mercoledì 14 giugno 2017

Portogruaro, giorno di mercato

                                        il fiume Lèmene e il ponte Sant'Andrea

Il giovedì è il giorno del mercato settimanale a Portogruaro e l'amica Franca pensa bene di portarmici. Le bancarelle invadono piazze, strade e vicoli del bel centro storico, animazione e colore assicurati con prezzi imbattibli di tutte le mercanzie (mi sono comprata un magnifico vestito bianco a pois blu per 20 euro) e la cittadina non la conosco, due ottime ragioni per andarci. I portogruaresi hanno chiesto ufficialmente di stabilirsi sotto il vessillo veneto e il senato veneziano approva nel 1420 il  Privilegio di Portogruaro di far parte della repubblica della  Serenissima. Per quattro secoli i leoni di San Marco non saranno solo sculture di pietra, ma anche simbolo politico di appartenenza territoriale.
A Portogruaro scorre il Lèmene che poi sfocia nella magnifica laguna di Caorle sull'Adriatico (ci sono stata e ne scriverò) e quando una città è attraversata dal fiume la bellezza è garantita. Nel Lèmene sono stati immessi di recente numerosi esemplari di anguille per sostenere il ripopolamento dei corsi d'acqua locali e le anguille le preferisco alla grande da vive che in padella. Molto fascinoso lo scorcio paesaggistico del e dal ponte Sant'Andrea e dei due mulini quattrocenteschi simbolo della città, come isole sospese sull'acqua. A proposito del ponte di Sant'Andrea, ricostruito in pietra nel 1554, c'è una lapide dedicata a  Julius Raab, tenente dell'esercito austro-ungarico che durante la ritirata del 1918, ha disobbedito, risparmiandolo, all'ordine militare di far saltare tutti i ponti di Portogruaro; Meno male che esiste qualcuno che alla faccia della disciplina non segue dei comandi insensati.  Dal ponte, bellissima anche la vista del campanile del Duomo di Sant'Andrea, che per la verità mi è sembrato pendesse mica male.
Alla Galleria di Arte Contemporanea "Ai Molini", proprio accanto al ponte, c'era una mostra "About noise/attorno al rumore", dedicata al pittore Luigi Russolo, nativo di Portogruaro e firmatario insieme a Boccioni, Carrà, Severini e Balla del Manifesto della Pittura Futurista. Nel 1913 Russolo ha scritto "L'arte dei rumori", un vero fulmine a ciel sereno nel panorama musicale dell'epoca e non si è accontentato di teorizzare il trionfale ingresso del rumore nella musica, ma pare abbia anche inventato macchine straordinarie, "gli intonarumori", in grado di modulare i rumori, di riprodurre la grande varietà dei suoni della città e delle macchine nella vita moderna. Nella presentazione alla mostra leggo che gli intonarumori hanno rappresentato per la prima volta la possibilità di sintetizzare un rumore rivelandosi dei veri precursori di quanto è stato fatto in seguito in materia di tecniche di registrazione e montaggio e dei primi sistemi di sintesi elettronica del suono. Gli intonarumori sono andati tutti distrutti nei bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma Russolo, con le sue macchine straordinarie, aveva iniziato un'intensa attività concertistica in varie città d'Italia e all'estero.   Certo non me la metterei in salotto, però in "About noise" fa pensare anche l'opera di Ale Guzzetti, pioniere di un'estetica che lega arte, scienza, tecnologia e robotica. (Gino Severini: Composizione. Anni '20. Matita su carta. - Luigi Russolo: Periferia-Lavoro 1910. Acquaforte, acquatinta).
 Osvaldo Peruzzi: Ritratto di Marinetti. -Giuseppe Oriani: Figura femminile 1939. China acquarellata 

E arriviamo finalmente a Palazzo Stucky, uno degli esempi più significativi di architettura del '500 a Portogruaro, acquistato nel 1973 dal Comune, nel passato dimora di più famiglie nobiliari e per un certo numero di anni dei Marzotto e della Marta, quella Cenerentola dei nostri giorni che da mondina si trasforma in contessa e senza neanche perdere la scarpa dopo il ballo di mezzanotte. Eh già, non solo nelle favole e nei film, a lei è capitato nella realtà di diventare prima moglie di un conte erede della dinastia tessile di Valdagno, poi amante per oltre vent'anni di un grande pittore italiano quale Guttuso e poi ancora di Lucio Magri, lieder dell'ultra sinistra. Sempre lei la vivacissima animatrice di un salotto supervip nella capitale e l'organizzatrice di feste da mille e una notte in Costa Smeralda.
Davvero di fuoco certe lettere d'amore che Guttuso le ha indirizzato, le scriveva in media cinque epistole al giorno: "... La mattina dopo, c'è stato tra noi uno sguardo che è durato un secolo. ma non finiva più e non è finito, infatti. Marcolfa, miele mio, Marcolfa, sangue mio. Marcolfa, respiro mio, pensiero mio, tremito mio, sudore mio, lacrima mia, Marcolfa amore mio..." (da "Il nome della mimosa" di Enzo Nasso; Ciuffa editore 1987). Basta, mi fermo qui, ma potrei raccontare molto di più perché so tutto o quasi visto che la Franca aveva vari libri che la riguardano e me ne sono fatta una scorpacciata. Nella sua ultima fatica " Smeraldi a colazione" scritta a quattro mani con Laura Laurenzi (Cairo editore), si scopre poi che i gioielli importanti, le parure di smeraldi per esempio, la contessa le indossava a pranzo, troppo banale la sera come usano fare tutte le altre donne. Non ho dubbi amletici su cosa scegliere per le rare occasioni importanti perché porto solo bigiotteria fasulla però sempre buono sapere cosa pensa chi se ne intende.  E per finire con le mondanità e la nostra Marta nazionale che mi è sembrata donna libera e piena di verve, sempre su "Smeraldi a colazione", la sua descrizione di palazzo Stucky:
E' stato davvero un bell'incontro quello con Portogruaro, prima nell'animazione del mercato, poi sulla via del ritorno con le strade di nuovo silenziose e impeccabilmente già pulite. PS: squisito pranzo a base di polenta e frittura di pesce al ristorante "I tre scalini", proprio davanti ai Molini.

                                                                                     

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