai detto  "sono secoli che ti aspetto", riuscitissimo cartellone pubblicitario per invogliare alla visita della Pinacoteca Civica cittadina a Palazzo Chiericati, costruzione iniziata a metà '500 dal Palladio e terminata solo un secolo dopo seguendo i suoi disegni, dove sono raccolte le opere dei grandi maestri della pittura veneta del Cinquecento e del Seicento quali Tintoretto e Veronese?  Impossibile non onorare prima o poi un invito del genere.
                                                          Palazzo  Chiericati
La prima personalità di calibro  che incontro camminando dalla stazione verso il centro storico è il Mahatma Gandhi, porta-parola massimo della non-violenza e messo in viale Roma nel 69esimo anniversario della morte dalla Casa della Pace, istituzione comunale vicentina, seguiranno poi, all'interno della cinta muraria,  i due pezzi da novanta della nostra storia italiana, Giuseppe Garibaldi e Camillo Benso conte di Cavour, siamo a posto. Colpisce subito l'alta concentrazione di palazzi prestigiosi entro un'area relativamente modesta e il demiurgo è lui, Andrea Palladio, di cui Vicenza insieme ad altre piccole cittadine del Veneto e del Friuli conserva la totalità degli edifici pubblici e dei palazzi privati progettati.
Edifici, templi, teatri, archi, colonne testimoniano della conoscenza e dell'amore dell'illustre architetto per l'antico, "gli edifici antichi rendono chiaro e illustre testimonio della virtù e grandezza romana...." scrive il Palladio nei suoi "Quattro libri dell'architettura" pubblicati a Venezia nel 1570 all'età di 62 anni e poiché il palazzo è una manifestazione di ricchezza e prestigio, quanto più risalta, tanto più farà risaltare ricchezza e prestigio sociale del committente . Più tributaria che alleata della Serenissima, sotto la cui protezione Vicenza si è messa nel 1404 e per 4 secoli, la cittadina non ha mai avuto un ruolo totalmente autonomo e lo sfarzo dei nuovi edifici commissionati al Palladio non più tardogotici d'impronta veneziana, ha forse compensato la carenza di un vero potere politico e espresso la volontà da parte dell'aristocrazia locale di dar vita a una propria fisionomia urbanistica, a un nuovo modello  da contrapporre all'ingombrante vicino veneziano.

Solo un andare a zonzo piacevolissimo ma disordinato, è davvero mancato il tempo di visitare con calma ed attenzione le varie perle di Vicenza, resta l'impressione però di essere in un accogliente salotto di casa e persino le vetrine dei negozi mi sono sembrate all'altezza, per non parlare dello stupore davanti a Piazza dei Signori, così elegante e solenne con la sua Loggia del Capitaniato  e la Basilica Palladiana. La prima, la residenza ufficiale cioè del Capitanio, il rappresentante militare della Repubblica di Venezia e ora luogo di riunione del consiglio comunale è stata eretta dal Palladio anche per celebrare la vittoriosa battaglia di Lepanto contro i turchi nel 1572 e rimane incompiuta sul fianco sinistro. La seconda risulta subito la grande protagonista della piazza e della storia di Vicenza, qui si riuniva un tempo il consiglio delle magistrature per amministrare la giustizia. La sua costruzione inizia a metà '400 e viene ripresa un secolo più tardi dal Palladio che riceve la sua prima commessa pubblica con l'incarico di rivestire la precedente struttura. Anche all'epoca ha riscosso un grande successo e leggo che in cambio ha ricevuto il cospicuo vitalizio di cinque ducati al mese e la nomina ufficiale di primo architetto della città. 
Ed è proprio alla Basilica Palladiana che c'era la mostra di Van Gogh, curata da quel Marco Goldin di cui ho visto anni fa riuscitissime esposizioni al Museo Santa Giulia di Brescia. "Tra il grano e il cielo" durerà fino all'8 aprile 2018 e chi ne ha l'occasione non la perda. Mi sono permessa di prendere tre foto dal catalogo per mostrare la favolosa trasformazione della tavolozza di Van Gogh  a contatto con i colori del sud, magico potere della luce, dai coltivatori di patate del suo nord ai covoni di grano della Provenza. "I coltivatori di patate" poi mi hanno ricordato una tela di Gustave Caillebotte vista anni fa al parigino Grand Palais, ovvero "Les raboteurs de parquet", i piallatori di parquet. Gli anni sono quasi gli stessi, 1875 per l'opera del francese e 1884 per quella dell'olandese e uguale mi sembra l'approccio dei due artisti: che sia all'interno di una casa o all'esterno nei campi, la stessa osservazione attenta, rispettosa e solidale per chi lavora duramente, per l'uomo tout court. ( Van Gogh: "Covone sotto un cielo nuvoloso" 1890 - "Il ponte di Langlois ad Arles" 1888 - "Coltivatori di patate" 1884. Gustave Caillebotte : "Les Raboteurs de parquet" 1875.

Avrete notato che non ho citato finora l'opera più importante del Palladio a Vicenza, il suo testamento spirituale, il teatro coperto in muratura più antico del mondo ispirato ai palcosceni della Roma antica, il Teatro Olimpico. Non ne ho parlato perché semplicemente non l'ho visto se non in fotografia, l'orario delle visite era già chiuso, ragion per cui nella stupenda Vicenza ci devo assolutamente tornare e poi lì c'è chi... mi aspetta da secoli!!!!



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