giovedì 17 gennaio 2013

Djino e Rafa




Ho lasciato per ultimo l'incontro più emozionante del Parco della Lékédi, quello con i gorilla. Di Djino e Rafa   sapevo già qualcosa perché nella sala d'ingresso della réception c'era una foto di loro da piccoli e una scheda di presentazione.

Una volta ancora abbiamo preso la barca e siamo andati sulla penisola dove sono stati sistemati, vivono lì aspettando la loro prossima futura totale libertà e già il percorso per raggiungerli è stato affascinante in mezzo a quella foresta incontaminata; al nostro arrivo sono subito accorsi, ci separavano pochissimi metri, noi sull'acqua loro sulla terra ferma. A costo di sembrare ridicolmente sentimentale devo scrivere della grande emozione provata. Di fronte ai mandrilli e agli scimpanzé ero un umano curioso che osservava un animale, di fronte a Djino e Rafa è stato tutto diverso.
E' scattata una molla interiore, delle sensazioni  che non so definire,  ma è stato come se intuissi la loro umanità, come se mi rispecchiassi in un altro da me di cui riconosco certi segni di linguaggio, avevamo veramente delle cose in comune. Mi ha colpito la curiosità dei loro occhi nell'incontrarci, la delicatezza dei loro gesti nel cogliere una per una le foglie dai rami, le osservavano, le studiavano, la loro voglia di giocare, il loro modo, da vecchi amici, di stare insieme. Ho pensato a Diane Fossey che in Ruanda ha dedicato tutta la sua vita allo studio dei gorilla e che è stata barbaramente uccisa nella sua capanna nel 1985 probabilmente proprio da quei bracconieri da cui li voleva difendere. Mi è sembrato di intuire il fascino che questi straordinari primati hanno esercitato sulla studiosa nel suo strenuo lavoro per conoscerli e salvaguardarli.

Djino e Rafa sembrano grandi e grossi, eppure sono giovanissimi e bevono ancora mattino mezzogiorno e sera tre biberon di latte, se non fossero orfani grazie ai bracconieri la mamma li avrebbe allattati fino ai 3-4 anni. Sono grandi e forti e sono in pericolo, malgrado gli sforzi per proteggerli la loro situazione si aggrava di anno in anno. Muoiono a causa del virus Ebola, ma anche perché sono cacciati da uomini che si cibano della loro carne, finiscono pure vittime delle guerre nei vari paesi d'Africa. Il loro habitat è distrutto: gli agricoltori hanno bruciato parte delle loro foreste per coltivare la terra e gli alberi vengono abbattuti a fini commerciali.
Questi mammiferi vivono esclusivamente  in Africa e ce ne sono 4 specie: i gorilla di montagna (700 esemplari), i gorilla di pianura dell'est (5000), i gorilla di pianura dell'ovest (100.000) e i gorilla del fiume Cross in Nigeria (3000). Formano dei piccoli harem, gruppi di 5-15 soggetti con il capo chiamato "dal dorso argentato" per via del colore del  pelo, femmine e maschi giovani e qualche piccolo. I maschi adulti vengono allontanati e le femmine cambiano spesso gruppo. Le femmine adulte, che non si legano con altre femmine adulte, sono attirate dai maschi adulti solitari e queste coppie formano dei legami molto solidi.
 Quando delle femmine si uniscono a una coppia già formata, è l'anzianità della data di arrivo che determina l'ordine gerarchico. I gorilla non difendono il territorio e vari gruppi coesistono vicini, cercando semplicemente di evitare il contatto. Sia che si spostino o che rimangano stanziali dedicano metà della giornata alla ricerca di cibo, ghiotti di frutti e di ginger selvatico. Come i ruminanti mangiano molto lentamente e dopo pranzo si fanno sempre la siesta, i piccoli nel frattempo giocano a nascondino o litigano fra loro. I gorilla abbaiano, ruggiscono, emettono grida varie che assomigliano a quelle degli scimpanzé e soprattutto i maschi si percuotono il petto per segnalare diversi stati di inquietudine.
 Quando due maschi vicini non si sono saputi evitare o nell'incontro con altri animali si abbandonano a manifestazioni fragorose di rabbia ma è raro che si scateni il combattimento. A differenza dei maschi dominanti le femmine e i giovani sono calmi e riservati, il loro repertorio di reazioni è meno articolato. I gorilla si riproducono molto lentamente, in media un piccolo ogni 4 anni, con un massimo di dieci cuccioli per ogni femmina.
Le madri si occupano molto amorevolmente e senza sosta dei piccoli mentre il capo sta sempre in guardia per la sicurezza dei membri del gruppo pronto a difenderli da qualunque intruso.


Il maschio dominante è molto forte e fa un po' paura, ma è gentilissimo con i piccoli e gioca spesso con loro. Di sera si preparano un letto comodo di foglie e frasche, i piccoli dormono con la mamma. Djino e Rafa di sera si ritirano nella gabbia preparata per loro, ma ancora per poco, sono cresciuti e non ci vogliono più entrare, ormai sapranno fare da soli. I gorilla vivono fra i 50 e i 60 anni.
Ho attinto queste note dalla ricca documentazione del Parco della Lékédi e lo confesso senza pudore, di Djino mi sono innamorata.







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