martedì 5 aprile 2011

noodles

Effettivamente dopo settimane a tambur battente fra pagode stupa e migliaia di Buddha si finisce per sclerare. La nostra guida Alex si accorgeva subito di questi momenti di cedimento sacro culturale e voilà, dal cappello magico tirava fuori una nuova proposta. La visita alla "fabbrica" di pasta nei dintorni di Monywar è stata  stupenda.


 Dunque si prendono i fagioli di vari tipi e si mettono a mollo per una notte. Olfattivamente l'odore del fagiolo fermentato è tremendo, ma visivamente la marea di schiuma bianca ha un suo fascino. Il fagiolo macerato viene ridotto a farina da una macchina e messo a scolare completamente in sacchi aperti. 
Dopo averla distesa ad asciugare al sole, la farina viene poi mescolata con acqua ed un addensante pare di provenienza thailandese. Muscolosi uomini lavorano la massa ottenuta che passa poi attraverso un grande scolapasta. Spuntano così gli spaghetti, finiscono nell'acqua bollente, per essere poi subito risciacquati in acqua fredda. 
Stesi su stecchi di bambù, gli spaghetti passeranno prima ad asciugare in una stanza oscura con fumo di canfora per mantenere il colore bianco ed infine appesi al sole. Le scorie del fagiolo e l'acqua fermentata saranno alimento per gli animali. 
Ed ecco qui un pacco da 8 chili pronto ad essere inviato chissà dove. E' quello che si dice una vera produzione artigianale. Ma se qualcuno ha una qualche nostalgia, un languorino di casa, no problem, sul lago Inle ci siamo fatte delle tagliatelle fatte in casa al pesto come a Camogli. Il padrone ci ha mostrato fieramente la sua cucina con l'apparecchio per tirare la pasta, un barattolone di parmigiano grattugiato, il basilico fresco e profumato. Vedere per credere!!!


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