venerdì 16 novembre 2012

il castello di Himeji e la camera tradizionale


Come in ogni gruppo che si rispetti ogni tanto qualcuno si lamenta: d'accordo l'architettura contemporanea, gli artefici di realizzazioni avveniristiche, ma dov'è  il Giappone tradizionale? - Bisogna aspettare di andare a Kyoto, lì incontreremo i secoli del passato-, diceva la guida Hai per calmare gli spiriti bollenti,  ma intanto ha subito cercato di accontentarci con il castello Himeji-jo e il soggiorno di 3 notti in alberghi tradizionali.

Capolavoro di architettura militare, il Castello Himeji-jo si trova non lontano da Kobe nell'omonima cittadina che è fermata del treno superveloce Shinkansen. Meglio sarebbe chiamarlo fortezza,  circondato com'è da una doppia cinta muraria  di tre chilometri  tutta ricoperta da migliaia di tegole e da un doppio largo fossato. Lo proteggono poi torri di osservazione, posti di guardia, un labirinto di porte, fortificazioni interne e passaggi segreti:  è chiaro simbolo di un potere feudale che ha saputo coniugare capacità bellica e raffinata cultura.
Eccoli qui due dei suoi signori e padroni nei secoli. La sua costruzione come fortezza è iniziata nel 1346, i vari proprietari  che si sono via via succeduti hanno sempre ingrandito, aggiunto qualcosa, un torrione, una palazzina per arrivare al complesso attuale che risale al 1617. Il suo restauro dura da trent'anni e adesso stanno lavorando al torrione centrale di cui è possibile in minima parte seguire i lavori.  

Nel corso della sua storia, più che temibili assedi, il castello di Himeji ha dovuto sostenere il pericolo di incendi, terremoti  e tifoni, rivelandosi altrettanto solido che per le esigenze difensive. Nel devastante terremoto di Kobe del 1995 avrebbe perso solo alcune tegole, ulteriore dimostrazione delle capacità costruttive dei giapponesi in grado già nell'antichità di prevedere accorgimenti antisismici. Immensi edifici in legno connessi da sistemi di incastri presentavano la duttilità di oscillare vistosamente per un sisma di forte intensità.

Come in altre occasioni nel parco all'uscita di templi o castelli, abbiamo visto un'esposizione (sempre uguale) di crisantemi e bonsai; più che l'albero singolo miniaturizzato, preferisco le forestine.
Per sfortuna siamo stati accontentati anche con la camera tradizionale. Per dormire, una volta che sei a terra, non c'è problema, sul tatami e col futon ho ronfato benissimo; il problema è andarci, stare sempre curvi, inginocchiati per terra, davanti a dei lavandini che sono bassi persino per un paese di lillipuziani o scrivere su internet a dei tavolini bassi bassi bassi. Ma i giapponesi l'artrosi alle ginocchia non ce l'hanno? Eccome se ce l'hanno, non ho mai visto tante donne anziane piegate in due ad angolo retto e tutte le ragazze, e ce ne sono veramente di carinissime, con delle gambe storte che di più non si può. Credo che sia proprio per le posizioni sedute a terra che assumono e perché nella loro alimentazione non sono previsti latticini: niente yougurt e formaggi e tutt'al più latte di soja. Contenti loro!

Essenziali, belli e pulitissimi gli alberghi, in uno c'era addirittura una stanza vicino alla hall con larga scelta di cuscini. Con le stanze si fa veramente presto, quando arrivi sono a giorno con il tavolino nel mezzo, poi quando rientri dalla cena, l'unico mobile è stato spostato contro il muro e il gioco è fatto, tutto è pronto per la nanna.
Meno male che per consolarsi in camera c'è sempre il bollitore di acqua calda per farsi un tè o il nescafé decaffeinato che mi ero portata da casa. Ragazzi, la stanza giapponese tradizionale è interessante da vedere e sperimentare ma non fa per me, magari sarebbe andata bene a vent'anni, adesso preferisco alla grande il nostro lettone all'occidentale e pazienza se non è esotico. 


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