lunedì 19 dicembre 2011

un ultimo saluto all'isola

Servendomi di un pannello piastrellato che ho trovato nel bagno del Museo Frederico Freitas chiudo con quest'ultimo post il mio sipario su Madeira, non prima di tentare un modesto bilancio com'è mia consuetudine dopo ogni esperienza. Al solito, c'est la vie, luci ed ombre, ma se le prime sono numerose, solo una in particolare per quanto concerne le seconde. Come Montecarlo, come la costiera spagnola, come Eilat, naturalisticamente stupenda ma con un architettura da urlo (in senso negativo) come certi scempi edilizi italiani, la costa di Funchal mi è sembrata troppo costruita e con palazzoni che non si integrano, che nulla hanno a che spartire con il territorio circostante.
 Questo discorso non vale certo per la città vecchia che con  le vecchie pietre di scale, vicoli, piazzette, palazzi, quintas, chiese mantiene integro e rispettoso il fascino della sua storia, ma è la cementificazione la grande protagonista della  parte nuova a ovest della città dove si concentrano  grandi alberghi, condomini e centri commerciali e anche in  giro per l'isola sorprendono costruzioni modernissime e gigantesche.
Una vecchissima isola è Madeira, nata senza testimoni milioni di anni fa da un'eruzione vulcanica, la cima di una montagna che s'innalza dall'oceano a più di 5000 metri di profondità e di cui un terzo solo è fuori dall'acqua e così è la sua storia tormentata ed articolata, fatta di grandi conquistadores e di povera gente, di corsari e navigatori, di aristocratici stranieri e agricoltori . 
Nei secoli ha vissuto dapprima come granaio di cereali del Portogallo che ne mancava, della canna da zucchero, del vino, della coltivazione di banane e last but not least del turismo. Un'organizzazione turistica di altissimo livello, super professionale e qualificata, fin troppo oserei dire da ipercritica che non è mai contenta; ogni idea,  progetto, desiderio, esigenza dell'ospite in vacanza  sono stati previsti, programmati, pianificati,  preconfezionati, neanche uno straccio di batticuore davanti all'incognito o all'avventura on the road. Va però anche detto quanto sia piacevole la discreta gentilezza della gente, trovare una natura rigogliosa protetta e valorizzata,  tutto pulito, curato e sentirsi in piena sicurezza, il tassametro attivato spontaneamente senza faticose discussioni, prezzi ragionevoli e corretti e non spennati a guisa di piccioni come nelle città d'arte di casa nostra.
Il vino di Madeira era rinomato già ai tempi di Shakespeare che lo cita nell'Enrico IV, ma la vite ha avuto periodi difficili per via di due grandi nemici, l'oidio causato da un fungo e l'insetto parassita Filoxera, entrambi in epoche diverse hanno devastato la produzione viticola. Crisi agricole, sociali e religiose hanno così causato soprattutto nell'800 e nel '900 una grande emigrazione degli abitanti dell'isola, i ricchi  stranieri arrivavano e i poveri cristi se ne partivano.
 In secoli lontani verso lo sterminato sud del Brasile che la corona portoghese voleva popolare, più di recente in Sud Africa (una comunità di 350.000 persone dell'isola, allorché Madeira ne conta oggi 250.0000 ), Venezuela, Stati Uniti, Australia e Canada. Se Porto Santo dedica una statua al marinaio, a Funchal sulla passeggiata a mare si erge una scultura per l'emigrante, è in ginocchio con il mondo in mano, anche gli italiani conoscono questa storia molto bene.

Gente tradizionalista e religiosa, l'arte  di pizzi e merletti fatti a mano trasmessa di generazione in generazione e le numerose chiese gremite la domenica. A Funchal grande folla un giorno davanti all'antica cattedrale manuelina (XV° secolo); i giovani maturandi dell'anno entravano tutti incolonnati e vestiti per le grandi occasioni per assistere alla messa che sarebbe stata celebrata in loro onore per un anno scolastico proficuo di risultati.

Arrivederci a tutti quelli che al tramonto pescano sul molo, ai ragazzi che, beatà gioventù, se ne fregano della temperatura dell'acqua, alle barche che riposano in rada e con l'ultimo sole il bianco della chiglia diventa oro, a certe viste che non te le puoi scordare, a quei meravigliosi azulejos blu. 

Quella terrazza impressa nei miei sogni filmici di ragazza in cui passeggiava Sissi non l'ho riconosciuta, forse non lo volevo, i ricordi devono restare tali, ma è stata l'occasione per trovare Madeira e la ringrazio con un suo rosso ibisco caduto per terra, bello e  discreto come la personalità dell'isola. 

Nessun commento:

Posta un commento