martedì 24 gennaio 2012

La poesia non può essere sconfitta

Doveva essere il 1971 o il 1972, Pablo Neruda era stato da poco insignito del premio Nobel. Venne a trovarci a Milano e in una gremitissima aula magna della Bocconi tenne una conferenza ai giovani studenti universitari, ho avuto la fortuna ed il privilegio di essere quel giorno fra loro. Parlò di vita, di letteratura e di poesia, ma soprattutto lesse dei suoi versi, non so più quali, ma il ricordo dell'emozione provata nell'incontro e nell'ascolto è rimasto intatto negli anni. Non un attore che legge con la consumata esperienza del mestiere, ma un poeta che meglio di chiunque può dar voce alle sue rime, ne conosce il senso profondo, sa dove fare una pausa, dar respiro alle parole, a certe più che ad altre. Fu un'esperienza memorabile, una di quelle che lasciano il segno e te le porti dentro per tutta una vita, perché "la poesia non può essere sconfitta" (2), come scriverà verso la fine il poeta. Ricambio la cortesia, adesso sono io che vado a trovarlo nella sua amatissima terra, il Cile.

        
                                                      "Noche, nieve y arena hacen
                                                        la forma de mi delgada patria,
                                                        todo el silencio estàen su larga linea
                                                        toda la espuma sale de su barba marina,
                                                        todo el carbon la llena de misteriosos besos"

Fatta di notte, neve e arena, di schiuma marina e ricca di baci misteriosi, scrive il poeta, una lunga sottilissima (delgada) striscia di terra lambita dal Pacifico e protetta dalle Ande  dove incontreremo tutte le incredibili fantasie della natura: oceano, deserto, montagne, ghiacciai, fiordi, foreste, laghi, isole, il calore estivo delle spiagge dorate e il freddo delle nevi perenni. Neruda l'ha conosciuta tutta la sua terra, l'ha profondamente amata, l'ha girata in lungo e in largo, le ha dedicato parole e pagine scrivendone per tutta la vita in prosa e in poesia.

"Scusatemi se quando voglio              
 narrare la mia vita                            
è terra il mio racconto.               
Questa è la terra.                       
Cresce nel tuo sangue                   
e cresci.
E se si spegne nel tuo sangue
tu ti spegni." (1)
                                                    Tutti noi, perituri, che toccammo i metalli,   
                                                     il vento, le riviere dell'oceano, le pietre
                                                     sapendo che resteranno, immobili oppure ardenti,
                                                     ed io lo andai scoprendo, nominando ogni cosa:
                                                     Fu il mio destino amare e congedarmi."  (1)


Il vagabondo di Valparaìso
Valparaìso è vicinissima a Santiago. La separano solo le irsute montagne sulle cui cime si levano, come obelischi, grandi cactus ostili e fioriti. E tuttavia un che d'infinitamente indefinibile distingue Valparaìso da Santiago. Santiago è una città prigioniera, assediata dalle sue mura di neve. Valparaìso invece apre le sue porte all'infinito mare, alle grida delle strade, agli occhi dei bambini.......Valparaìso a volte si scuote come una balena ferita. Barcolla nell'aria, agonizza, muore e resuscita.........Io ho vissuto fra questi colli aromatici e feriti. Sono colli palpitanti in cui la vita batte in infiniti sobborghi, con insondabili intrecci, come giri di conchiglia o spirali di tromba..... (2)


Radici
.....E' vero. Le terre della frontiera hanno messo radici nella mia poesia e non hanno mai potuto uscirne. La mia vita è un lungo peregrinare che torna sempre al punto di partenza, al bosco australe, alla selva perduta.....(2)


Cristalli rotti
.......Andiamo, poesia d'amore! Sollevati dai vetri rotti, che è giunta l'ora di cantare.
Aiutami, poesia d'amore, a ristabilire l'integrità, a cantare sopra il dolore.
E' vero che il mondo non si pulisce dalle guerre, non si lava dal sangue, non si corregge dall'odio. E' vero.......E continuo a credere nella possibilità dell'amore. Ho la certezza della comprensione fra gli esseri umani, raggiunta sopra i dolori, sopra il sangue e sopra i cristalli spezzati.  (2)


Come al solito parto con Gastone, alias l'inossidabile Patrizia. Discutiamo, litighiamo, siamo diversissime e ci vogliamo bene, ci dicono che sembriamo una vecchia coppia di coniugi brontoloni, ma abbiamo sulle spalle quarantacinque anni di un'amicizia nata sui banchi del liceo. Non potrei avere compagna di viaggi migliore perché lei è un tour  operator formidabile, su internet prenota voli e alberghi, cerca e riesce sempre a trovare, ha naso per il buon ristorantino della sera quando facciamo l'unico vero pasto del giorno, gestisce con piglio da amministratore delegato la cassa comune e quando serve guida benissimo sfrecciando alla Niki Lauda sulle belle strade asfaltate, ma si destreggia da pilota consumato anche a trenta allora con delle buche gigantesche che sembravano voragini come nel giro dell'isola di Cuba e poi... la qualità più bella, è sempre di buon umore. Insomma, si accolla senza un lamento tutto ciò che io, pigra ed imbranata, odio e non so fare e pazienza se capita che metta scrupolosamente soldi e documenti in cassaforte dimenticandosi poi di chiuderla (quella volta nel Kerala per fortuna è andata bene) o se tutte le sere punta inesorabilmente la sveglia anche se non c'è nessuna levataccia prevista per l'indomani, lei se ne frega perché prima di dormire si mette i tappi nelle orecchie e sarò solo io a sentirla incazzandomi regolarmente. Nessuno è perfetto, pura invenzione romantica il principe azzurro, ma anche le perle rare lasciamole alle favole e non mi si chieda quale sia il mio contributo operativo alla nostra micro comunità, non ne ho la più pallida idea, forse che la lascio quasi sempre vincere a burraco nelle nostre serate poco mondane. Questa volta comunque non ha dovuto lavorare tanto, di prenotato c'è solo il volo Milano-Parigi-Santiago e ritorno il 5 marzo e le prime quattro notti d'albergo nella capitale cilena, per il resto tutto da improvvisare giorno per giorno sul posto, un vero "on the road", il modo di viaggiare che preferiamo quando il paese lo permette. Pare siano luoghi sicuri, pare che gli autobus di linea siano puntuali ed efficienti come il mitico Greyhound americano e dunque in programma spostamenti con i mezzi locali e pernottamenti d'occasione trovati strada facendo. Nei percorsi itineranti bisogna essere leggeri,  con lo zainone in spalla non me la sento, "non ho l'età" cantava la Cinquetti, mi muoverò con un trolley piuttosto piccolo dove ci sta solo l'essenziale e il trovarlo è già una bella disciplina del viaggio. Ma la data fatidica del 26 gennaio incalza, è arrivato il momento di dire la mia formula rituale scaramantica: se i numi tutelari ci assistono e se le stelle ci saranno favorevoli, Cile, terra di artisti e di poeti, Pablo Neruda, suo ineguagliato cantore, aspettateci, stiamo arrivando!


(1)  Pablo Neruda:   Un giorno ancora     Passigli Editori  2004
(2)  Pablo Neruda:   Confesso che ho vissuto  Oscar Mondadori  2011 settima edizione

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