martedì 6 agosto 2013

viaggio che comincia, viaggio che finisce

Ultimo post sui giorni trascorsi in quei luoghi sublimi della costiera amalfitana ai primi di giugno scorso; un post difficile, lasciato per ultimo perché foriero di tante riflessioni. Ci sono occasioni della vita in cui è bello avere intorno gli affetti più cari e per il matrimonio di Carmen e Filippo c'erano doverosamente tutti, parenti e amici. Naturalmente non poteva mancare nonna Rina, un'istituzione familiare, fresca dei suoi 90 anni da poco compiuti. Da Milano era arrivata fra treno e traghetto due giorni prima della cerimonia con le sue colonne, le due figlie, rispettivamente madre e zia dello sposo.
Accipicchia che grinta, una vivacità di spirito e la volontà di essere sempre presente, di partecipare sorridendo ad ogni evento, qualità che l'hanno sempre accompagnata. Un bel po' di anni fa abitava proprio accanto alla fabbrica di giochi didattici dei miei genitori, per questo sono diventata tanto amica della figlia Anna, eravamo compagne di giochi in cortile.

 Da ragazzina l'ammiravo molto perché era sempre elegantissima, talvolta mia madre andava a lavorare in fabbrica con i calzini bianchi ai piedi e il grembiule nero e io me ne vergognavo, nonna Rina invece sembrava sempre una vera signora, crescendo ho poi capito che non lo era solo nel vestire. Anche a Ischia non si è smentita, mise semplici e di classe, qualche ora di riposo in albergo nelle ore più calde del pomeriggio e poi in compagnia la sera in giro per Lacco Ameno a fare onore alle squisitezze locali dei ristoranti.
 Il pomeriggio di sabato, giorno del matrimonio, non si è sentita bene: durante la cerimonia in chiesa alle sette di sera  era seduta accanto a me e l'ho trovata stanca, tanto tanto stanca, mi ha ricordato mia madre e le inquietudini che mi attanagliavano nei suoi ultimi tempi. Aveva spesso gli occhi chiusi, ma non si lamentava, teneva duro perché davanti all'altare c'era suo nipote, perché non voleva disturbare, perché la vita l'ha sempre affrontata così. Una notte inquieta quella di sabato e poi domenica mattina alle prime ore dell'alba in punta di piedi Nonna Rina se n'è andata.
Come non pensare che nell'arco di poche ore i due sposi iniziavano il loro viaggio insieme e lei finiva il suo? Come non pensare alla precarietà dell'avventura umana? Come non pensare che vita e morte sono insondabili, certo, ma a volte il mistero è troppo fitto, disorienta e coglie proprio impreparati? Nonna Rina voleva essere cremata, in una cassa di legno con le due figlie ha preso lunedì il traghetto per Pozzuoli, poi la strada verso  l'inceneritore sulle colline sopra Salerno.
 La sera  abbiamo viste ritornare le due sorelle, in mano l'urna con le ceneri della loro mamma che era sbarcata sorridente sull'isola pochi giorni prima in voile e chiffon. Un altro addio o arrivederci, non so,  a questi vecchi formidabili che hanno attraversato quasi un secolo (ai-nostri-vecchi). Ho pensato che visto che imprevedibilmente era arrivato il suo momento, Nonna Rina ha fatto il suo dovere fino all'ultimo partecipando alla gioia del nipote e poi se n'è andata splendidamente, proprio come aveva sognato Dino Buzzati nel suo elzeviro "I due autisti" la-supersport-rossa-fiammante .
 Niente carro funebre lugubre e nero, niente processioni tristi e interminabili, un saluto gioioso al mondo, se mi è lecito l'aggettivo in un tale frangente, mentre sfilavano Pozzuoli, Napoli, Salerno, la costiera amalfitana, Procida, Ischia,  Capri più sfumata in lontananza, fra i luoghi più belli di questa nostra terra. Era una che se ne intendeva la nonna Rina, l'ultimo viaggio se l'è fatto con le sue due ragazze sotto un cielo terso e limpido, al sole, al vento scivolando sull'acqua di un mare blu.....

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