venerdì 23 agosto 2019

Waco-Texas: mandrie, ranger e... Aquila della Notte

Per andare da Denver in Colorado a Waco in Texas, città natale della promessa sposa, ci sono 1359 chilometri, praticamente come attraversare l'Italia intera. Di soste lungo il percorso avremmo potuto farne diverse, per esempio Colorado Springs, Amarillo, Pueblo, Memphis, Wichita Falls, Fort Worth (ancora oggi cow boys a volontà e le mucche di razza Longhorn in giro per le strade polverose) o Dallas, dove è stato assassinato John Kennedy, qualche nome che non mi risulta  estraneo e che avrei avuto la curiosità di vedere, ma i familiari li avevano già visitati tutti in precedenti viaggi e poi a Waco, ancora molte cose da fare per allestire il wedding al vicino ranch e accogliere i due fratelli milanesi di Marco, Shirli e David con rispettivi compagni e quattro pargoli, fra cui Niccolò di un mese e Alexander di tre, un coraggio da leone quello di questi nipoti ad affrontare un viaggio così impegnativo con dei bébé, io all'epoca non me la sarei certo sentita.
Un po' di turismo siamo comunque riusciti a farlo e in primis la voglia di visitare il Texas Ranger Museum. Ammetto la mia ignoranza, l'unico ranger che ho conosciuto piuttosto bene nella mia gioventù è stato Tex Willer,  il più longevo personaggio del fumetto italiano, straordinario esempio di cavaliere senza macchie né paura, paladino di giustizia e nobili valori, atipico capo bianco degli indiani Navajos col nome di Aquila della Notte, uscito dalla fervida fantasia dell'editore Gian Luigi Bonelli che lo pubblica da più di 70 anni.  E' davvero insufficiente, me ne rendo conto e il museo, con la sua ricca e articolata  documentazione, provvede a raccontare le varie fasi della storia di questo corpo d'élite.

Tormentata la storia di questo sterminato paese che per ben 8 volte ha cambiato sovranità e ha visto sventolare le bandiere di Spagna, Francia, Messico prima di quella a stelle e strisce attuale, per 10 anni, a metà '800, è stata anche "la Repubblica del Rio Grande" come territorio secessionista del Messico prima di essere definitivamente integrata agli Stati Uniti e non parlo dei nativi americani, quelli che da sempre vivevano sul territorio, perché loro sono stati drammaticamente i "fregati" della Storia, per questo amavo Tex, loro intrepido difensore.
I rangers, seppur con altri nomi, non sono un'invenzione americana, una milizia volontaria adibita alla protezione della gente e del territorio risale già alla tradizione spagnola e anglo-europea. Il corpo, ufficiosamente creato nel 1823 da Stephen Fuller Austin, è stato formalmente costituito nel 1835 e ha preso parte ai maggiori eventi della storia del Texas e poi degli Stati Uniti, dall'ordine pubblico (l'arresto per esempio di delinquenti come Bonnie e Clyde negli anni del mitico Far-West), dal costante monitoraggio delle nefandezze del Ku Klux Klan all'attività investigativa in campo militare e politico, dalla partecipazione in guerre e conflitti (come è successo a Omaha Beach durante lo sbarco in Normandia, quando il 6 giugno 1944 un generale ha dato l'ordine "Ranger, fate strada", ordine che è diventato il motto del corpo) fino all'antiterrorismo dei nostri giorni. I ranger, l'unità d'élite dell'esercito USA, arrivano sempre per primi, la loro dottrina militare prevede che "si muovano più rapidamente, coprano distanze maggiori e combattano più duramente" di qualsiasi altro soldato. Nel museo sfilavano nomi, eventi storici, le varie tappe del loro percorso, volti di chi ha perso la vita e si è sacrificato, ma non amo le pistole e le azioni belliche, ho quindi preferito soffermarmi sulle foto del nostro immaginario collettivo, gli eroi solitari delle praterie e i poster di vecchi film anche se è una scelta anacronistica e perdente.                                      
Dal Museo dei Ranger passiamo al verdissimo Cameron Park Zoo dove non sono più le colt fumanti a farla da padrone, ma rinoceronti, giraffe, gibboni, tartarughe delle Galapagos e magnifiche sculture khmer.

Sembrava poi interessante, proprio vicino al nostro albergo e malgrado un caldo allucinante, fare un salto al Magnolia Market Trail, non tanto per la decantata bakery e i prodotti in vendita,  mobili e oggettistica di design da giardino, piante e fiori, ma per la location, due silos di granaglie del 1950 che facevano parte della Brazos Valley Cotton Oil Company. La produzione di cotone, coltivato nelle valli dei fiumi Brazos (che attraversa la città) e Bosque,  è stata per decenni l'attività agricola principale dell'area e Waco era diventato un centro produttivo molto rinomato.
Da ultimo a Waco, Heart of Texas, cuore del Texas come è stata anche chiamata la città per via della sua centrale posizione geografica, l'ancora funzionante Ponte Sospeso costruito nel 1870, il più antico del Texas per attraversare l'impetuoso fiume Brazos. Seguendo la pista Chisholm (uno dei numerosi percorsi tracciati nel XIX° secolo da cacciatori e commercianti di bestiame lungo i quali gli animali  potevano abbeverarsi e nutrirsi nel loro cammino verso gli snodi ferroviari del  nord e la successiva vendita sui mercati dell'est americano), centinaia di migliaia di mandrie hanno calpestato questo ponte. A loro, alle persone che li hanno accompagnati  nella corsa avventurosa e a Waco, tappa imprescindibile del percorso, è dedicato un grande gruppo scultoreo nell'Indian Spring Park  all'inizio del ponte  







lunedì 19 agosto 2019

big texan steak ranch

Il 17 di maggio ho spiccato il volo per un lungo soggiorno negli Stati Uniti con mio fratello, la cognata Alida e la loro inseparabile amica Rita. L'occasione era di quelle importanti: Marco che da anni vive a Denver dove insegna filosofia delle scienze all'università era in procinto di convolare a nozze con Heather, texana doc di Waco il 25 del mese; vuoi che manchi al matrimonio dell'amatissimo nipote? Vuoi che non approfitti di conoscere la dolcissima futura sposa e la casa dove già vivono insieme nella verdissima periferia residenziale di Denver, vuoi che soprattutto rinunci al wedding previsto in un ranch del Texas? Certo che no, piatto ricco mi ci ficco! 
Una confortevole casa in legno e muratura  circondata di verde e alberi con grandi spazi, stanze oversize, una graditissima coperta termica nel letto con lenzuola di flanella perché faceva ancora freddo e soprattutto tanta luce, ci è scappata pure qualche partitina a burraco con mio fratello che ha una fortuna sfacciata e immancabilmente vince e una cena squisita a base di gnocchi fatti in casa e pesto fresco che la savonese Rita cucina da dio. A Denver, a una quindicina di chilometri, praticamente non ci siamo andati, solo delle passeggiate nei magnifici dintorni e poi fervevano i preparativi per le nozze,  tutti a dare una mano a scrivere inviti,  stampare il piano del ranch, mille piccole incombenze prima del fatidico giorno. 
E così, dopo pochi giorni a Denver,  abbiamo iniziato a macinare chilometri in macchina verso il Texas, una strada inizialmente sull' altopiano del Colorado alto 1700 metri che sembra non finire mai e in considerazione della vastità, lontanissimo il profilarsi dell'orizzonte e anche il cielo appare più vasto; sissignore, in America perfino il cielo è più grande. Alle spalle ci lasciamo le Rocky Mountains dalle cime ancora innevate e fra allerta tornado (per fortuna scansato), distese di prati e di rocce, sole, pioggia, nebbia, mucche e buoi al pascolo,  treni lunghissimi fermi o in movimento pieni o vuoti di petrolio,  qualche sparuta fattoria, silos, raffinerie e pozzi di estrazione, un improponibile Donald Trump quarantenne sulle tavolette di cioccolato al latte ai distributori di benzina, l'avventura verso il Texas wedding ha avuto inizio. 
Con una pennellata di humour noir e di superficialità potrei scrivere che in fondo non serviva attraversare mezzo Texas e fare tutta quella strada, basta fermarsi a mangiare, come abbiamo fatto noi, al "Big texan steak ranch" per trovare un concentrato assoluto di realtà e di tutti gli stereotipi possibili e immaginabili che legano il nostro immaginario collettivo a questa sterminata regione del sud degli States. Le casette colorate di legno, l'atmosfera da saloon, stivali, cappelli, corna di toro,  teste di animali impagliati, cowboy veri e finti, il vecchietto del far-West, la diligenza, il cercatore d'oro, il condannato a morte sulla sedia elettrica, il capo indiano con l'orso imbalsamato, le slot-machine e, senza voler essere blasfema, Gesù che ti accompagna persino in bagno, davanti al water un monito a lavare le mani e a ricordarsi di dire le preghiere. Ho dimenticato qualcosa? A me pare ci sia proprio tutto.

Ah si.....dimenticavo, least but not last, la quantità di cibo e la dimensione dei bicchieri, rigorosamente da un litro o giù di lì. Comunque, e questa è una buona notizia, per chi ha fame e non ha una lira, il "big texan steak ranch" vede e provvede: si hanno 60 minuti a disposizione per mangiarsi gratis un bisteccone  di 72 once, 2 chili circa, insalata e beveraggi a volontà. In mezzo alla sala da pranzo, ben evidente su un tavolo posto sopra una pedana, il candidato di turno si impegna con lena e metodicità: l'ho osservato a lungo, mi è sembrato un mangiatore professionista e difatti ce l'ha fatta, persino in anticipo.