mercoledì 15 maggio 2013

Canyon Boy canta per noi

Non si può visitare da soli il Canyon de Chelly, bisogna essere accompagnati da una guida. Appuntamento allora alle 9 del mattino al Thunderbird Lodge, il nostro "uccello di tuono"  tutto gestito da indiani locali, fra gli alberi piegati dal vento e nuvole minacciose.

 Si presenta un omone sorridente, al secolo fa Oskar Bia, ma il suo nome indiano vuol dire Canyon Boy, il ragazzo del Canyon. Si chiama così a giusto titolo, è proprio un figlio del luogo, perché strada facendo ci spiegherà che lui in quel Canyon ci ha vissuto tutta la sua gioventù, racconta delle interminabili camminate e rampicate tutti i giorni per raggiungere l'autobus che lo avrebbe portato a scuola e tante altre cose, ma sono seduta dietro e il mio inglese non è brillante, capisco poco e non posso fargli tutte le domande che vorrei. Adesso nel  Canyon risiedono ancora  50-60 famiglie, ma Canyon Boy non vive più fra queste strette, inospitali gole, lui ora abita al "top" del Canyon in un villaggio immagino che non abbiamo visitato.
Come la Monument Valley e altri siti e parchi, il Canyon de Chelly fa parte della Navajo Indian Reservation, un'area vastissima che copre oltre 70.000 Km. quadrati di montagne, foreste, conformazioni rocciose, mesa e sterminati spazi desertici. Quest'area è compresa soprattutto nell'Arizona del nord-est, ma anche in parti più modeste dello Utah e del New Messico. I Navajo sono i discendenti di cacciatori nomadi migrati in queste aree nel XVII° secolo dopo la scomparsa degli antichi antenati Anazasi. Per secoli hanno allevato il bestiame in tenute isolate, con la lana hanno creato i tipici tappeti e le coperte conosciute nel mondo.

Dopo la guerra messicana e il controllo a partire dal 1848 del sud-ovest, l'esercito degli Stati Uniti iniziò a invadere i terreni occupati dalle tribù. Gli indiani hanno così subito prima lo sterminio dei messicani e poi quello degli americani, andando a ingrossare come vittime le fila di altri genocidi della storia passata e presente. Negli anni 1863-64, le truppe  hanno distrutto case e raccolti, ucciso persone e bestiame. I sopravvissuti sono stati costretti a camminare per quasi 500 Km. verso una riserva nel New Messico, momento tragico della loro storia scolpita nella memoria dei Navajos come "The long Walk", la lunga marcia.
Ma il progetto dell'esercito americano di trasformare gli allevatori nomadi in agricoltori sedentari si è rivelato fallimentare e nel 1868 si è concesso ai Navajo di ritornare nella propria terra con sufficiente bestiame per ricominciare a vivere. Oggi circa 100.000 Navajo vivono in varie agglomerazioni in questo immenso territorio e altrettanti se ne sono andati a cercare lavoro nelle città. Molti continuano ad occuparsi della terra e a parlare la propria lingua, un idioma complicato che leggo essere stato usato durante la Seconda guerra mondiale come codice di impossibile comprensione per i giapponesi.
Canyon Boy ci mostra il luogo in cui nel 1804 i messicani avidi di quei territori perché alla ricerca dell'oro hanno massacrato 1500 persone, ma il Canyon de Chelly è significativo non solo per un passato relativamente recente, ma anche per diversi resti arcaici che gli archeologi fanno risalire dal 350 al 1300.

Dopo che la cultura degli Anasazi (XI°-XIII° sec.) scompare, succedono i discendenti Hopi nel XIV° e XV° secolo e poi i Navajo agricoltori in questa zona dal 1600. Varie le testimonianze, dalle incisioni rupestri (indicano passaggio di persone, cambio delle stagioni, fertilità) alle abitazioni scavate nelle fenditure delle rocce, come vedremo in seguito anche a Mesa Verde. Incredibile pensare che delle persone, donne, bambini abbiano potuto viverci perché le nicchie sono a grandi altezze, ma anche adesso sono abitate, c'erano delle capre.

Era giorno di tempesta di sabbia, in certi momenti impossibile scendere dalla macchina e deve essere abituale perché certi alberi risultavano totalmente bianchi, non ce la fanno ad essere verdi; una vita in condizioni difficilissime per chi ha vissuto in questi luoghi!  C'è comunque chi tutto intabarrato per proteggersi il volto cerca di vendere qualche manufatto.





A fine giro, tornando al lodge vediamo il puledrino spossato sdraiarsi per terra e Canyon Boy canta per noi!







  

1 commento:

  1. Oh how I loved Canyon Boy, the horses, goats.. and once again, the video..what a treasure.

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