martedì 12 aprile 2011

Loikaw e dintorni

Siamo su un altipiano, a 1200 metri, cielo terso e aria sopraffina. Lo stato Kayah, incuneato fra lo stato Shan a nord e la Thailandia ad est è una regione montagnosa dove vivono vari gruppi etnici. Molti kayah sono animisti, ma risiede qui  l'80% dei cristiani del Myanmar e naturalmente  ci sono dei buddhisti. Siamo in zona marrone, non dappertutto, ma si può accedere previa autorizzazione, vari posti di blocco controllano documenti ed itinerario. Evidente la scelta politica del governo di  marginalizzare e scoraggiare il desiderio di autonomia della regione, rari investimenti pubblici, le strade ancora più dissestate che altrove, assenza di infrastrutture, povertà più  tangibile.
A prescindere dalla loro religione, tutti i kayah partecipano al Kuhtobo Festival, manifestazione spirituale sincretica in cui è presente sia lo sciamano che la sacra asta con il tagondain in cima (l'hamsa, uccello mitico per i buddisti)  che si svolge fra aprile e maggio, ogni villaggio sceglie le sue date. Si festeggia per ringraziare, per chiedere salute e buoni raccolti, per onorare gli spiriti della pioggia. Si ammazza una gallina, a seconda di come si sistema un bastoncino nell'anca dell'animale l'auspicio risulterà benigno o nefasto, si va sulle montagne a scegliere l'albero votivo, poi solo gli uomini entreranno nel sacro recinto a porlo. Si cuociono galline, maiali e bufali e per tre giorni si farà festa mangiando e ballando. La vista può spaziare lontano e gode della campagna  bellissima, la vita nei campi sembra seguire ritmi lenti e secolari.
 Strada facendo assistiamo ad una cerimonia religiosa,  la spiritualità in mezzo alla natura  assume un fascino particolare, una grande senso di armonia e quiete copre come un manto tutti i campi intorno. I partecipanti sono dell'etnia Pao, vestiti di nero per trattenere i raggi del sole nei freddi delle alture, le donne hanno fazzoletti rossi e gialli sulla testa. Pare ci sia un modo di dire: "cercati una ragazza pao, perché è laboriosa."   

Le attività artigianali sono molteplici, visitiamo una filanda, una produzione di thè ed una di saké, il liquore nazionale, una fabbrica di carta e di ombrelli; si fa bollire per 8 ore la corteccia di gelso, si otterrà una massa morbida che verrà battuta e resa sottile, si aggiungeranno poi petali di buganvillea frullati a mano e fibre di bambù, il foglio di carta è pronto, il calore del sole farà il resto. Ci sono 90 tipi diversi di bambù e gli ombrelli verranno impermeabilizzati con una resina di cacao selvatico. 5 persone al lavoro, al giorno producono 20 fogli di carta  e 10 ombrelli. Di ombrelli in Myanmar ce ne sono di vari tipi, secondo precise disposizioni: quello simbolico in ferro sulle guglie delle pagode, quello della famiglia reale che ora si adopera durante la festa di iniziazione per l'esperienza monastica, l'ombrello del monaco e finalmente quello normale per i comuni mortali.

Nella sosta ristoratrice Alex mangia sempre con noi e ordina per tutti; ci fidiamo perché se ne intende, ci vuole sempre far provare nuove cose e noi siamo curiose. Però quando arriva questo piatto mi viene un coccolone, fra i fagiolini mi sembra di intravedere dei lombrichi bianchi. Aiuto! Nessuna paura, ci tranquillizza subito, sono dei tuberi ed il sapore è proprio quello della patata, li ritroveremo al mercato fra le mille altre verdure che non conosciamo. Come ho già avuto modo di scrivere la nostra guida Alex è di queste parti e vive con la sua famiglia, la moglie Cristina e la piccola Jessica appena nata a Loikaw.  Le abbiamo conosciute, abbiamo visto la loro casa e partecipato al battesimo della piccola, ma è la loro storia  privata e non mi permetto di violarla con delle foto. Mostro solo la chiesa e le bambine che la frequentano
Loikaw è la capitale del piccolo stato Kayah; capitale è una parola grossa, detta così fa un certo effetto, quasi fosse una megalopoli, si tratta invece di un paesone agricolo, le strade in terra battuta, un ponte su un laghetto centrale, lo struscio del paese e degli innamorati, i bambini giocano, abbiamo cantato al tramonto con un giovane chitarrista locale.


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