venerdì 19 marzo 2010

Confucio in salsa rivoluzionaria

San Diego de los Bagnos, villaggio pigro e sonnecchioso a 130 km dall'Havana, rannicchiato fra due catene di montagne è l'ultima tappa prima del rientro nella capitale.

Centro termale, famosa per il Balneario, era molto frequentata un tempo dai turisti americani per la qualità delle sue acque. Purtroppo ci siamo andate di domenica, tutto chiuso e non abbiamo potuto fare nessuna abluzione medicamentosa, arrivarci però attraverso strade tortuose e dissestate ci ha permesso un'ultima volta l'incontro con questo paese dalla natura così generosa

e rigogliosa prima dell'immersione nel caos cittadino della capitale.

Prima operazione fondamentale (durata 4 ore), la restituzione della nosta Peugeot 206 all' agenzia Transgaviota, nella hall dell'hotel Habana Libre,

luogo storico per eccellenza. Vecchia proprietà della catena Hilton, è stato requisito nel gennaio '59 per diventare il quartiere generale provvisorio dei rivoluzionari. Fidel Castro dirigeva il paese dalla suite di uno degli ultimi piani. All'Havana bisognerebbe andarci sempre alla fine del viaggio e non all'inizio; dopo 5 settimane in giro per Cuba, viviamo infatti la città in modo totalmente diverso. Per esempio al nostro arrivo non avremmo mai osato avventurarci, come abbiamo invece fatto senza alcun problema, in quella parte poverissima e fatiscente dell'Habana Vieja che ospita una delle tre sinagoghe della città. L'esperienza dell'isola ci ha insegnato che di giorno ed in molti luoghi anche di notte si può andare veramente dappertutto, non ci sono pericoli, la gente è globalmente onesta e corretta e comunque anche molto controllata, mai abbiamo provato la sensazione di pericolo. Visiteremo anche nel quartiere di Vedado la Gran Sinagoga Bet Shalom,

la più grande ed importante, costruita nel 1950, (ce n'è un'altra ancora a Miramar) dove molto ospitalmente la Presidentessa ci riceve e ci racconta la storia della mia tribù che vive a Cuba.

Gli ebrei hanno cominciato a sbarcare sull'isola negli anni '30, con l'inizio della bora nazista, provenienti per la maggior parte dall'Europa nord-orientale. Non avendo ricevuto l'affidavid dagli Stati Uniti (documento-autorizzazione rilasciato dagli americani indispensabile per l'immigrazione nel paese), hanno pensato bene, arrivando a Cuba, di avvicinarsi comunque al paese d'oltre oceano che rappresentava la libertà dalla follia distruttrice hitleriana. Difatti in quell'epoca sono arrivati in 15.000 e poi, finita la guerra, progressivamente negli anni sono riusciti ad emigrare in America. A Cuba, sono rimaste 1200 persone, questo il numero della comunità attuale, sostenuti dagli aiuti esteri, ma mai, ci viene detto, hanno avuto alcun problema di antisemitismo, nemmeno negli anni più duri della revolucion, quando il governo rivoluzionario non vedeva certo di buon occhio le pratiche religiose (inizialmente si era persino abolita la festività del Natale). Ho soffermato l'attenzione sulla foto di una funzione religiosa di un giovane con la kippà in testa e il Che sulla maglietta,

ma, a ben pensarci niente di strano, il tema della giustizia sociale è uno dei cardini del pensiero ebraico e non a caso ci sono stati i Trotsky, le Rosa Luxembourg e l'esperimento dei kibbuts in Israele. Grazie Gastone di aver condiviso questo momento con me. Altra conferma della ricchezza multietnica dell'isola, l'abbiamo al Barrio Chino,

il quartiere cinese del Centro Habana. La Calle Cuchillo,

stretta strada pedonale, ne è la principale arteria, debordante di vita, colore e della tipica intraprendenza asiatica; alla libreria Confucio,

niente Confucio e molto Che e mi ha fatto francamente un certo effetto vedere in giro delle fessure d'occhi su volti totalmente neri. Non conosco la storia dei cinesi cubani, ma ho letto che attualmente, dopo il Venezuela, la Cina è il secondo partner commerciale dell'isola. Non potevamo poi certo mancare il Museo della Revolucion

installato nel vecchio palazzo presidenziale e con sale decorate all'interno dal celeberrimo Tiffany's di New York.

Il museo ripercorre cronologicamente tutta la storia dell'isola, dalla cultura precolombiana all'epoca attuale, documenti propagandistici a mai finire, c'è anche l'imbarcazione Granma in un padiglione a parte in giardino,

poi la casa Bacardi,

gioiello dell'Art Déco, il Museo de la Ciudad con due pavoni splendidi che si facevano ammirare nella superba corte centrale,

la Colecciòn de Arte Cubano

con artisti come Guillermo Collazo, Blanco e Martinez (maestro del pop cubano) che non conoscevo
e l'internazionalmente famoso Wilfredo Lam e per finire il Paseo del Prado,

boulevard di stile europeo che ricorda molto le Ramblas di Barcellona. La cosa più bella è stata però girare nuovamente senza meta per l'Havana vecchia, restaurata e non,

scoprire a caso patii sontuosi,

perdersi nel dedalo di vie,

osservare,

stupire degli incredibili connubi fra arte e natura

congedarsi da questa musica straordinaria che ti accompagna ovunque

cogliere quell'atmosfera particolare dai mille risvolti sorprendenti che fa di Cuba, proprio Cuba.


2 commenti:

  1. uauh Sara,complice la pioggia,oggi ti ho letto tutta in un fiato!!!
    Che emozione " vivere " Cuba attraverso le tue parole e "godersi" le splendide,curiose colaritissime,spettacolari immagini!
    Sei una novella Steve McCurry!
    Non ti dico poi quando "a mi vida y mi amor" gli ho letto che l'hai citato nel tuo diario ha fatto una ruota simile al pavone che hai fotografato!!!
    un abbraccio adriana

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  2. solo oggi ho letto l'ultima fatica. Grazie per avermi fatto ripiombare là all'improvviso, attraverso le tue parole e le immagini vedo e sento i suoni, i colori, i profumi e capisco che ormai li porto con me. Per siempre, come cantava il nostro CD preferito.
    Gastone

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