martedì 12 aprile 2011

le donne padaung

Ricordo benissimo la prima volta che tanti anni fa vidi su una rivista di viaggi le foto delle donne di questa etnia: immenso stupore, incredulità, la sensazione di genti e terre lontanissime, irraggiungibili. Venivano chiamate "donne giraffa" per via dei loro lunghissimi colli, allora l'appellativo non mi colpì, ora lo trovo profondamente irrispettoso. Mi viene da pensare anche a mio padre, lui si preoccupava  se andavo per tre ore a Rogoredo, figuriamoci se sapesse che la sua "bambina" (per i genitori i figli non diventano mai adulti) è volata dall'altra parte del mondo a vedere le donne padaung, roba da infarto immediato, credo che anche sottoterra andrebbe in fibrillazione.
 Si, sempre vicino a Loikaw ci siamo andate in un loro villaggio, l'unico visitabile, l'altro sulle montagne è in zona nera, strettamente proibito l'accesso. I padaung sono un'esigua minoranza della grande famiglia etnica mon-khmer e vivono tutti nello stato Kayah. Saliamo sul balcone-veranda di una casa, nel balcone sono riunite tante persone, adulti e bambini, ci sediamo a circolo con loro, solo le donne di età peraltro indefinibile, ma comunque più avanzata, hanno questi  cerchi di ottone intorno al collo ed alle gambe che le accompagnano fin dall'infanzia. Con Gastone proviamo un certo disagio, l'impressione di essere venute in una gabbia per turisti, con loro prigioniere in una riserva, come gli indiani d'America. La padrona di casa si mette spontaneamente in posa, forse ne ha l'abitudine, ama farsi fotografare, altrettanto le sue amiche che si uniscono a noi; malgrado Alex che li conosce e funge da interprete lo scambio è difficile, forse apparteniamo a mondi troppo lontani e diversi.
 
Come si usa anche da noi per rompere il ghiaccio ci si fa un bicchierino ovvero un  giro di saké; circola di mano in mano una brocca in terracotta e tutti tiran sù con la cannuccia. Io me la cavo dicendo che sono astemia, lo giuro, è vero, osservo le contorsioni delle donne per bere, anche se loro affermano che non hanno nessun tipo di problema fisico. Le giovani generazioni sembrano comunque pensarla diversamente, con i cerchi non se ne vedono.
Le condizioni igienico-sanitarie non si possono definire brillanti, il betel imperversa, un esercito di dentisti avrebbe lavoro assicurato. Il villaggio è  poverissimo e forse è per questo che qui si è installata la Congregazione Cristiana delle Missionarie della Fede. Fanno assistenza e catechismo, accolgono bambini in difficoltà perché figli di ribelli o perché con un solo genitore. 
Nei viottoli polverosi, nel nulla di case e cose i bambini giocano, ci osservano e come sempre sono stupendi
 A un tiro di schioppo dal villaggio, un modernissimo edificio e una pagoda con un  monaco che  sembra portare su di sé tutti gli anni del mondo e saggezza. Quanti contrasti.... 


                                                                                                                          

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