martedì 2 marzo 2010

Cuba: quando se ama, no se cansa

"Quando si ama, non ci si stanca", lasciamo Santiago con queste perle di saggezza offerteci dalla nostra ospite. Lei il suo Francisco l'ha conosciuto 40 anni fa, aveva 15 anni e lui 18, non si sono stancati. Con immensa fatica e svariate ore di trattative siamo riuscite ad affittare la rossa peugeot 206 per 4 giorni; la regione di Guantanamo, all'estremo est dell'isola con la cittadina di Baracoa, la prima città cubana fondata dai conquistadores nel 1511 ( Diego Velazquez sbarca qui con 4 navi e 400 coloni, fra cui quel Hernan Cortès futuro conquistatore del Messico)pare sia bellissima e la natura vergine, ma il percorso è impervio, non riusciremmo a scoprire e vedere servendoci dei mezzi locali. Uscire da Santiago è come al solito un numero da circo, alla faccia del senso di orientamento, riusciamo a provare tutte le strade di plaça de la Revolucion prima di imbroccare quella giusta, Gastone ha scoperto di non avere il servosterzo e porcona, io chiedo conferma della direzione praticamente ogni 5 minuti; i cubani rispondono, chiedono un passaggio, mandano baci e dicono spesso- jevami contigo- portami via con te. Le 5 ore fra Santiago e Baracoa sono in assoluto il più bel percorso fatto finora. Prima si costeggia il mare,

la città di Guantanamo di cui vediamo solo le periferie e nessun cartello che indichi la base americana e poi, salendo salendo ci si inoltra nella foresta tropicale.

Sulla strada stretta stretta tutta curve, ma discretamente asfaltata fra valli e monti a perdita d'occhio si incontra di tutto,

ed è magnifico: casupole di legno colorato con i tetti di paglia,

pecore,
maiali ingordi,

mucche e buoi,

galli e galline,

capre,

famigliole,

scolari che tornano a casa,

mamme e figli,

uomini che tentano di vendere chioschi di banane, nonne sedute sull'uscio di casa, un vero teatro a cielo aperto.

Il paesaggio è decisamente cambiato, abbiamo percorso il sud e le sue città sulla "caretera central", l'unica grossa arteria che attraversa quasi tutta l'isola al centro, d'ora in poi e per quasi tutta la costa nella parte nord-orientale molto più povera, le strade sono molto dissestate, paesaggi, villaggi e situazioni prettamente agricoli, con scorci naturalistici di rara bellezza. Arriviamo a Baracoa alle 6 di sera, fa quasi buio,

per una volta andiamo in albergo, sciambola, cena al paladar Colonial, l'unico del posto con i soliti pescado e papas fritti. Accompagnato da autista e 4X4 si presenta un ottantenne con bastone e pantaloncini corti che si regge a malapena in piedi. Si struscia e si bacia tutto il tempo sulla bocca con una negretta che avrà avuto massimissimo 30 anni. Di coppie miste con gran divario d'età nel nostro girovagare ne abbiamo viste tante per la verità, (potere del denaro, della fame, della mercificazione dell'amore), sessantenni nostrani burini o meno con giovani creole, meticce, spagnole, di tutti i tipi insomma, ma questa fa veramente schifo e ci indignamo, per quel che serve. Fine di serata alla casa della cultura, tutti seduti in circolo intorno ai suonatori. Atmosfera autentica e semplice, una coppia locale balla il "son", la salsa tradizionale dell'isola muovendo appena e con molta compostezza il bacino, io canto col gruppo la sempre presente Guantanamera e Gastone si lancia nei vortici della danza con Idio (Idio, ma non idiota, il negretto ci tiene a precisarlo). Gastone si schermisce, dice che non sa ballare, ma non è vero, "baila come una cubana" sostiene Idio. Lei balla ed io canto, in due riusciamo a fare una donna intera. L'indomani on the road per Maguana,

la spiaggia più bella della zona a 22 km senza asfalto e tante buche, velocità di crociera 20 all'ora smadonnando, ma è così bello, dopo tante città c'è finalmente aria di caribbe e di vacanza non solo culturale. Passiamo la fabbrica di cioccolato (la coltivazione del cacao è di queste parti), quella di cucurucha (specialità locale formata da una foglia di palma accartocciata a cono con dentro un impasto dolcissimo adorato da Gastone fatto di farina di cocco, miele e arancio) e poi il rio Tinto,

il più grande fiume dell'isola, navigabile in canoa. Mercoledì 27 gennaio oziamo tutto il giorno e poi c'è da fare il bucato, aggiornare il mio diario, studiare l'itinerario dei prossimi giorni, recuperare le forze. Oggi in Europa è il giorno della Memoria. Si è vero, come dice la gente, come dice la LonelyPlanet, Baracoa è veramente magica e non è certo il paesotto povero e sgangherato la ragione. Benchè fra i primi sbarchi degli spagnoli, per la sua posizione geografica estrema, l'ultima lingua di terra dell'isola, per 4 secoli e passa è rimasta totalmente isolata, raggiungibile solo via mare. La preservazione della cultura e delle tradizioni locali, la semplicità e la spontaneità della gente devono molto a questo isolamento, che si è interrotto solo nel 1964 con la costruzione della strada la Farola, quei meravigliosi 55 km che abbiamo percorso fra le montagne e la foresta tropicale per giungere qui. La Farola attraversa il fianco della Sierra del Puril, prima di scendere fra le rocce di granito nero e sbocca all'improvviso sulla costa atlantica. Iniziata ed interrotta durante l'era Batista, la sua ultimazione è un vero regalo di Castro ai rivoluzionari di questa regione che l'hanno sempre lealmente sostenuto durante gli anni di guerra nelle montagne. -la nostra musica è rimasta quella tradizionale e non conosce le varie contaminazioni delle altre province, aquì somos unicos- dicono gli abitanti del posto ed hanno ragione. Baracoa è unica

perchè malgrado il passaggio dei turisti, non si è lasciata cambiare, Gastone ha ballato una sera con uno che l'indomani abbiamo riconosciuto mentre ci lavava i vetri della macchina, nella musica e con la musica le barriere cadono, si balla e si suona per il semplice piacere di ballare e di suonare. Baracoa, punto estremo dell'isola, sembra essere una enclave a parte nella realtà cubana; povera, malconcia, disordinata, riesce a regalare grandi emozioni, ti cattura per il suo senso dell'accoglienza e ci si sente a casa anche se si è appena arrivati. - la nostra unica ricchezza è il coraçon- ci dicono fra una strimpellata e l'altra.

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