sabato 31 agosto 2013

a Parigi alle frontiere del reale

In giro per le strade di Parigi si alza il sipario e la rappresentazione del giorno ha inizio. Quale rappresentazione? Quella della vita? Quella della finzione? Quella dell'inesauribile fantasia dell'uomo? Risposta difficile, il confine talvolta è molto labile, però mi sembra valga la pena giocarsela questa partita. La ville lumière è generosa di trompe-l'oeil, una mia vecchia passione, e tra il quartiere di Belleville con il Signor Malaussène, suo celebre residente, immortalati dalla penna di Pennac e  l'optical art delle colonne di Daniel Buren nel cortile di Palais-Royal, non c'è che l'imbarazzo della scelta e bastano pochi  passi per andare al Musée des Arts Décoratifs e saperne di più guardando la mostra "Trompe-l'oeil -Imitations, pastiches et autres illusions" e già il titolo e il pannello all'ingresso sono molto eloquenti.
"Le bugie sono sempre necessarie, anche per arrivare al trompe-l'oeil...." diceva l'immenso poeta Baudelaire e in effetti dal Rinascimento al surrealismo passando dal barocco è tutto un "fingimento", gli artisti ricercheranno costantemente tecniche di  rappresentazione che sappiano simulare prospettive, rilievi e materiali per l'illusione perfetta,  carte e parati dipinti concorreranno largamente a raggiungere l'obbiettivo. Certo che la natura ha sempre rappresentato il primo modello da imitare, ma col passare del tempo si vorrà riprodurre fedelmente ogni cosa, marmo, pietra, legno, gesso, un falso che vorrà sembrare più vero del vero.
E per restare in tema di artificio, curiosissima e divertente un'altra mostra temporanea sempre al Museo delle Arti Decorative, ovvero "La Mécanique des Dessous", il funzionamento del "sotto".. Ad ogni epoca degli invisibili accessori sotto i vestiti hanno perseguito un'apparente metamorfosi del corpo, modellandolo secondo l'estetica corrente. Strutture di ferro, d'alluminio, ossa di balena, varietà infinite di busti e corpetti per modificare la silhouette, accentuare o ridurre parti del fisico privilegiando certamente il corpo femminile, ma non solo quello, esposti in mostra anche rigonfiamenti nascosti per bicipiti e muscoli delle braccia per il sesso forte. Nell' '800 si usava un rigonfiamento per il posteriore che i francesi chiamavano "faux-cul" e più esplicito di così si muore.  
Con le parrucche abbiamo cominciato svariati secoli fa, adesso andiamo alla grande anche con ciglia e unghie finte (quelle della foto le ho viste in una vetrina di Belleville). In appendice alla mostra mi viene da aggiungere che ormai con la moderna chirurgia plastica, fra tette e compagnia, interveniamo direttamente sul corpo, non servono più intelaiature posticce, sostituiamo quello che non ci va sic et simpliciter con dei pezzi di ricambio.

Alla fine della mostra c'era un'angolo con la possibilità per il pubblico di provare le astuzie segrete della femminilità del passato e poi bellissimi spezzoni di film sull'argomento. Francamente mi sarebbe piaciuto molto farmi allacciare il corsetto da Jean Gabin o dalla mamy nera di Rossella O'Hara

Come ciliegina sulla torta, la serata  perfettamente coerente con la giornata borderline fra vero e finto, realtà e illusione. Visito l'amico Eugenio de' Giorgi che da un anno con moglie e cane Tobia al seguito è venuto a vivere a Parigi. Il milanese teatro Olmetto è stato per vari anni il suo regno e si ricordano stagioni memorabili, ma spiace dirlo anche se è cosa risaputa, l'Italia investe pochissimo nella cultura e nel teatro ancora di meno, tutt'altro vento si respira in Francia malgrado i tagli della crisi. Eugenio è grande conoscitore nonché interprete appassionato della Commedia dell'Arte, non a caso la critica l'ha definito "lil figlio spirituale di Dario Fo" e lo fotografo proprio davanti  a una pittura ricevuta in omaggio dal nostro premio Nobel nazionale.

Nella sua casa fra i tetti del Marais, ed è una grande emozione guardarlo e ascoltarlo in grammelot e  dialetto lombardo-veneto, Eugenio indossa alcune delle sue maschere di scena, alcune di serie, altre fatte su misura espressamente per lui dal più grande mascheraio del mondo che vive e lavora a Venezia ( lo stesso che le fa per Ferruccio Soleri ). Di Arlecchino in particolare ne ha diverse perché  personaggio e personalità di Arlecchino sono compositi, la maschera verrà scelta in base ai tratti del carattere che l'interpretazione vorrà sottolineare. Da anni e in varie parti del mondo Eugenio tiene dei seminari sulla Commedia dell'Arte e sulle maschere, Zanni, Arlecchino, Brighella, Pantalone, il dottor Balanzone, Colombina, il Capitano...."appena le indossi, cambi, diventi un altro" spiega Eugenio e difatti a fine corso invita i partecipanti a scegliere quella che è loro più congeniale.   Grazie Eugenio, è stata un'esperienza bellissima.




Rincasando in un vicolo vedo un paio di scarpe sospese e mi dico che almeno quelle sono vere. O mi sbaglio, è forse un'altra illusione?

mercoledì 28 agosto 2013

turista per forza

Arrivata a Parigi in TGV col cuore in subbuglio per lo status di futura nonna, mi ritrovo invece ad allenare i bicipiti facendo la turista a tempo pieno, e chi se l'aspettava una faticaccia muscolare del genere? "Quello che verrà", come gorgheggerebbe la possente ugola dell'amato Dalla non è mica scemo, sta bene dove sta, ovvero nell'accogliente grembo materno e non ne vuole sapere di traslocare; nell'attesa la sottoscritta macina chilometri, quartieri e mostre. C'è di buono che Parigi è sempre meravigliosa, con sole e venticello ancora di più, penso fortemente che sia un serbatoio inesauribile di sorprese anche per chi ci vive da sempre, capita pure di vedere degli ecologisti Che Guevara in veste leonina.

Le grandi mostre della stagione autunnale non sono ancora iniziate, ma c'è abbondanza di proposte lo stesso, incredibile come questa capitale trasudi cultura e interesse per la cultura. Prima tappa, Place de la Madeleine, dove proprio accanto alle squisitezze gastronomiche dell'impero Fauchon, si trova la Pinacoteca di Parigi con ben due mostre su Art Nouveau e Art Déco. Dell'effimero che si scioglie nella bocca di questa nostra società incosciente e consumistica, certamente, ma in fondo anche Fauchon è un tempio e come tale merita una visita, stando attenti a non svenire davanti a una composizione di cioccolati, gelatine di frutta e praline per la modica cifra di 640 euro che a maggior ragione in tempo di crisi grida vendetta e esposizione di "macarons" di tutti i colori, persino d'oro, a volontà. Non ne posso più di questi dolci, si vedono dappertutto e non mi piacciono neanche!
Arte totale, arte in ogni dove, arte presente in ogni momento della vita e nei vari elementi che la compongono questa Art Nouveau che si affaccia prepotente sulla scena internazionale a fine '800. In piena rottura con classicismo, accademismo e i rigidi canoni estetici dei secoli passati, attenta ai mutamenti di un mondo sempre più industrializzato che sta velocemente cambiando, l'Art Nouveau vuole essere libero di creare, di interpretare forme e contenuti e non si limita all'arte, ma all'architettura, ai mobili, ai gioielli, alle ceramiche, alla lavorazione del vetro, delle pietre preziose e dei metalli. Forse il primo movimento artistico globale, diremmo oggi, se è vero che, con nome diversi, un comune sentire e creare si manifesta contemporaneamente in più paesi: Art Nouveau in Francia e Belgio dove lavora il grande architetto Victor Horta, Tiffany negli Stati Uniti, Jugenstil in Germania, Secessione in Austria, Liberty in Italia, Modernismo in Spagna.
René Lalique: Appliques 1907
E i nomi degli artisti dell'Art Nouveau, nei rispettivi paesi e campi creativi, sono i più celebri a cavallo fra '800 e '900: si chiamano Gallé, presidente della celeberrima scuola di Nancy da lui fondata nel 1901, Daum, Alphonse Mucha, Majorelle, Horta, Van de Velde, Gaudì, Guimard, Lalique, Klimt, Ruskin, Steinlein, Bugatti. Per tutti le stesse parole d'ordine, sovvertire gli schemi predefiniti, farsi interpreti del "Zeitgeist", lo spirito del tempo e trasformare l'estetica del quotidiano. L'Art Nouveau non deve il suo successo solo alla bellezza delle sue forme, ma anche ai mezzi di diffusione moderni che l'hanno pubblicizzato facendolo conoscere : gallerie private, riviste, affiche, grandi magazzini, campagne pubblicitarie attraverso la cartellonistica, è in fondo l'inizio della società dei consumi e delle sue coordinate. Le prime Esposizioni Universali organizzate nelle principali città europee e americane rappresenteranno per eccellenza l'occasione culminante di questo scambio globalizzato.
Ma l'Art Nouveau avrà anche i suoi detrattori, linee e forme giudicate troppo arzigogolate e frivole, volumi di donne, di corpi, rappresentazioni di piante e paesaggi di cui disturba la carica erotica e sensuale, si denuncia la decadenza dell'epoca e mentre Freud a Vienna indaga sugli enigmi della psiche umana, arriva l'esperienza terribile della prima guerra mondiale che cambia le carte in tavola. Maggior rigore, semplificazione e geometrizzazione delle forme rappresenteranno meglio preoccupazioni e austerità dei nuovi tempi; l'Art Nouveau cede il posto all'Art Déco. Artista icona dell'Art Déco sarà Tamara de Lempicka a cui il Palazzo Reale di Milano aveva dedicato pochi anni fa una bella mostra e che viene ora celebrata alla Pinacoteca di Parigi.
Artista cosmopolita, nata a Varsavia, il cognome del primo aristocratico marito polacco portato con fierezza, Tamara de Lempicka interpreta a tutti gli effetti la donna moderna ante litteram, trasgressiva e senza tabù, una prima donna del jet set internazionale che ostenta la sua omosessualità e sa vendere la sua immagine da lei stessa trasformata in leggenda. Tutta la Parigi che conta degli anni 20-30 vorrà farsi fare il ritratto da lei. Inizialmente ha imparato a dipingere come le fanciulle bene della buona società, ma a Parigi, all'Accademia della Grande Chaumière, a due passi da quella Montparnasse dove impazzano jazz e surrealismo, avrà come maestri Maurice Denis e André Lhote, conoscerà il futurismo italiano e le avanguardie polacche, troverà infine la sua cifra artistica, lo stile Art Déco, appunto.

Figuriamoci se quell'assatanato di D'Annunzio che le donne le desidera e le ama tutte, non ne rimane affascinato e non la vuole conquistare! Soggiorno al Vittoriale, gran scambio di lettere, "...votre lettre me déchire trop doucement...." la vostra lettera mi dilania troppo dolcemente, scrive per lei il nostro Gabriele, ma, e confesso di averlo letto con una certa soddisfazione, la Tamara gli resiste, con la Tamara al Vate gli va buca.  

Finiti pizzi e crinoline del passato, finite quelle donne dalle chiome lunghe che avvolgono come un manto i corpi delle creature sensuali immortalate da Klimt, con l'Art Déco e con la Lempicka fa il suo ingresso "la garçonne" con  i capelli corti e la sigaretta in bocca e la donna non è cambiata solo nell'aspetto, ma anche e soprattutto nel comportamento. Nel bookshop del museo in vendita il romanzo del 1922 " La garçonne" di Victor Margueritte,  best seller degli anni fra le due guerre. Un libro che ha suscitato grande scandalo all'epoca e il cui autore è stato addirittura radiato dalla Legione D'Onore.


Ultima chicca parigina del giorno, le Cirque d'Hiver che non conoscevo e che spunta all'improvviso mentre torno in albergo con l'autobus numero 20. Sono scesa e l'ho fotografato. La sua costruzione risale a metà '800 e un tempo il  Circo d'Inverno era soprannominato Cirque Napoléon, in onore di Napoleone III°. I famosi Fratellini sono stati direttori artistici e poi dagli anni 30 è gestito dalla più grande famiglia circense francese, ovvero i  Fratelli Bouglione. Negli anni '50 qui hanno girato il film "Trapezio" e lo cito perché me lo ricordo bene, c'era Gina Lollobrigida, Toni Curtis e uno splendido Burt Lancaster.