mercoledì 20 novembre 2013

sulle tracce di Edmond Dantès

Semplicemente meraviglioso il mercato mattutino del pesce sul molo centrale del vecchio porto marsigliese: mitili a volontà, polipi giganti, certi scorfani e tranci di tonno ......

Noi donne chi ci ferma più! Ecco il biondo capitano di Helios che ci porterà in una bellissima gita in mare a visitare i famosi calanchi e l'antico borgo di Cassis incuneato fra questi fiordi provenzali e Cap Canaille, si proprio così, Capo Canaglia, quale ciliegina finale.

Marsiglia si allontana lentamente, su un molo la scultura tutta bianca di non so quale artista e quale città immaginaria, poi la visione delle isole du Frioul, Château d'If, Pomègues e Ratonneau. Anche se è la più piccola delle tre, l'isola d'If è la più famosa, resa celebre dal suo castello costruito su ordine del re François I° ben cinque secoli fa. Vista la posizione strategica il castello è stato poi fortificato e usato come prigione di stato. Pare che nell'arco dei secoli dentro vi abbiano tristemente soggiornato in molti, da principi a comunardi, ma non la Maschera di Ferro e il Marchese de Sade come vuole la leggenda. Nel suo romanzo Alessandro Dumas ci ha imprigionato Edmond Dantès dimostrando come l'immaginario possa talvolta diventare più reale del vero perché ai turisti  si fa visitare la cella del Conte di Montecristo. E poi parlano di fantasia e intraprendenza dei napoletani! Le altre due isole sono quasi deserte, servivano per mettere in quarantena i malati contagiosi; sull'isola Ratonneau si possono vedere le rovine di un ospedale.

  Straordinario lo spettacolo dei calanchi visti dall'acqua e giustamente i marsigliesi sono molto fieri di queste loro bellezze naturali  a cavallo tra terra e mare, ormai tutte sotto tutela del Conservatoire du Littoral. All'osservatore frettoloso di una gita in barca di qualche ora risulta solo la bellezza di questi maestosi strapiombi e dei piccoli villaggi incuneati in fondo ai fiordi, ma naturalmente ogni calanco e ogni insediamento abitativo ha un nome e una storia.
Ho scrutato persistentemente l'acqua nella vana speranza di vedere dei delfini, pare siano frequenti da queste parti, ma niente, si fa ammirare invece Cassis, un vecchio borgo di pescatori. 
Sulla guida leggo che dei 170 pescatori professionisti ancora attivi negli anni sessanta ne sono rimasti a malapena una dozzina, probabilmente perché il turismo è molto più lucrativo.  Cassis d'estate è una vera bolgia, ma visitata fuori stagione come abbiamo fatto noi è un gioiellino, tirata a lustro fin troppo; le vecchie pietre dei vicoli sembrano lucidate a cera, il grande Charlie Chaplin ci cuocerebbe sopra due uova al tegamino. Per comprendere il genere forse basta dire che è gemellata con Portofino. 
Ritorno a Marsiglia giusto in tempo per un tramonto che sta per morire, Fort Jean ci dice arrivederci e l'ambulante visto al mattino è sempre lì sul molo per chi vuole intraprendere la carriera di marinaio acquistando la tenuta giusta, in qualche modo bisogna pur cominciare. Lassù sulla collina la basilica Notre-Dame-de-la Garde domina tutta la città e ci si augura que la "Bonne Mère", come la chiamano affettuosamente i marsigliesi, li protegga tutti.

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