martedì 9 marzo 2010

ovest= paradiso

Lasceremo l'Havana per la fine del soggiorno, ora si va all'ovest dell'isola, che meraviglia, giornate veramente sontuose. Per prendere l'autopista all'ovest di Cuba, Pinar del Rio e Vinales, si attraversa tutto il lungomare dell'Avana (il Malécon). Da lontano per qualche istante si vede uno skyline da Manhattan,

sono le sagome dei grandi alberghi, ma ciò che ci colpisce di più sono le onde gigantesche che invadono fragorosamente la passeggiata e ti entrano addirittura dal finestrino della macchina, se non stai attenta. Ci fermiamo alle Terrazas, villaggio di 1200 anime nella Sierra del Rosario, riuscitissimo esperimento di costruzioni

e organizzazione di vita perfettamente ecocompatibile (soggiorno in bellissimo albergo

in mezzo alla natura ed avvoltoi che si lasciano fotografare).

Classificato come riserva di biosfera dall'Unesco, mi fa pensare a quello che ho visto, dello stesso genere, nel deserto del Neghev in Israele, qui ogni dettaglio è stato studiato nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente, perfino la pattumiera non è altro che due foglie di banano intrecciate.

Las Terrazas è un parco vergine di non so quanti ettari assolutamente stupendo,

un ponte per accedervi

colline e valli, un lago,

il fiume con le cascate naturali,

il primo villaggio ecologico di Cuba, ci sono venuti a vivere anche numerosi artisti. Natura a parte, molto interessante la visita al Cafetal Buenavista,

quel che resta della coltivazione e produzione di caffè; numerosi i Cafetales della Sierra del Rosario tra il 1790 ed il 1850 (con la canna da zucchero ed il tabacco, le tre monoculture dell'isola). Ho letto che il WWF francese in un rapporto intitolato "Pianeta vivente" ha definito l'isola di Fidel Castro, come la sola nazione al mondo che pratichi uno sviluppo durevole.

Considerazioni politiche a parte, lo studio del WWF si basa su due criteri chiave: il livello di benessere ( aspettativa di vita, tasso di alfabetizzazione e PIL) e l'impatto ecologico (superficie necessaria per rispondere ai bisogni nutrizionali ed energetici delle persone). I paesi industrializzati occidentali disattendono al secondo criterio perchè inquinano e consumano troppo, quelli del terzo e quarto mondo d'Africa e d'Asia non rispettano il primo criterio. Cuba ha ottimi risultati in fatto di salute (80 anni per le donne, 75 per gli uomini, tasso di alfabetizzazione altissimo e consumi molto bassi. Le vecchie macchine ed i camion lasciano sulle strade incredibili scie di fumo nero, ma sono pochissime, consumo di carne in quantità modestissima, frutta e verdura invece in abbondanza, concimi inesistenti o naturali, in un paese prettamente agricolo non ci sono trattori, ma buoi ed aratri, la maggior parte delle attività vengono svolte manualmente. Per spostarsi il cubano usa i piedi, il cavallo, il calesse, l'autostop, rare le biciclette, ma la sua, più che una scelta ideologica, è la risposta ad uno stato di necessità. La vocazione ecologica

è nata nel cosiddetto "perìodo especial", quando crollato negli anni 90 l'impero sovietico e quindi privato dei suoi sussidi e messo in disparte dall'economia mondiale in seguito all'embargo americano, ha dovuto necessariamente ricorrere al razionamento di tutto ed al riciclaggio per sopravvivere. La Havana, capitale di 2.200.000 abitanti, presenta tutte le caratteristiche delle grandi metropoli (traffico, sovraffollamento) ed è inquinatissima, tutto il resto del paese, però, vive veramente come 150 anni fa nelle nostre campagne con tutte le difficoltà ed i vantaggi "ecologici" che ne conseguono. E' però vero che si intuisce lo sforzo di proseguire in questa direzione ecologica

e le riserve naturalistiche abbondano su tutta l'isola. Tappa seguente a Soroa ed al suo Orchidario, tripudio di orchidee


e piante tropicali

fra cui una stupefacente Ginko Biloba con le sue particolarissime foglie.

Nella sosta al barettino al sole conosciamo un nuovo trio canoro, Erasmo, Oman e Jesus.

Jesus è un giovanottone dall'ugola d'oro che per fortuna non è morto a 33 anni e che si definisce un "loco feliz", un pazzo felice, Erasmo suona invece su una chitarra particolare che si chiama "tres cubano" composta di 3 corde accoppiate due a due. Il trio strimpella una ora tutta per noi persino i successi di Nicola di Bari, ma soprattutto ci dà la miglior definizione di Cuba, finora sentita " una desorganisacion muy organizada".


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