martedì 2 giugno 2015

spazio per riposo occhi !

Su suggerimento dell'amica Eva passo la mia domenica milanese a scoprire qualche nuova chicca della zona romana-ticinese; parcheggio la mia smartina al parco delle basiliche che è sempre bello, ma adesso con papaveri e altri fiori di campo sgargianti di colori ancora di più. Il mio giro inizia nella pedonalizzata via San Calimero dove c'è l'omonima chiesa con accanto l'Archivio storico del Museo Diocesano e dove sfilano murales di milanesi veri o d'adozione, icone della città nei più svariati campi: Mariangela Melato, Alda Merini, Franca Rame, Gian Maria Volonté, Carlo Emilio Gadda, Giò Ponti, Luchino Visconti, Enzo Iannacci. 
Non conosco l'artista di strada che li ha creati, ma mi piacciono nella loro omogenea policromia. Qua e là anche delle citazioni di poeti, pensatori e filosofi. Foriere di riflessione due in particolare, una africana che dice "per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio" e una di Paul Valery "Non sempre io sono del mio parere" che messa accanto a Giorgio Gaber, cantore ineguagliato di perplessità, ci sta proprio a pennello. 
Tappa successiva  via De Amicis 17. Questo indirizzo è una caverna di Alì Babà perché sede di molte associazioni fra cui il famoso Circolo De Amicis, luogo di incontro e dibattito della cultura laica e socialista di Milano  fondato da Aldo Aniasi, un tempo sindaco della città. Si varca lo stesso portone anche per vedere quel poco che rimane di uno dei più grandi anfiteatri romani dell'antichità risalente ai primi decenni del primo secolo dell'era volgare. Io però ci sono andata per imparare qualcosa di Alik Cavaliere, scultore e professore di scultura all'Accademia di Brera su quella cattedra occupata prima di lui dal grande Marino Marini; ci sono andata per vedere le sue opere e il suo atelier immerso in un favoloso giardino.
Pendono ciliegie vere e buonissime perché le ho assaggiate nel frutteto che l'artista ha piantato, ma c'è anche un melo, un albero di fichi, uno di cachi e uno di prugne; dagli alberi creati invece da Alik Cavaliere pendono frutti non commestibili, ma altrettanto veri perché fatti d'arte e dei più svariati materiali  e soprattutto mele, tante mele, il frutto simbolo della conoscenza per antonomasia. Nel suo giardino incantato nel cuore della Milano romana e medievale che occupa il braccio duecentesco di un convento ristrutturato nel XVI° secolo,  i confini tra spontaneo e costruito, fra uomo e ambiente, risultano volutamente labili: reale e immaginario, vero e finto,  invenzione della natura e invenzione dell'artista sembrano confondersi e fondersi.  
"Ho sempre usato i materiali come un regista, come un "trovarobe" teatrale, come un narratore di storie e racconti; lavorando sulla memoria, cercando di creare dei percorsi, dei labirinti dove potermi incontrare con l'eventuale visitatore/spettatore per poi perderci entrambi all'interno dell'opera stessa, oltre che psicologicamente anche fisicamente nella pluralità delle angolazioni o nei grovigli della materia o delle indicazioni suggerite.....In quarant'anni ho usato le stoffe, il legno, la carta, le parole, l'acqua (più volte), la luce, la fotografia, i metalli...la porcellana, la ceramica, la terracotta, la terra refrattaria, gli ingobbi, il vetro, lo specchio, la plastica...il marmo, materiali lucidi e opachi, oggetti trovati, recuperati saldando, fondendo, assemblando..." (Alik Cavaliere)
Sulla via De Amicis poi, all'angolo con le Colonne di San Lorenzo, appese al muro una marea di  bambole di ogni tipo e un appello sottoscritto da tantissime firme contro il femminicidio dichiarato crimine contro l'umanità. Irriconoscibile la via Gian Giacomo Mora un tempo conciatissima con tutte le sue vecchie case ridipinte e restaurate e un tocco di leggerezza e mondanità con il negozio vintage Cavalli & Nastri dove fenicotteri rosa accolgono silenziosi, ma rigorosamente attenti il potenziale cliente. L'ultima tappa del giorno è vicinissima, si tratta dello studio museo di Francesco Messina  in via San Sisto 4/A.
Completamente diverso dall'atelier di Alik Cavaliere, ma un altro spazio assolutamente magnifico come possono essere i volumi di una chiesa sconsacrata eretta su commissione di Federico Borromeo a fine '500 e dedicata a San Sisto, il papa ai tempi dell'imperatore Adriano. Nel 1974 lo scultore siciliano offriva al Comune di Milano ottanta sculture e 26 opere su carta in cambio di questo relativamente piccolo ma preziosissimo studio nel centro più antico della città. Destinata in un primo tempo ad essere demolita, perché gravemente danneggiata dai bombardamenti dei due conflitti mondiali, scegliendo la chiesa come suo luogo di lavoro, Francesco Messina l'ha salvata. 

In esposizione nemmeno uno dei celeberrimi cavalli del Maestro, ma in compenso la bellissima Maria Laura in cera del 1946 e un gesso policromo del 1977 di Carla Fracci, l'icona meneghina delle punte.

Decisamente un bel bottino domenicale, ma anche gioia nel ritrovare, a termine giro, piazza Vetra tra i fiori e una scritta su un angolo di muro vuoto che ho molto apprezzato:       SPAZIO PER RIPOSO OCCHI

Nessun commento:

Posta un commento