lunedì 27 aprile 2009

Toujours Paris!


Liberté, Fraternité, Egalité- Con fraternité ed égalité non so bene come sia andata a finire, ma a vedere da una parte le periferie che bruciano, i metro stipati di sera in direzione dei quartieri dormitorio, le frotte di SDF ( sans domicile fixe) e dall'altra l'opulenza dei templi del lusso, qualcosa non deve aver funzionato. Ma con liberté, si, a Parigi questa parola la respiro proprio e mi piace un sacco. Odore di libertà laica che sembra refrattaria a qualunque condizionamento religioso, a qualunque Imposizione Ideologica con doppia "i" maiuscola. Per strada mi sento una vera provinciale, guardo tutti e tutto, ma il parigino no, lui non guarda niente e nessuno, il diverso da se fa parte del suo quotidiano e non merita particolare attenzione, il suo paese ha una lunga tradizione di terra d'asilo (anche i brigatisti rossi, purtroppo hanno aperto qui ristorantini). Persino i clochards non suscitano in me compassione vibrante, per molti di loro mi sembra una scelta consapevole, semplicemente diversa. Sento aleggiare nell'aria questa libertà al cimitero di Montparnasse, dove faccio impazzire Francesco per trovare le tombe degli uni e degli altri. Se qui si vive come si vuole, così si può anche morire, diversi, ma insieme. Nessuna distinzione fra le varie religioni, non ci sono campi separati, tutte le tombe una accanto all'altra, stelle di Davide, Crocefissi ed un bel niente. Anche i monumenti esprimono la più grande autonomia di gusto e di pensiero. Pomposi e tradizionali, ma anche praticelli senza nome, tombe-scultura di artisti importanti come Henri Laurens, Brancusi, Zadkine, Caesar, Roland Topor, la discrezione anonima di Marguerite Duras, Sartre e la Beauvoir.
Non vorrei dire un'eresia, ma anche i matti a Parigi mi sembrano più liberi, non hanno dovuto aspettare la legge Basaglia per riversarsi a frotte fra la gente e per le strade, di "originali" ne circolano veramente tanti.


Se si ama, se si crede nell'amore, se si crede nell'amicizia, non si possono disertare MAI i quai lungo Senna, la punta estrema dell'Ile de la Cité in particolare, berci il the, cin cin con bicchieri di vetro e bottiglia di vino o champagne o picnicare (dal panino veloce, alla tovaglia bianca e tutto il resto). I bateaux-mouches passano, le foglie del salice solitario ondeggiano, certi tramonti impazzano, qualcuno suona sempre qualcosa, ci credo che Henry Cartier- Bresson ha fatto foto stupende con un materiale così.

In rue de la Huchette nel quartiere latino, bisogna andarci. C'è il teatro de la Huchette che dal 16 febbraio 1957 ha dato 16.500 rappresentazioni, senza soluzione di continuità e sempre le stesse, la Cantatrice Calva e la Lezione di Jonesco. C'è le Caveau de la Huchette, un antichissimo caffè sottoterra dove si riunivano segretamente i rivoluzionari, poi i massoni, dove quasi due secoli più tardi è arrivato il jazz. Di qui sono passati Lionel Hampton e Count Basie; l'altra sera un omaggio al grande Louis Amstrong, tromba, batteria, basso e pianoforte. Davanti alla pedana dei musicisti, una pista da ballo, afecionados di tutte le età e provenienza si lanciano nei vortici del boogie boogie e del dixieland, alcuni bravissimi, altri totalmente ridicoli, ma li invidio da morire, loro se ne fregano e si divertono, io con i miei vecchi complessi da tappezzeria di gioventù sto solo a guardare. Bella serata, potere taumaturgico della musica.

Finalmente sono andata all'Ile de la grande Jatte, lo sognavo da sempre, primo perchè adoro le isole, se piccole ancora meglio, si lasciano possedere, secondo perchè penso a quel bellissimo quadro del divisionista Seurat che ho avuto il privilegio di vedere dal vivo alla Fondazione Barnes di Philadelphia. Pomeriggio di sole, l'isola fa due kilometri di lunghezza, ad inizio secolo c'erano cantieri e capannoni industriali, adesso tutta giardini e moderne case residenziali che però se cammini lungo gli argini intravedi appena (pare ci abitasse Sarkozy prima di fare il presidente con la Carlà nazionale). Sul fiume dalla parte sinistra sono parcheggiate chiatte-casa vecchiotte ma megagalattiche con giardinetti, terrazzini e panni stesi, sull'altro lato hai di fronte la modernità con il quartiere della Défense e la grande Arche. Stupendo il contrasto, cammini accanto all'acqua, in una natura rigogliosa che ti fa pensare a foreste isolate ed invece sei nel cuore di una metropoli europea. Attraversi un ponte e ti ritrovi sull' altra isola, quella di Puteaux, c'è uno stadio e di nuovo tanto verde mirabilmente curato ed acqua, dei giovani in canoa si fanno i muscoli remando. La bellissima gita ha offerto anche l'occasione per visitare il limitrofo quartiere di Neuilly, periferia superchic dell'alta borghesia tradizionale parigina. Sull'avenue de la Grande Armée, tra giardini e fontane, vedi da una parte l'Arco di Trionfo, dall'altro la Grande Arca, niente male, (i parigini rispettano il loro passato e tentano un altrettanto glorioso futuro) e percorrendo la centrale rue du Roule, cuore di Neuilly, passi davanti al magnifico municipio ed arrivi, gambe in spalla, fino a place de l'Etoile.

A Saint Germain de Près sono riuscita a trascinare Francesco alla Grande Epicérie du Bon Marché, un Peck locale moltiplicato per 1000, ha storto il naso, ma ci è venuto. Lui in compenso mi ha invitata a bere una cioccolata calda chez George, in rue Canette, locale con muri scrostati, sapore di vecchio e trascurato, atmosfera e frequentazione da intellighentzia post-rivoluzionaria, ma che si metta tranquillo, con la sua aria del tempo che fu, quello è un posto supersnob.

1 commento:

  1. Adesso provo a mettere in pratica le istruzioni di Francesco. Sara, potresti metterti a farlo per mestiere di scrivere guide di viaggio "alternative"! Interessante e piacevole lettura, viene proprio voglia di seguire i tuoi suggerimenti! e poi, come sai, Parigi per me è una specie di seconda casa, l'ile de la grande jatte anch'io la voglio vedere da secoli, ci andrò.
    goditela!
    gabri

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