giovedì 4 marzo 2010

Che, artista de la lucha guerrillera

Va bene la stupenda playa Pilar, va bene il paradiso naturalistico del cayo più esclusivo, ma dopo 3 giorni di ozii di Capua, la voglia di strada riprende, riprende soprattutto la voglia della gente, delle emozioni dei mille flash quotidiani. Prima Caibarien,

porticciolo dal ricco passato quando si esportava tanto zucchero,

poi maciniamo chilometri sotto la pioggia nella riserva naturalistica di Cayo Brujas con la bellissima spiaggia Las Salinas (un posto dove varrebbe la pena fermarsi), da ultimo la meta finale del giorno è Remedios,

una delle più antiche cittadine cubane, altra destinazione saccheggiata regolarmente, illo tempore, dalla pirateria. All'hotel Mascotte, ex casacoloniale, ci spariamo la più bella doccia di tutto il viaggio, ma soprattutto affacciata al balcone vedo e fotografo tutto quello che succede sulla piazza centrale.

Il paese di giorno è totalmente sonnolente, un'atmosfera siciliana da Sciascia o Camilleri, gente sull'uscio di casa,

una partitina a domino,

i bambini giocano a biglie ed erano anni che non lo vedevo,

si chiacchera,

molti portoni sono spalancati e lasciano intravedere cortili grandiosi, patii di grandissimo respiro, bugigattoli improponibili; a partire dal tramonto improvvisamente la piazza centrale si anima di giovanissimi che ridono e chiaccherano, le campane della chiesa

col più bel altare tutto rivestito d'oro mai visto suonano per richiamare i fedeli alla messa (ci siamo andate, 4 vecchiette e basta), la gente sembra tranquilla e serena, sotto il colonnato ci si siede al caffè locale, che vergogna, niente mohito ma la solita acqua e limone.

13 famiglie scappate da Remedios hanno fondato Santa Clara,

città invece vivacissima, dall'università importante che ha visto un'azione determinante del Che agli albori della revolucion, l'assalto ad un treno carico di munizioni .

Qui c'è un suo busto-Monumento

(proibito fotografarlo dal di dietro), il Museo a lui dedicato ed il Mausoleo. Nel 1997 la sua salma è stata portata qui dalla Bolivia dove era stato ucciso nel '67. Per volontà di Fidel c'è un lume sempre acceso.

Per tutta Cuba abbiamo visto pochissime immagini per la verità del Lieder Maximo, solo sue frasi e pensieri che sostituiscono peraltro in modo massiccio la nostra cartellonistica pubblicitaria, qui totalmente inesistente; immagini del Che invece in quantità pletorica everywhere. Nel Museo, lettere varie, camice, armi, arnesi medici ortodontici usati dal Comandante, i pilastri

del pensiero rivoluzionario. " Che era un maestro della guerra, un artista della lucha (lotta) guerrillera"-dice di lui Fidel Castro- per il quale ogni cubano deve saper tirare, e tirar bene.

A me francamente i cubani sembrano estremamente pacifici e per niente vogliosi di "lucha". A Santa Clara non ci siamo fatte mancare proprio niente, nemmeno la più bella casa particular del soggiorno cubano, mobili art déco di gran gusto, un cortile interno tipo foresta equatoriale

con tanto di cane chow-chow, gatto bianco angorato, pappagallini verdi e colombe ammaestrate, la nostra stanza una delizia.

I padroni di casa Wilfred ed Angel sono squisiti e solo da una coppia così si può trovare tanta raffinatezza e gusto, niente da fare, sono i migliori (A Santa Clara la concentrazione gay è alta e credo siano finiti i difficili anni di discriminazione da parte del regime). E' domenica, giorno di festa, bel mercato animato, ognuno si improvvisa venditore di qualcosa

visita al Museo delle Arti Decorative con una ricca e fedele ricostruzione di ambienti coloniali e all'imbrunire musica, si balla in piazza,

ce n'è di tutti i gusti, matti ed originali compresi. Al Marchesina invece, locale branché si esibiscono dei cloni del Buena Vista Social Club, io vengo corteggiata da un estimatore dei miei occhi (fanfaronate che non sentivo dalla prima guerra mondiale) e Gastone luma invece 3 biondoni canadesi, temo ahimé diversamente orientati. Tappa seguente Matanzas,

porto attivo a un centinaio di km dall'Havana. Matanzas è molto dissestata e non ci piace un gran che, ( mi ha colpito il numero di un portone, 56 e mezzo)

anche se era stata soprannominata l'Atene cubana per l'alta concentrazione di scrittori e poeti, l'élite intellettuale bianca, ma è un buon punto di partenza per andare al navigabile rio Canimar,

alla Playa Coral,

tutta corallina con la barriera vicinissima raggiungibile con poche bracciate di nuoto ed uno snorkeling ricco di belle formazioni e pesci multicolori e visitare infine per qualche ora la bellissima spiaggia di Varadero, meta privilegiata degli italiani "cherchez la femme". Varadero è una lingua di 20 chilometri di sabbia bianca incontro all'oceano

e tutto sommato molto meno turisticamente orrida di quanto temessi. Certo, un sacco di alberghi e ristoranti, una Rimini locale, ma c'è anche il villaggio e da due anni a questa parte i cubani ci possono venire. Da Matanzas verso l'Havana si percorre la Via Blanca, l'unica strada costiera veramente attaccata al mare, sono le cosiddette Playas del Este con la selvaggia e fascinosa Jibacoa.


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