mercoledì 1 aprile 2009

Cochin e' bella e lo sa

Prima di lasciare il resort paradisiaco di Cherai Beach, ci facciamo una lunga camminata sulla spiaggia strettissima e senza fine.
Per la prima volta l'oceano e' generoso, lascia particolari conchiglie a torciglione sulla rena. Raggiungiamo finalmente Cochin a 35 km e prendiamo poi il traghetto per Fort Cochin, cuore storico di questa antichissima citta' mercantile. La situazione geografica e' molto particolare: c'è Ernakulam sulla terra ferma, la parte moderna (orribile, more solito, dove facciamo pero' un po' di shopping nei negozi statali a prezzo fisso), alcune isole, e poi Fort Cochin e Mattancherry, con il vecchio quartiere ebraico, entrambe su un'isola divenuta penisola, ci sono ora due ponti di collegamento; una situazione lagunare insomma di grande fascino. Cochin, che ha attirato viaggiatori e mercanti per oltre sei secoli, e' un omaggio vivente e dinamico al suo passato coloniale, come testimoniano le gigantesche reti da pesca cinesi, una sinagoga del sedicesimo secolo, antiche moschee, case portoghesi costruite mezzo millennio fa e il cadente palazzo del suo maraja'. Si riconoscono le influenze portoghesi, olandesi ed inglesi, trapiantate su questa costa, la mitica costa orientale di Malabar.
Qui e' morto il grande navigatore portoghese Vasco de Gama, vorra' pur dire qualcosa!
Fort Cochin e Matancherry sono belle, e lo sanno, come una vecchia signora solcata di rughe e di avventure, consapevole pero' del proprio fascino. Il business turistico sta certamente cambiando l'anima dei luoghi, ristorantini sul mare, stupendi hangars di antiquariato nei docks restaurati, quantita' indicibile di negozietti acchiappa-allocchi come nelle nostre citta' d'arte, ma anche piu' benessere, pulizia, lo sforzo di progredire invece di accettare fatalisticamente lo status quo.

Visitiamo il mercato delle spezie con un grande cortile rettangolare interno dal suolo ricoperto di zenzero steso ad asciugare, il Dutch museum, passata residenza della famiglia reale ( abituale stupenda architettura keralese), nuda di arredi a parte tre bellissime portantine, una di avorio tutta intagliata. A qualche chilometro c'è un'altra residenza reale con giardino maestoso tipo Versailles e dentro niente. Non capisco e mi chiedo : - ma dove sono finiti tutti gli splendidi interni di questi palazzi rimasti nudi come vermi? Nei musei di Londra, New York e Parigi, con le loro incredibili collezioni? E agli Indiani, delle cose loro non e' rimasto proprio niente? Nada de nada? Chissa' , voglio sperare, magari c'e' qualcosa a Bombay o New Delhi?-.

Un giovane molto simpatico col tuctuc ( non è suo, l'ha affittato per un giorno) ci porta in un tempio jainista, gli interpreti piu' austeri dell'induismo, contrari allo strapotere dei brahmini. Il loro tempio mi e' piaciuto, molto piu' semplice e sobrio di quelli induisti, un rapporto meno mercantile con la preghiera. I sacerdoti pulivano gli oggetti rituali in ottone con la bocca coperta. Nessuna creatura vivente deve essere offesa e percio' garza davanti alla bocca, per salvaguardare i moscerini, pur essi manifestazioni del creato. Poi alla 11 la cerimonia del piccione, con tutto il rispetto, non saprei definirla altrimenti. Arrivano in 5 o 6, con ciotolone piene di riso, li seguiamo in cortile, girano in cerchio gettando grani ad ogni passo, preghiere cantilenanti a voce alta a gogo', concentrazione di volatili superiore a piazza del Duomo, escrementi compresi.

Il giovane del tuctuc ci prega di entrare per qualche minuto in certi negozietti, senza comprare, ma lui ricevera' gratis un litro di benzina(altro che Napoli, qui e' tutta una combinazione). Come fare a dire di no di fronte finalmente a un po' di sincerita' " strappa o' core"?
Tre negozi"just to have a look" e tre litri di carburante per lui, mamma come siamo buone....
Sedute alla sera al ristorante all'aperto aspettando in nostro pesce alla griglia (il primo l'hanno carbonizzato davanti ai nostri occhi, e dunque si ricomincia) vediamo a pochi metri da noi due giovani bufali a passeggio. Tipo self-service, si servono direttamente dai vasi di fiori dei negozietti antistanti. Non male, no so se vorrei fare l'indiano nelle metropoli del subcontinente, ma il bufalo per i vicoli di Cochin senz'altro.
Nel primo pomeriggio del secondo giorno a Cochin ci congediamo da Ravi, sono finiti i dieci giorni pattuiti, ci facciamo promesse reciproche da marinaio di futuri itinerari insieme.
Finalmente sole e incustodite sfoghiamo senza ritegno i desideri piu' occulti: battere a tappeto tutti i negozietti di antiquariato, lasciare il B&B di Fort Cochin, modesto ma con un'immensa e piacevolissima cucina dove facendo colazione al mattino chiaccheriamo con una liftatissima scrittrice inglese in giro da sola per l'India da sei mesi alla ricerca di nuove ispirazioni(e secondo Gastone e la sottoscritta anche di emozioni tantriche) e trasferirci a Caza Maria. E' una residenza privata di Mattancherry nel cuore del quartiere ebraico che ha solo due stanze ma di 30 m2 l'una, arredate da maraja con letto a baldacchino alto un metro e mezzo, decadente e fascinosa da morire, una vera chicca della guida (che non ha fatto cenno pero' al milione di mosquitos). Il trasloco avviene in tuctuc, ci sentiamo veramente delle donne avventurose.

La sinagoga e' del 1536, sobria all'esterno, ma ricca dentro, l'armadio santo con i rotoli della legge e' in legno dorato, i soffitti dipinti, antiche lampade in cristallo offerte dai fedeli fanno bella mostra di se'. Si intuisce che qui ha battuto il cuore di una fervente comunita' , ora scioltasi, molti sono emigrati, soprattutto in Israele, e i pochi rimasti (8000 circa) vivono a Bombay. La cosa piu' divertente e' che anche qui è attivo il solito sincretismo indiano, non si chiede agli uomini di mettere la kippa' (la papalina) in testa, ma di togliersi le scarpe. Poi finalmente un'orgia di visite agli antiquari, ma "Gastone e lo shopping" merita un capitolo a se', e questa e' un'altra storia.


RAVI ovvero l'epopea di un driver indiano in balia di due turiste anomale.
All'inizio, con la mia arroganza europea l'avevo soprannominato "il pirla" o "il bestione", secondo i casi, perche' non capiva niente, non proponeva mai niente, non spiegava niente, ruttava tanto e non diceva mai grazie ( l'abbiamo invitato a pranzo con noi praticamente tutti i giorni ed a volte in posti sicuramente impossibili per le sue tasche). Tutte queste sue caratteristiche hanno in verita' perdurato fino alla fine, ruttare qui e' normale, non dire grazie prego per favore altrettanto, ma poi ci si conosce, si crea un rapporto e si vedono le cose con altri occhi.Ravi e' un uomo del sud, un vero macho; esattamente come il siciliano Giuseppe che vedeva tutto anche con gli occhi chiusi, anche per il keralese Ravi la situazione deve essere sempre sotto controllo. Ci segue da lontano se facciamo la passeggiata in spiaggia, ci aspetta all'ingresso del mercato se ci perdiamo fra le bancarelle, ci dice di guardare e non comprare se entriamo in un certo negozietto, " no good, no security", meglio non passare la notte in un bungalow Robinson Crosue' a Peryar che ci solleticava. Insomma, Ravi in realta' con discrezione ci protegge, vuole che vada tutto bene e che noi siamo contente, e' una gran bella cosa e lui ci sembra proprio una brava persona. Ha 3 figli, due ragazze di 12 e 10 anni ( una bella fregatura perche' lavori e metti da parte tutta la vita per la dote delle tue ragazze e paga sempre tutto la famiglia delle femmine) e un maschio di 8 anni ( ha tentato il colpo per un maschio e ce l'ha fatta). Sua moglie non aveva nessuna dote, ma se l'e' sposata perche' lui pure era povero in canna, ci si sposa sempre e solo ad uguali condizioni sociali ed economiche. I primi giorni pranzava con la forchetta, poi credo si sia sentito a suo agio ed ha mangiato all'indiana, usando tutte 5 le dita della mano destra con cui mescola rigorosamente riso, pesce e salsine, giorno dopo giorno sempre uguale e senza mai usare il tovagliolo ( ho pensato a Francesco); nei ristoranti c'e' sempre vicino un lavandino.
Durante la contrattazione iniziale per alzare il prezzo ci aveva detto fieramente che avrebbe dovuto pagarsi le camere d'albergo, perche' "Lui non dormiva in macchina", palle romane, quando mai? come tutti i driver indiani ha sempre dormito nella sua bottega anche quando in certi B&B mettevano a disposizione uno stanzone gratuito per i driver (mosquitos in camera era la scusa). Credo ci abbia considerato un po' "crazy", sicuramente atipiche rispetto ai turisti abituali che scorazza in giro mordi e fuggi da un tempio all'altro, da un mega albergo allo shopping, e ce lo ha detto. I posti in culo al mondo, le mille domande cui non sapeva rispondere e soprattutto l'alternanza fra resort stupendi (25 euro a cranio a notte) e topaie o bungalow di fascino ( a 4 euro) devono averlo frastornato.
Ciao Ravi, a Cochin ti lasciamo, ormai siamo esperte e ce la sentiamo di continuare da sole. Goffamente, ma abbiamo comunicato, grazie!!!

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