martedì 21 maggio 2013

minimalia d'artista

Una breve interruzione delle mie note americane per segnalare un chicca di modeste proporzioni spaziali,  le sono sufficienti due  pareti del Museo di Brera perché si tratta di quadri minuscoli solo 8 cm. x 10, ma di grande qualità. "A tutti i pittori ho chiesto l'autoritratto" è il titolo della mostra che non mi sono lasciata scappare, ne ho letto in proposito sul Corriere della Sera di martedì 7 maggio in un articolo di Valentina Fortichiari, la nipote di Cesare Zavattini.   Nel lontano 1941 Zavattini  dopo aver ricevuto in dono da un amico un quadretto di Campigli decide di iniziare questa sua collezione di tele minime chiedendo praticamente a tutti i maestri del '900 italiano, molti fra loro suoi amici o vecchie conoscenze, di fare in piccolo formato un autoritratto e un tema libero.
(in senso orario partendo dall'alto: Cesare Zavattini, Dino Buzzati, Felice Casorati, Claudio Parmiggiani, Bruno Munari, Fortunato Depero.) 

Renato Guttuso
Personalità poliedrica dai molteplici interessi, capofila del neo-realismo come autore di soggetti e sceneggiature di una delle migliori stagioni del cinema italiano, Zavattini non sta solo con la penna in mano, dal 1938 comincia anche a dipingere "a sporcarmi di tempere, inchiostri, oli, vernici, a usare le dita come pennelli......Per divertirmi dipingo per ore e ore. Che gioia profonda mi danno i quadri, e se avessi soldi non farei altro che comprare quadri" come dice lui stesso.  Non solo scrittore per professione e pittore per passione, Zavattini diventerà anche collezionista attento ed esigente, arriverà a possederne 1500 circa di opere tutte appese nel suo studio romano, compagni muti ma sempre presenti nel suo lavoro quotidiano.
Mimmo Rotella
Per ragioni economiche nel 1979 Zavattini è costretto a vendere la sua collezione che verrà smembrata fra collezionisti e galleristi, ma nel 2008 la Pinacoteca di Brera arriva ad acquistarne 152 che entrano a far parte del patrimonio pubblico nazionale e che formano l'attuale mostra. Marina Gargiulo, curatrice della mostra, così si esprime nella presentazione al catalogo: "L'idea nasce per caso e per necessità: da un lato Zavattini non può permettersi una "collezione di quadri grandi perché costavano troppo" e si inventa il collezionismo economico "ridotto", di "quadri piccoli"; dall'altro si lascia attrarre dal fascino singolare del formato minimo.....Lo spazio minimo suona come una sfida, una provocazione, in cui il mondo dell'arte del Novecento si lascia intrappolare volentieri: " Una collezione unica....tutta la pittura italiana contemporanea in una camera". E anche Giuseppe Migneco glielo scrive in una lettera: " ....Comincio a capire la tua idea (che a prima vista mi sembrava piuttosto bislacca): Sarai tu solo a possedere una collezione di quadri minimi. Ti abbraccio Migneco".

Umberto Lilloni
A fronte di diverse personalità e temperamenti corrisponderanno ovviamente molteplici reazioni e risposte degli artisti interpellati a far parte della collezione, come risulta dal ricco epistolario e dalla documentazione presentati nella mostra. Per offrire una maggiore possibilità di scelta c'è chi gli invia un numero superiore di quadri rispetto alla richiesta, come Fortunato Depero che ne spedirà cinque, c'è chi come Rosai, in caso di mancato gradimento è disposto persino a ritoccare la sua opera, chi come Enrico Baj, e non solo lui, confesserà la difficoltà e la fatica nel cimentarsi col "piccolo": " Caro Zavattini, ......Non chieda altri quadretti! Sono uso fare quadri enormi, metri alla volta, e il passaggio al piccolo formato, repentino e durissimo, l'ho affrontato bene sì, ma non avrei la forza di riprovarci. Se i detti due non la soddisfano, me li rimandi pure. Cordialmente suo Baj". (20 settembre  1964)

Massimo Campigli
" Caro Zavattini, grazie per la gentile lettera e per l'ordinazione di due quadri....Comunque non tarderò a farli. Li farò a olio e saranno i soli così piccoli che avrò mai fatti. Io ho l'ambizione sbagliata di fare delle pitture immense che poi mi danno dei dispiaceri per riuscire sempre come vogliono loro non come voglio io. Chissà che io non mi salvi appo i posteri per i miei quadri minimi, grazie al vostro mecenatismo. Contraccambio cordialmente, Saluti e ammirazione". Massimo Campigli  ( 4 marzo 1943).  "Non ti ho mandato l'autoritrattino (ne ho tentati tre), perché non sono soddisfatto. Quegli otto centimetri, credimi, sono la mia tortura. Ma il quadretto lo avrai, costi quel che costi. Ti abbraccio. Il tuo Domenico Cantatore". (20 giugno 1950)
E ci sarà anche chi, in nome di un vecchio sodalizio, farà dono a Zavattini della sua opera come per esempio Carlo Carrà o Filippo de Pisis. " ....Te lo dono con molto piacere come ricordo della nostra amicizia....Tuo Carlo Carrà". (7 novembre 1942).   "Caro Zavattini, eccoti il quadro mio che spero vada bene. Te lo regalo in "segno di stima e di amicizia". L'ho fatto a tempera per potertelo mandare subito. Starà meglio sotto vetro....Tante belle cose dal tuo Filippo de Pisis" (7 novembre 1942).

Se penso  a quelle installazioni museali immense che vanno tanto di moda oggi, alle gigantografie che imperversano per i muri delle città,  a certe opere "extra big" e "extra large" che sperano forse così di restare nello sguardo di chi le osserva, quei 125 quadretti della collezione di Cesare Zavattini raccolti nell'arco di una vita,  risaltano come un patrimonio artistico prezioso e non solo per il prestigio di artisti famosi, ma anche perché rara lezione di modestia, sensibilità e buon gusto.

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