giovedì 2 aprile 2009

grazie Backwaters, un istante di eternita'

900 km di acque interne che costeggiano il litorale e penetrano nell'entroterra, il Kerala offre al mondo un dono sublime, le Backwaters. Questi corsi d'acqua prima della costruzione delle strade servivano da vie di comunicazione ed ancora oggi gli abitanti dei villaggi usano le canoe come mezzo di trasporto per la fibra di cocco, gli anacardi, materiali da costruzione e il raccolto delle sterminate risaie. Le imbarcazioni attraversano laghi poco profondi, orlati di palme e disseminati di reti a pesca, percorrono stretti ed ombreggiati canali. Lungo il loro tragitto incontrano piccoli villaggi con moschee, chiese, templi e scuole, minuscoli agglomerati di case su stretti argini bonificati. Fatico a trovare le parole per descrivere e condividere con gli amici tanta bellezza, sono profondamente commossa.

In macchina le piantagioni di the scorrevano veloci, riempivano l'occhio ed il cuore e scivolavano via; sull'acqua e per due giorni il ritmo del tempo acquista un'altra dimensione, funziona al rallentatore, si ferma quasi, lo sguardo non e' mai sazio e la meraviglia intorno continua a nutrirlo. La vita degli uomini lungo i corsi d'acqua e' una delle storie piu' antiche del mondo; le donne lavano i panni lungo gli argini, gesti antichi che si rinnovano da sempre, i bambini si rincorrono scarmigliati e giocano con il nulla, un pezzetto di legno o il tappo di una bottiglia, risate nell'acqua dei piu' piccoli in braccio a mamme e nonne, schiene colorate chine al lavoro sui campi di riso, minuscole canoe di legno piene e vuote di tutto, l'uomo ha in testa un cappellino ad ombrello per ripararsi da un potentissimo dio sole, penso ad immagini sognate e mai viste del Mekong.

Un tuctuc e' venuto a prenderci alle 10 nella capanna dello zio Tom in mezzo alla foresta di Alepey, il villaggione eufemisticamente soprannominato la Venezia del Kerala, luogo di partenza piu' frequente per le crociere lungo i canali. Eravamo arrivate nel pomeriggio precedente, dopo una tappa intermedia a Kumarakom, altro villaggio delle Backwaters, dove abbiamo fatto una splendida passeggiata mattuttina in un Bird Sanctuary con pipistrelli testa all'ingiu' a ciondoloni dai rami, aironi e molti altri volatili a me ignoti. Abbiamo viaggiato per due ore su un'Ambassador scassatissima senza aria condizionata, ovaie in gola ad ogni asperita' della strada. Sul porticciolo, a tre km di distanza, una lunga fila di houseboats , queste case galleggianti belle e confortevoli come i caicchi turchi, ma di forme e materiali totalmente diversi, legno e rivestimenti in foglia di cocco: Somajyothi, cosi' si chiama il nostro angolo di cielo. E' piccolo e tutto per noi, un enorme patio davanti con quattro poltrone in vimini, tavolo per 4 con tovaglia bianca e rossa a quadretti tipo Stube tirolese, un ritratto di Gesu' dal volto per fortuna contento appesoalla parete. Dentro due camere, piccole e molto spartane, ma con zanzariera coloniale (Gastone alle stelle), una per noi, l'altra per il personale. In fondo alla barca la cucina per i piatti sopraffini (non piccanti, su misura per per me; finalmente, e per due giorni, metto Cita, la scimmia che alberga in me, a riposo, niente riso ne' banana!) .
A prua, tenetevi forte, ci aspettano Tjtti, Akku e Gjgj, che non sono le tre gemelline siamesi, ma i nostri "boys" (ricordate Wanda Osiris?) . Tjtti porta lo stesso nome del canarino giallo amico-nemico del gatto Silvestro, ma questo e' nero nero, baffo compreso, con sulla fronte tettoia di capelli a banana in puro stile keralese che verosimilmente lo protegge dai raggi del sole e dagli sguardi indiscreti. Sta al timone. Akku e' il nostro cuoco, giovanissimo (21 anni), sguardo vivace ed intelligente, denti Dash che piu' bianco non si puo', reali abilita' culinarie. Su Gjgj regna il mistero, non sappiamo ancora quale sia la sua funzione (forse si alternera' al timone), ma l'ho soprannominato il " rescator", perche' come Robert Hossein nella serie di Angelica ha una grande cicatrice sulla guancia . Che le malelingue tacciano, del mio idolo purtroppo ha veramente solo la cicatrice.

Sono le 4 del pomeriggio, sono seduta al tavolo tirolese con merendina di divine banane fritte e Masala the, guardo intorno e scrivo, mentre la barca accarezza soave l'acqua; a sinistra, a destra, tutt'intorno un vero e assoluto Eden, questo posto e' magico. Per la prima volta dopo tanto, tanto tempo scoppio a piangere, ma di felicita'!!! Grazie Backwaters.

flash dell'ultimo istante: sull'acqua appare all'improvviso un'immensa chiazza grigio-marrone sospinta da due pescatori in canoa; Non capiamo, ma poi la macchia si avvicina, e' un gregge di anatre, tenute insieme dalla golosita' per i minuscoli pesciolini che i pescatori-pastori lanciano loro, mentre sospingono e tengono raccolto il gregge acquatico. Tjtti ci spega che stanno andando ad una fattoria vicina e finiranno sulle tavole imbandite per la prossima Pasqua. Incredibile, ma vero!

Secondo flash: dopocena ci mettiamo a giocare a burraco, arrivano i boys e guardano; hanno lo stesso gioco, qui si chiama meyna, come il nostro panettone, ma con la piu' esotica "y".
Il finale e' scontato, li invitiamo al tavolo e si gioca Tytti e Gjgj contro Gastone e la sottoscritta. E' sicuramente una giocata parlata, loro in malayam, noi tra frizzi e lazzi italiani, ma no problem, tanto nessuno capisce un cazzo. La prima sera vincono le italiane, e sono donne, insopportabile! La seconda sera gli indiani sono agguerritissimi e vincono loro. Gastone sostiene che si erano allenati nottetempo, un'altra sconfitta sarebbe stata mortale.



Gastone, lo shopping e le otto regole d'oro
1. Non si entra mai dove ti invitano insistentemente, ma solo dove puoi avvicinarti indisturbata
2. Fingere sempre totale indifferenza, anzi, piu' l'oggetto in questione ti piace e piu' l'espressione del volto si deve atteggiare a disgusto
3. "only two minuts, just to have a look" e' una frase pericolosissima, foriera di una permanenza nel negozio di almeno 3/4 d'ora anche se non compri niente, con chai bollente che ustiona la lingua e bagno turco assicurato per il caldo asfissiante
4. Anche se non interessa rigorosamente NIENTE, si guarda rigorosamente TUTTO, dall'anellino a 3 Euro di tolla alle collane"antiche" , imitazione dei gioielli della corona della regina d'Inghilterra in oro massiccio, dalle statuette delle numerosissime divinita' locali alle tovagliette per la prima colazione fantasia Kashmir
5. Come nella commedia dell'arte, anche la sceneggiata napoletana che e' la trattativa segue un canovaccio ben preciso. Gastone a un certo punto chiede il supporto della spalla e domanda:- Sara cosa ne pensi? (ricordo Walter Chiari quando diceva a Tognazzi "vieni avanti cretino!") La spalla, edotta dalle svariate lezioni e ripetizioni in camera dovrebbe dire:- mmmmm, niente di speciale e prezzo assurdo-; invece per dabbenaggine, incapacita', avariata eredita' giudaica, puntalmente esclama: - e' stupendo-. Strali di fuoco e di disprezzo fuoriescono dalle pupille incandescenti di Gastone
6. Si discute all'ultimo sangue , anche e soprattutto per un euro (alias 60 rupie). A Cochin, alle 11 di sera ho visto con i miei occhi un indiano frastornato e stremato cedere quelle benedette 60 rupie per sfinimento ed ammirazione nei confronti dell'avversario. Di fronte alla iena bionda che, calcolatrice in mano, controlla budgets infinitesimali, aveva riconosciuto un maestro.
7. Di fronte al malcapitato ed ignaro indiano che dopo aver enunciato il suo prezzo invita alla controproposta, Gastone, con consumata nonchalance e smagliante sorriso più falso di Giuda, pronuncia la fatidica frase:" mi vergogno, e' troppo diverso dal tuo, ti dico solo cosa lo pagherei in Italia". Altro che vergognarsi, Gastone vorrebbe fare intendere che in Italia un solitario di Cartier costa all'incirca 10 euro.
8. Mentre la spalla, stufa marcia, aspetta fuori fumando l'ennesima sigaretta, Gastone esce trionfalmente dal negozio, il capo cinto di alloro, sembra Cesare di ritorno dalla conquista delle Gallie.

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