giovedì 21 novembre 2013

Cervo e l'amica ritrovata

Certo non sono Uhlman ma mi permetto di parafrasarlo al femminile. La mia amica ritrovata si chiama Daniela e vorrei raccontare la nostra storia. Con modestissimi risultati vado sempre a guardare sul mio blog la voce "commenti" nella speranza di una partecipazione attiva di un qualche lettore, ma una mattina di qualche tempo fa, miracolo, non credo ai miei occhi, bella chiara in bianco e nero una lunga sfilza di commenti tutti allineati.

Sono talmente sorpresa che sul momento non li leggo neanche, guardo unicamente la firma, nome e cognome dell'autore, sempre lo stesso e la memoria va a cercare lontano nel tempo, solo la "bazzecola" di 50 anni fa e tilt suona un campanello, è quella Daniela compagna di classe dei primi anni liceali? Si, leggo i commenti ed è proprio lei, le sarà venuta una spruzzata di nostalgia della gioventù, quella morsa indefinibile che a volte ti prende la bocca dello stomaco e non sai bene perché, la voglia di sapere che fine avevano fatto alcune compagne, magari quelle casinare e irrequiete come la sottoscritta per esempio.

Non sono iscritta su FB,   troppo complicato per me e lì i miei post sono ospitati dall'iscrizione di un figlio, ma mi ha trovata subito con il blog. Non è un'impresa da poco rispolverare una matassa che si perdeva nella notte dei tempi e raccontarsi a posteriori 50 anni di vita, ma grazie a una telefonata di qua, interminabili e-mail di là e la capacità affabulatoria di noi donne, ce l'abbiamo fatta, scoprendo entrambe con grande gioia che quel filo invisibile che lega esperienze condivise, storie, ricordi comuni non si era spezzato, solo interrotto.
Anche se Daniela avesse abitato a Rocca Cannuccia, Busto Arsizio o Carrapipi, con tutto il rispetto per le località suddette, prima o poi sarei andata a trovarla, ma con un gran tocco di fortuna che non guasta mai, si da il caso che lei, dopo vari soggiorni all'estero, viva da molto anni a Cervo, il più bel villaggio "arroccato" della riviera di ponente, non so se mi spiego, lo si vede benissimo anche dall'autostrada Milano-Genova, là poco prima di Imperia appiccicato come un francobollo sulla collina con il suo campanile svettante proprio a picco sul mare.  
Di ritorno dalla settimana marsigliese chiedo  all'amico Giorgio ormai nominato chauffeur ufficiale dei miei spostamenti Nizza- Milano perché è sempre disposto a darmi un passaggio se gli va di fare una sosta a Cervo e lui dice di si; è fatta, appuntamento a Cervo per un caffè dall'amica ritrovata. Daniela ci aspetta all'ingresso del paese e poi su su su che più in alto non si può nella sua casa in collina, persino la macchina sembra far fatica a inerpicarsi, una vista a perdifiato su monti e mare tutt'intorno; lei vive qui in mezzo ai suoi ulivi perché produce olio, il buonissimo olio ligure. 
Per discrezione non pubblico la sua fotografia, però due bei ritratti che le ha fatto un pittore e soprattutto uno schizzo diciamo NAÏF dono del marito a cui lei tiene molto. Ragazzi che accoglienza, sembrava di essere alla Konditorei Sacher a Vienna, erano anni che nessuno mi coccolava così: altro che semplice caffè, tovaglia bianca, posate d'argento, fiori, candele, due torte fatte in casa con campana di vetro sopra, ciotola di panna fresca e cioccolata calda liquida, un vero sballo, alla faccia delle calorie!
Baci, abbracci, ricordi, chiacchiere a mai finire e poi in giro con Daniela per Cervo che non a caso fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia. Una storia antichissima e una posizione strategica che ha fatto gola persino ai pirati saraceni che nel XVI° secolo vi hanno fatto più incursioni improvvise, palazzi storici e monumenti religiosi. Cuore incontrastato del borgo antico, la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista, conosciuta come la Chiesa dei Corallini perché eretta fra il 1600 e 1700 anche grazie ai proventi della pesca del corallo, attività molto praticata in passato dai cervesi; viene considerata la più bella espressione barocca del Ponente ligure. 
-Cervo viene considerata una piccola Salisburgo- dice con orgoglio Daniela (che oltretutto fa parte del comitato organizzatore) e portandoci a visitare l'Oratorio di Santa Caterina d'Alessandria del XIII° secolo ci racconta del prestigioso "Festival internazionale di Musica da Camera di Cervo", fondato nel 1964 da Sandor Vegh, violinista ungherese. I concerti si tengono all'aperto a luglio ed agosto davanti al sagrato della chiesa nella stupenda piazza dei Corallini  di cui Vegh aveva intuito l'acustica e all'interno nell'Oratorio e vi hanno partecipato musicisti provenienti da tutto il mondo del calibro di Arturo Benedetti Michelangeli, Maurizio Pollini, Nikita Magaloff, Yehudi Menuhin, Uto Ughi, solo per citare qualche nome.
Grazie Daniela, è stato bello ritrovarti. Di nuovo sull'autostrada del ritorno si riaffacciano alla mente le parole della volpe del Piccolo Principe; ogni volta che macinerò chilometri sfrecciando davanti all'antico borgo  davanti al mare non potrò non pensare che là ci abita la mia amica ritrovata e Cervo mi sembrerà ancora più bella.

mercoledì 20 novembre 2013

sulle tracce di Edmond Dantès

Semplicemente meraviglioso il mercato mattutino del pesce sul molo centrale del vecchio porto marsigliese: mitili a volontà, polipi giganti, certi scorfani e tranci di tonno ......

Noi donne chi ci ferma più! Ecco il biondo capitano di Helios che ci porterà in una bellissima gita in mare a visitare i famosi calanchi e l'antico borgo di Cassis incuneato fra questi fiordi provenzali e Cap Canaille, si proprio così, Capo Canaglia, quale ciliegina finale.

Marsiglia si allontana lentamente, su un molo la scultura tutta bianca di non so quale artista e quale città immaginaria, poi la visione delle isole du Frioul, Château d'If, Pomègues e Ratonneau. Anche se è la più piccola delle tre, l'isola d'If è la più famosa, resa celebre dal suo castello costruito su ordine del re François I° ben cinque secoli fa. Vista la posizione strategica il castello è stato poi fortificato e usato come prigione di stato. Pare che nell'arco dei secoli dentro vi abbiano tristemente soggiornato in molti, da principi a comunardi, ma non la Maschera di Ferro e il Marchese de Sade come vuole la leggenda. Nel suo romanzo Alessandro Dumas ci ha imprigionato Edmond Dantès dimostrando come l'immaginario possa talvolta diventare più reale del vero perché ai turisti  si fa visitare la cella del Conte di Montecristo. E poi parlano di fantasia e intraprendenza dei napoletani! Le altre due isole sono quasi deserte, servivano per mettere in quarantena i malati contagiosi; sull'isola Ratonneau si possono vedere le rovine di un ospedale.

  Straordinario lo spettacolo dei calanchi visti dall'acqua e giustamente i marsigliesi sono molto fieri di queste loro bellezze naturali  a cavallo tra terra e mare, ormai tutte sotto tutela del Conservatoire du Littoral. All'osservatore frettoloso di una gita in barca di qualche ora risulta solo la bellezza di questi maestosi strapiombi e dei piccoli villaggi incuneati in fondo ai fiordi, ma naturalmente ogni calanco e ogni insediamento abitativo ha un nome e una storia.
Ho scrutato persistentemente l'acqua nella vana speranza di vedere dei delfini, pare siano frequenti da queste parti, ma niente, si fa ammirare invece Cassis, un vecchio borgo di pescatori.
Sulla guida leggo che dei 170 pescatori professionisti ancora attivi negli anni sessanta ne sono rimasti a malapena una dozzina, probabilmente perché il turismo è molto più lucrativo.  Cassis d'estate è una vera bolgia, ma visitata fuori stagione come abbiamo fatto noi è un gioiellino, tirata a lustro fin troppo; le vecchie pietre dei vicoli sembrano lucidate a cera, il grande Charlie Chaplin ci cuocerebbe sopra due uova al tegamino. Per comprendere il genere forse basta dire che è gemellata con Portofino. 
Ritorno a Marsiglia giusto in tempo per un tramonto che sta per morire, Fort Jean ci dice arrivederci e l'ambulante visto al mattino è sempre lì sul molo per chi vuole intraprendere la carriera di marinaio acquistando la tenuta giusta, in qualche modo bisogna pur cominciare. Lassù sulla collina la basilica Notre-Dame-de-la Garde domina tutta la città e ci si augura que la "Bonne Mère", come la chiamano affettuosamente i marsigliesi, li protegga tutti.