lunedì 20 luglio 2015

Nizza: "promenade" in salsa naïf

Bello il contenente e cioè la villa Sainte Hélène circondata da un rigoglioso parco sulle colline di Fabron, ai primi del '900 una delle tante dimore di prestigio del celeberrimo profumiere  François Coty prima che la città di Nizza acquistasse il luogo e lo trasformasse in museo e bello il contenuto, vale a dire le oltre 600 opere di arte naïf fra sculture, disegni, affiche, oli, dipinti su vetro, che costituiscono il fondo del Musée d'Art Naïf Anatole Jakovsky. Un museo che è stato inaugurato nel 1982 e che offre una panoramica unica della storia dell'arte naïf dal XVIII° secolo ai nostri giorni grazie alle donazioni di Anatole Jakovsky critico d'arte, scrittore, collezionista e studioso dell'arte popolare.
Sempre interessanti i percorsi di vita dei collezionisti e quella del nostro mecenate Anatole Jakovsky (ritratto qui a fianco da Yacqueline Benoit nel 1965) non è da meno. Nasce a Kichineff vicino ad Odessa, studia architettura a Praga e, come tantissimi artisti e intellettuali europei, nel '32 sbarca in quella  Parigi spumeggiante di fermento artistico e curiosità avanguardiste.  Dapprima si appassiona per Arp, Calder, Mondrian, Mirò, Braque, Picasso, Zadkine, di molti diventa anche amico personale (come con De Chirico, Robert Delaunay o Marchel Duchamp con cui condivide la passione per gli scacchi e la pipa)  consacrando  loro dei suoi scritti, ma in seguito, all'interesse per l'astratto sostituisce quello per l'arte popolare e naïf diventandone collezionista e strenuo difensore. Risale al '49 la sua prima opera dedicata interamente all'argomento e nove anni dopo sarà lui il Presidente della giuria  alla mostra di arte naïf in occasione dell'Esposizione Internazionale di Bruxelles.
Altro promotore di questo genere d'arte considerato un tempo ingiustamente minore è il critico d'arte, gallerista e collezionista tedesco Wilhelm Uhde cui il museo rende onore. Nei primi '900 sarà lui a dedicare la prima monografia a Henri Rousseau detto il Doganiere, certamente il più grande e il più famoso fra chi appassiona il genere e a organizzarne un'importante restrospettiva; sempre Uhde saprà scoprire e fungere da mecenate per altri talenti sovente autodidatti che mettono la spontaneità e uno sguardo gioiosamente ludico al centro della loro cifra stilistica. In occasione della mostra "Maîtres Populaires de la Réalité" del 1937, la pittura naïf verrà definitivamente sdoganata e legittimata: l'esposizione sarà poi presentata a Zurigo e al Museo di Arte Moderna di New York col sostegno di grandi nomi della pittura, critici e sovrintendenti di musei. 

Visto che il tema delle mostre di questa estate 2015 è il lungomare nizzardo e la "Baie des Anges" l'immenso golfo che abbraccia la città, il museo ha felicemente intitolato l'esposizione "La Promenade, tout simplement" per sottolineare il fruibile per tutti, quei due passi in riva al mare, l'occasione per passeggiare, osservare, conoscere, incontrare e offre una gioiosa panoramica in salsa naïf della "Promenade des Anglais": da quella di Jean Duranel a quella di Claude Uhlmann, opere entrambe del 2014, mentre Alexis Obolensky trasforma magicamente pezzi di legno galleggianti restituiti dal mare in vere sculture d'arte.
Sguardi nostalgici e raffinati su una Jetée Promenade sospesa sul mare che purtroppo non esiste più, quando Nizza era agli albori del turismo, un aristocratico buon retiro d'élite soprattutto dei mesi invernali e la progressiva trasformazione nel tempo in turismo balneare estivo di massa. Esemplari nel dar conto del cambiamento sociale i due oli di Jean Klissac che significativamente si intitolano "Le ferie pagate" (1979) e "Mese d'agosto a Nizza". Le opere di Klissac risalgono agli anni '80 e vi si vedono donne seminude, quando sulla  spiaggia, dalle bambine di 3 anni alle signore di 80, tutte ostentavano liberamente seni al vento e al sole, adesso non se ne vedono più.
E poi, of course, non poteva mancare sua Maestà il Carnevale, a cui i maestri della cartapesta si preparano tutto l'anno. Il Carnevale, asso nella manica del turismo nizzardo quando i carri sfilano sulla Promenade chiusa al traffico, un tripudio di fiori lanciati, un bagno di folla  e nelle retrovie interminabili code di macchine che strombazzano innervosite. 
"La promenade, tout simplement", sul lungomare anno dopo anno scorre semplicemente la vita e ce n'è per tutti i gusti: turisti e locali, coppie giovani e vecchie, solitudini, bambini, cani, passeggini, pattini, giochi, un eterno brulicare di gente e di cose, un passeggiare e guardare familiare a tutti. Ne testimoniano con grande poesia e allegria il grande pannello in ceramica di Danielle Jacqui "Ricordi della Promenade" e  nel giardino esterno e nelle sale interne le coloratissime sculture in resina di Frédéric Lanovsky.
Che bella ventata fresca questa splendida mostra! Uscendo dal museo con l'amica Marina non potevamo non fiondarci  anche noi sulla Promenade e ci siamo fatte un bel bagno. Certo non sono artista e non so tradurre ciò che vedo in un'opera d'arte come per esempio sanno fare René-François Gregogna con il suo " Il mare dell'estate" o Serge Dorigny con "Il vecchio e il mare", ma sperimentando una delle tante funzioni della mia macchina fotografica ho scoperto la versione "pop" che immortala allegramente il nostro vecchio Mediterraneo e il traghetto da e per la Corsica. 





  








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