venerdì 16 dicembre 2011

poios e levadas

Una cosa è certa, per niente al mondo vorrei fare il contadino a Madeira. Già è un lavoro durissimo ovunque, non ne parliamo qui dove tutto è scosceso, impossibile utilizzare strumenti o animali con questi campi minimi abbarbicati sui pendii, una faticaccia immane. Un conto è ammirare, ma viverci.....! Sarò una lavativa, ma solo a guardarli chini sulla terra che sembra uno scivolo o  mezzo in bilico da funambolo fra i tralicci delle viti a spalliera verticale mi sento stanca.
Fatta la doverosa premessa, affermo con entusiasmo che è uno spettacolo fantastico. Mi sono venute in mente le risaie nel centro di Bali vicino ad Ubud e le coltivazioni di thè a Munnar nel Kerala, sulla nostra  riviera di ponente ci sono soprattutto serre di metallo e la vista non ha lo stesso fascino. I poios sono questi stretti terrazzamenti sovrapposti per sfruttare  ogni superficie piana, anche se minima, lungo le ripide pareti, più fitti nella costa meridionale  privilegiata dal clima. 
La storia dei poios, questi minuscoli lembi di terra a terrazza inizia con i primi colonizzatori (portoghesi e poi spagnoli ). Ma se all'inizio non era necessario lavorare grandi superfici di terra per rispondere alle esigenze di una modesta popolazione, il forte incremento demografico dell'800 e del '900 (inglesi)  ha costretto a terrazzare anche i terreni più impervi o climaticamente meno favorevoli come quelli del nord vicini alle nuvole.
Orti, coltivazioni varie, banane e soprattutto viti. In questa stagione invernale i rossi delle foglie presentavano tutte le sfumature della tavolozza del più fantasioso dei pittori, per i credenti  una sicura conferma dell'esistenza divina, un tripudio di macchie colorate dal giallo all'amaranto, persino le rose grasse si sono uniformate alla consegna dell'armonia cromatica.
Per creare un nuovo poio si costruisce un muro di contenimento in pietra, riempendo poi la cavità con i detriti alluvionali dei letti dei torrenti che offrono un terreno molto fertile.
Abbiamo avuto il privilegio di godere di queste meraviglie grazie alla passeggiata di alcune ore (facilissima e tutta in piano)in un tratto della Levada del nord e a questo punto si impone parlare delle "levadas", altra caratteristica singolare di Madeira.  
Sono i canali di irrigazione e risalgono al XV° secolo: servivano per irrigare sia le coltivazioni di canna da zucchero lungo le più aride coste meridionali, sia per i mulini ad acqua, impiegati nella produzione dello zucchero stesso. Erano canali di lunghezza limitata e di proprietà privata che, probabilmente costruiti da schiavi nordafricani, convogliavano l'acqua di vicine sorgenti portandole nei campi. L'incremento demografico del XIX° secolo si è visto costretto a potenziare il sistema dei canali di irrigazione, è intervenuto lo stato e sono state realizzate alcune lunghe levadas per convogliare l'acqua dalle piovose regioni del nord. C'erano da superare gole strette e profonde, scavare nella roccia con semplici picconi, gli operai venivano calati con ceste lungo le ripide pareti.
Il XX° secolo ha visto un ulteriore intervento su questi canali durante il governo di Salazar; grazie a quattro turbine alimentate dalle levadas ampi territori delle zone interne di Madeira sono stati allacciati nel 1953 alle linee elettriche, assicurando inoltre l'approvvigionamento di acqua potabile. Ancora oggi il 30% dell'energia elettrica necessaria all'isola è generata dall'acqua. Pagando un canone annuale, chiunque può rivolgersi alle autorità statali preposte al controllo della rete idrica per pattuire ogni settimana le quantità di ore di prelievo d'acqua, sia per le cisterne che per i campi. 
La distribuzione è assicurata dai "levadeiros" che aprono e chiudono i canali fino a che l'acqua giunge alla sua destinazione. Ogni utilizzatore ha il diritto a una certa quantità e frequenza, ciò che viene chiamato "il turno dell'acqua". L'ora del turno cambia e può essere assegnata a qualunque ora del giorno e della notte (altra faticaccia).
Così, una mattina abbiamo fatto "le barbone" nella nostra bella "quinta" alberghiera attingendo abbondantemente dalla ricca colazione e preparandoci discretamente senza farci notare dei succulenti panini, ci siamo prese un autobus locale perché la passeggiata sulla levada volevamo farcela ai nostri ritmi, senza guida e altra gente intorno come propongono le agenzie locali. 
Noi abbiamo scelto un tratto facile tutto in piano, ma non c'è che l'imbarazzo della scelta, se non sbaglio ci sono a Madeira una sessantina di levadas e circa 2000 chilometri che possono essere percorsi. In premio, oltre al piacere della passeggiata, la bellezza dei poios e scorci paesaggistici che non hanno bisogno di commenti.  
E' stata la gita dell'ultimo giorno, l'indomani saremmo ripartite; per me la più carica di emozioni di questo soggiorno sull'isola. Poios e levadas me li porto nel cuore.

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