giovedì 3 aprile 2014

fra torture del passato e Meninas del presente

Puerta Puerto 2012
Fra chi adesso se la dorme tranquillo sul marciapiede e chi benedice benevolo, non va dimenticato che quell'iniziale città "aperta" nel cuore del Caribe che era Cartagena, fondata nel lontano 1533 da Pedro de Heredia sul luogo in cui sorgeva Calamari, un insediamento di nativi locali, si trasformerà in una città "chiusa" difesa da più strutture, fortificazioni, baluardi e muraglie,  punto nevralgico per la strada dell'oro e la tratta degli schiavi. La Cartagena del XVII° secolo era una città "globalizzata" come  diremmo noi oggi,  porto di scambi e genti provenienti da tutti i continenti, ma la "modernità" del Nuovo Mondo si inaugura con la tratta negriera che vedrà ben 11 milioni di africani  solcare i mari della schiavitù.
E questa pagina ignominiosa della Storia durata tre secoli consecutivi non è tutto, nella Spagna illuminata, gemma di quell'impero talmente vasto in cui non tramontava mai il sole, sorgerà anche l'Inquisizione. Nell'alberata plaza de Bolivar si erge maestoso il Palazzo dell'Inquisizione, uno degli edifici più belli di Cartagena intra muros, con il suo magnifico portale barocco in pietra incoronato dallo stemma spagnolo, costruito nel 1610 e completato soltanto oltre un secolo più tardi per ospitare la sede del Tribunale del Santo Uffizio. Il Santo Uffizio dell'Inquisizione, istituzione della chiesa creata da Papa Gregorio IX° nel 1233 per vegliare su tutta la cristianità europea e che a partire dal 1480 assumerà quel carattere coercitivo tristemente noto. (Rifiutando in quanto ebrei la conversione forzata, rifiutando di diventare "marrani" come sono stati chiamati in senso dispregiativo , la mia famiglia paterna l'inquisizione se l'è scampata, emigrando a fine 1400 in quello che era allora l'impero ottomano, ma a casa mia, con la nonna e con papà ho sempre parlato quella lingua che si è trasmessa oralmente nei secoli, ovvero il castigliano del 1500, quello che si parlava in Spagna ai tempi della cacciata; il famigerato 31 marzo 1492 la data dell'Editto di espulsione ).

Nelle colonie lontane ovviamente la tragedia slitta di qualche anno e a Cartagena de Indias il Tribunale diventerà operativo per due secoli, dal 1610 al 1811. A parte quelli accusati di eresia, fra i crimini più gravi figuravano la pratica delle arti magiche, la stregoneria e la bestemmia, ma fra delazioni e denunce si fa presto a far fuori chiunque risulti scomodo sporcandolo di colpe inesistenti. Gli accusati riconosciuti colpevoli, praticamente tutti perché non si ha notizia di nessun accusato risultato poi innocente, venivano sottoposti all'autodafé, la cerimonia pubblica in cui si eseguiva la condanna decretata in un'atmosfera da nemesi collettiva. Leggo che a Cartagena si sono tenute cinque autodafé per un totale di circa 800 persone giustiziate. L'unica notizia positiva che sono riuscita a trovare è che i nativi locali sono stati risparmiati  poiché né giudicati né mai giustiziati dal Tribunale del Santo Uffizio (probabilmente perché considerati uomini di serie B). Sistemata adesso nel patio interno una ricca esposizione di tutti gli strumenti di tortura con tanto di spiegazioni "tecniche" dei vari metodi usati, in nome di Dio s'intende, ma preferisco soprassedere.
Oltre a strumenti di tortura e documentazione sull'Inquisizione, il palazzo offre anche una ricca panoramica su tutta la storia di Cartagena, in particolare del periodo coloniale e della lotta per l'indipendenza. La città è stata infatti fra le prime a dichiarare la propria indipendenza dalla Spagna già nel 1810, inducendo Bogotà e altri centri del paese a seguire il suo esempio. Nel museo si tengono anche mostre temporanee e ce n'era una che ho trovato bellissima. Dal titolo "Otras Meninas", "altre Meninas" è stata organizzata dall'associazione "Women Together" con il duplice scopo di presentare il lavoro di artisti spagnoli e colombiani emergenti e nel contempo far riflettere sulla condizione della donna nel presente. 
Diego Vélazquez: Las Meninas 1656  Museo del Prado
Attraverso l'esposizione monografica dedicata all'interpretazione contemporanea del paradigma femminile impersonato dall'Infante Margarita, la primogenita di Filippo IV e Marianna d'Austria, "Women together" con questa mostra itinerante iniziata nel 2007 e che via via si sta arricchendo di nuovi autori e nuove opere, vuole proporre una riflessione sull'universo femminile e la sua condizione sociale, perché nel XXI° secolo le Meninas, ovvero le ragazze di oggi, non possono più restare silenziose nella rigidità di un ruolo come l'Infante Margarita. E "Las Meninas", questo celeberrimo quadro della corte reale spagnola immortalata sulla tela da Diego Vélazquez ha sempre esercitato grande fascino su molti artisti nei secoli, una per tutte basterà citare le varie interpretazioni del 1957 di Picasso; gli spagnoli José Maria Subirachs, Robert Llimos, Alfonso Alzamora, il colombiano Hernando Pereira Brieva fra gli autori delle opere di questa mostra, per me sono nomi nuovi, ma ho trovato molto interessante il loro lavoro.

1 commento:

  1. Con questo post trovo finalmente il fascino di Cartagena, grazie al particolare autobiografico, ma soprattutto grazie al peso della storia. Il tuo precedente articolo su Boca Grande mi aveva dato l'impressione di una grossa città "globalizzata" malamente. Avevo usato l'aggettivo senza sapere che in effetti l'avresti descritta più o meno così anche tu riferendoti al passato. Tremendo, raccapricciante, purtroppo reale.
    Carina la mostra sulle Meninas. Proprio un anno fa ero al Prado e mi incantavo davanti alla grande tela di Velàzquez. La rigidità a cui erano costrette le donne della corte ha impiegato secoli a sciogliersi, ora las infantas circolano in jeans e infradito. Forse non sono più così maestose.

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