martedì 15 gennaio 2013

Tom, Yudith, Biscotte e Yimmi


In attesa della visita del pomeriggio sull'isola degli scimpanzé, al mattino scoperta del terraquarium del Parco della Lékédi, occasione per fare la conoscenza della pericolosissima vipera del Gabon, del camaleonte e del coccodrillo nano africano, specie di alligatore "mignon" che ignoravo, lungo di media 1,25 cm. e che può arrivare al massimo a 1,85 cm. Con Francesco andavamo a trovarlo spesso, lui sempre impassibile, gli occhi sbarrati e immobili, dei denti terribili, ha proprio la faccia da cattivo.   

Visitiamo anche un interessante esempio di archeologia industriale, quel che resta della teleferica che passava da Bakoumba (tappa intermedia che consentiva controllo e manutenzione della struttura sia a nord che a sud)  di  ben 76 chilometri, all'epoca la più lunga del mondo. In una stanza adibita a museo foto d'epoca, l'immane deforestazione che si era resa necessaria, il villaggio di Bakoumba con 2500 abitanti creato apposta intorno al manganese, la cartina di tutto il tragitto prima che apparisse il treno che dal giacimento di Moanda  trasporta direttamente il manganese al porto Owendo di Libreville.  Allora i vagoni della teleferica attraversando la fitta giungla arrivavano fino in Congo, a M'Binda e da lì in treno fino al porto congolese di Pointe Noire.

Se nella vasta superficie del Parco della Lékédi molti animali  scorrazzano in completa libertà, non è così per i primati che vivono in aree protette e sono comunque seguiti e costantemente monitorati. Gli scimpanzé per esempio vivono su una grande isola all'interno del parco, come per i gorilla li raggiungeremo in barca e li osserveremo dall'acqua. 

E' perché per molti di loro si tratta di vicende difficili, vittime di bracconaggio, feriti e abbandonati da cuccioli perché la madre è stata uccisa, strappati a commerci malsani. Mettendoli in queste aree di semi libertà il centro li cura, li studia, si assicura che siano pronti e maturi per provvedere da soli a se stessi e poi finalmente li rimette in piena libertà nel loro habitat. Così Tom, Judith, Biscotte e Yimmi  sono 4 orfani e particolarmente tormentata è per esempio la storia di Tom che orfano di madre è stato salvato in extremis malato in gabbia, carico pronto per chissà quale zoo o quale uso e non basta, ha avuto anche una "bagarre" con una pantera e ha un solo polmone. 
Tom è il maschio dominante del gruppo, alla nostra vista era incazzatissimo e ne ha fatti di tutti i colori, urlando, sbraitando, correndo su e giù come un matto, lanciando pezzi di legno, spaccando rami, percuotendosi il petto, battendo la terra, ma poi la guida ci ha raccontato le sue peripezie e l'abbiamo guardato con altri occhi. Non dico che avrebbe bisogno di qualche seduta dallo psicologo, ma reazioni di sana incazzatura e disagio in presenza di umani diventano comprensibilissime. Il piccolo scimpanzé dipende completamente dalla madre che lo allatta e lo porta sul dorso per 3-4 anni. 
Come i cuccioli degli umani il giovane scimpanzé passa i suoi primi anni giocando e arrampicandosi sugli alberi. Impara a comportarsi nel gruppo e a sopravvivere prendendo come modello i gesti della madre e degli altri genitori. L'attaccamento madre-figlio è grandissimo e separati manifestano grande, reciproca tristezza. Quella degli scimpanzé è una società molto gerarchizzata. Ogni gruppo è composto da 10 a 80 soggetti guidati da un maschio dominante. Il posto di ognuno all'interno del gruppo dipende dalla sua personalità, intelligenza e forza fisica. La gerarchia sociale è complessa e cambia con la partenza e l'arrivo di un nuovo venuto. Lo scimpanzé comunica rumorosamente, parla, soffia, batte con le mani e distribuisce baci; molto socievole adora fare la toilette ai suoi simili. Di sera ogni adulto si costruisce su un albero un giaciglio confortevole di foglie e di frasche.


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