venerdì 1 novembre 2013

Marsiglia in cantiere

Un fronte mare lunghissimo, il Boulevard du Littoral,  che va dal grattacielo progettato dall'iraniana Zaha Hadid che si vede in fondo alla maquette fino alla cattedrale de la Major, agli inizi del vecchio porto. Siamo nel quartiere Joliette o più precisamente ancora in pieno progetto Euroméditerranée, Euromed dicono i francesi che adorano abbreviare tutto, cioè quell'ampio programma di ristrutturazione e conversione di vaste aree di Marsiglia, quella portuale in particolare, iniziato nel 1995 e che dovrebbe arrivare a conclusione nel 2015.

Primo porto francese, seconda metropoli  per estensione e numero di abitanti, città carica di 2600 anni di storia, vivacissima e multietnica che ha dato i natali a personaggi del calibro di Fernandel, di scrittori come Marcel Pagnol, Antonin Artaud e Edmond Rostand, (quello del celeberrimo Cyrano de Bergerac), dello scultore César, dello straordinario coreografo Maurice Béjart, di Zidane per gli amanti del calcio e dove Yves Montand emigrato con la famiglia dalla Toscana a soli 11 lavorava già nelle fabbriche del rinomato sapone prima di diventare quel che è diventato, Marsiglia era una città in grande difficoltà.

Grande immigrazione poiché da sempre terra d'asilo per greci, italiani, armeni, ebrei, spagnoli, magrebini e soprattutto algerini, nei vari momenti storici ognuno ha avuto un paese o una ragione da cui scappare, crisi economiche, crisi dei cantieri portuali, disoccupazione, obsolescenza di case e strutture, quartieri periferici dove la polizia non osa entrare, una città difficile insomma, all'abbandono, ad alto rischio sociale e dalla brutta fama perché vista come centro di malaffare, corruzione, delinquenza, la Napoli d'oltralpe per fare un paragone che mi dispiace fare e non a caso si sono ambientati a Marsiglia pellicole "noir" della cinematografia francese come Borsalino o French Connection. E' nella progressiva consapevolezza di questo disagio composito che è maturata l'urgenza del progetto Euromediterraneo per rilanciare la città a livello nazionale ed internazionale con investimenti imponenti da parte della Comunità Europea, lo Stato, organismi locali, uno sforzo enorme che sta cambiando il volto della città facendone un vero cantiere a cielo aperto.

Il grattacielo della Hadid delle foto sopra per il gruppo CMA CGM, per importanza il terzo gruppo marittimo al mondo di proprietà di un libanese (18.000 collaboratori nelle varie sedi)  è più bello visto da vicino che da lontano; praticamente è formato da tre edifici, uno verticale di 33 piani, uno orizzontale quasi altrettanto lungo collegati da una costruzione- passerella che funge da raccordo, mi chiedo come faranno a tener puliti tutti quei vetri. Dentro c'è di tutto, uffici open space, sale direzionali, sale fitness, ristoranti, persino un mini ospedale, roba da andarci a lavorare subito subito. Conservato e solo ristrutturato invece l'edificio primo novecento della compagnia marittima statale.

 Interessante il Silo di architettura "funzionalista" ex silo dove veniva scaricato il grano direttamente dalle navi. Originariamente ce n'erano tre, ma due sono stati bombardati e distrutti nel '44. Si sarebbe voluto abbattere anche quello rimasto, ma gli architetti universitari si sono ribellati sostenendo il valore patrimoniale e unico di questo esempio di archeologia industriale-portuale nel contesto storico della città. Il silo è diventato sala cinematografica e di spettacoli, lo chiamano "l'Olympia de la mer" per l'acustica stupenda e una capienza di 2000 posti esattamente come il suo più celebre omonimo parigino.

Imponente poi il progetto della riabilitazione e conversione dei  DOCKS terminato solo in parte. Un complesso gigantesco davanti al mare dove c'erano gli uffici per tutte le operazioni marittime e dei magazzini di stoccaggio merci; sulla via posteriore c'erano le rotaie e passava il treno per poter scaricare velocemente tutto ciò che dai depositi parigini doveva essere spedito via mare e viceversa dal mare verso la capitale. Ho pensato ai dock che conosco, quelli di Londra, di Barcellona, di Tel Aviv, di San Francisco, tutti come qui sembrano seguire la stessa destinazione d'uso trasformandosi in negozi, uffici commerciali, ristoranti, luoghi di incontro culturale di vario tipo.
 
Continuando sul Boulevard du Littoral che sembra non finire mai e le gambe cominciano a farmi male, incontriamo il J1 dove è allestita la mostra di Le Corbusier e di fronte una lunga bellissima fila di immobili haussmaniani (il barone Haussmann che ha progettato i grandi boulevard parigini) tutti restaurati.


All'orizzonte comincia a profilarsi la parte più bella della città, le due costruzioni museali degli architetti  Rudy Ricciotti e Stefano Boeri di cui parlerò in un prossimo post e il vecchio porto. Di fronte c'è la cattedrale de la Major grande quasi quanto San Pietro a Roma, sincretismo architettonico fra romanico, bizantino e gotico ora in via di restauro e nelle arcate sottostanti ci vogliono drammaticamente fare un centro commerciale di lusso e accanto un edificio lungo e basso significativo  non solo per la sua architettura modernista simile a una nave dell'architetto Pouillon ma per la sua storia.  Era la vecchia stazione sanitaria marittima, qui si controllavano le vaccinazioni, si procedeva alle disinfestazioni di persone e cose, si procedeva al depistaggio dei casi dubbi, si tenevano e si curavano le persone in quarantena, una specie di Ellis Island sul Mediterraneo, si facevano studi sui topi responsabili della più grande epidemia di peste della storia marsigliese, quella del 1720. All'abbandono da una quarantina d'anni, il luogo è stato restaurato per diventare il modernissimo museo d'arte "Regards de Provence".

Lungo l'immenso molo del porto vecchio per terra vedo una scritta: "dal 1 al 17 febbraio 1943 la Wehrmacht ha distrutto con l'esplosivo gli immobili dei vecchi quartieri. La ricostruzione iniziata dopo la Liberazione ha richiesto molti anni in particolare sotto la guida di Fernand Pouillon". Porto di transito e di fuga della "zona libera" e rifugio per numerosi clandestini Marsiglia ha infatti pagato un tributo molto alto alla guerra vedendosi, città più bombardata di Francia, radere al suolo tutti gli stabili lungo il porto.

Sempre al porto vecchio, struttura minimale ma di grande fascino, la tettoia in acciaio inox progettata da Norman Foster. Sicuramente protegge dal sole che a Marsiglia non manca quasi mai, ma soprattutto apre nuove prospettive riflettendo all'incontrario persone, mare, barche, il mondo alla rovescia!

Dopo una giornata a scarpinare, meritatissima cena in un ristorante-luogo storico, Les Arcenaulx, dove nel XVI° secolo venivano costruite le galere della flotta dei re di Francia, concertino nella piazza prospiciente e belle decorazioni in pietra in metropolitana tornando finalmente in albergo.

  

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