mercoledì 26 febbraio 2014

Villa de Leyva

A 2140 metri di altezza e circa 10.000 abitanti, fra camion con finti conigli, bignonie in fiore e balconi straripanti di gerani come nelle Dolomiti, vecchie case coloniali ben restaurate, patii e cortili pieni di fascino, strade acciottolate, muri imbiancati a calce, negozi e negozietti di artigianato, bar- ristoranti- hotel per turisti a volontà, eccoci a Villa de Leyva, paesino dichiarato monumento nazionale negli anni '50. Fondata nella seconda metà del XVI° secolo e grazie al suo clima asciutto e mite meta vacanziera frequentata per decenni come "buen retiro" per ufficiali dell'esercito, prelati e nobili, ora è democraticamente diventata di moda per tutti, colombiani e visitatori di ogni dove. Ha certo contribuito alla sua notorietà anche la telenovela Zorro: la espada y la rosa girata tra le sue vie nel 2007.

Alloggiamo in pieno centro all'hotel La Posada de San Antonio e lo faccio vedere perché è un vero gioiello questa pittoresca casa coloniale del 1860 tutta piena di oggetti d'antiquariato e di un fantasioso bric-a-brac in cui ogni angolo, ogni dettaglio merita di essere osservato e fotografato.
Come nei paesini di montagna o nei borghi sonnecchiosi di Provenza o del nostro sud, a Villa de Leyva si viene per stare tranquilli, per passeggiare e curiosare, ammirare patii e giardini, lasciarsi andare a ritmi oziosi evocatori di un tempo che fu. Plaza Mayor, veramente immensa, è di giorno come di sera il centro della cittadina e cuore pulsante della movida locale. Il vasto quadrato è interrotto soltanto al centro da una fontana che ha rifornito d'acqua gli abitanti del paese per quasi quattro secoli, su un lato la semplice parrocchia Nostra Segnora del Rosario rimasta pressoché immutata nei secoli ed edificata nella prima metà del XVII° dai frati domenicani. La sera tutti a chiacchierare seduti sui gradini davanti. 
Visitiamo le case museo di Antonio Ricaurte, eroe nazionale che accanto a Bolivar ha sacrificato la sua vita nella dura battaglia contro gli spagnoli e quella di Antonio Narigno che ha dato il nome al palazzo del Presidente a Bogotà. Fra i precursori del movimento per l'indipendenza della Colombia e strenuo difensore dei valori umani, a lui si deve la traduzione dal francese in spagnolo dei Diritti dell'Uomo. 
E poi semplice bighellonare:
Di giorno si vedono dei galli talmente fieri e gagliardi che sembrano pronti per il combattimento che da queste parti si pratica ancora e a cui ben me ne guardo dall'assistere e la sera una funambola sulla corda accompagnata dal compagno che suona il flauto offre un bellissimo spettacolo di strada.

Ma la cosa più particolare di Villa de Leyva sono i fossili del Cretaceo e del Mesozoico incastonati come gioielli fra pavimenti e muri di strade ed edifici  quale testimonianza di un periodo che data da 145 a 60 milioni di anni fa. Già, a Villa de Leyva agli albori del mondo c'era un'immensa distesa d'acqua e i pliosauri la facevano da padrone nuotando tranquillamente là dove adesso spuntano monti e valli. Nella vicina località di Monquirà vedremo un museo di fossili e lo scheletro di uno di questi rettili marini (molto simile alle descrizioni del famoso mostro di Loch Ness) trovato nel 1977 in buono stato di conservazione da un contadino della zona. Ma questa storia la racconto nel prossimo post.


1 commento:

  1. Muy lindo, cara Sara. E' tutto così luminoso, colorato, spensierato, se vuoi turistico, ma di buon gusto. Domanda sorniona: il camion trasportava conigliette di Playboy?
    Mi farei volentieri un paio di notti in quell'albergo così pittoresco. Lo scorso weekend sono stata ad Amsterdam e ho notato una curiosità che si ricollega ai pavimenti fossili di Villa de Leyva: in centro molta parte della pavimentazione stradale è costituita di pietra nera in cui si notano parecchie ammoniti e altre conchiglie - comprensibile in una zona sotto il livello del mare - ma mi chiedo come siano arrivati i pesci a più di duemila metri... Certo, le ere geologiche e la deriva dei continenti ne sono responsabili, però è davvero bizzarro.
    Grazie della bella scampagnata (adesso mi leggo anche le altre puntate del reportage), e "ci vediamo" ad Amsterdam? http://daniblue.blogspot.it/2014/02/amsterdam-amicizia-arte-musica-e-amore.html

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