sabato 23 luglio 2011

La Vedova Allegra

E' scabroso le donne studiar, son dell'uomo la disperazion, rosse, brune o bionde che fa? donne donne eterni guai.......gorgheggia il principe Danilo Danilovich fra fiumi di champagne e le amichette di chez Maxim's scatenate nel french cancan  per consolarsi del suo difficile amore, corrisposto, ma ingarbugliato con la bella e ricchissima vedova Hanna Glavari, entrambi cittadini dell'immaginario stato di Pontevedro.



 La vedovella invece, come solo le donne sanno fare, sfrucuglia romanticamente l'ugola per cantare in solitario i suoi tormenti amorosi. Con tutti i suoi quattrini e la sua beltade non le mancano certo i pretendenti, ma è una vecchia storia che al cuor non si comanda. Alla fine, come in tutte le favole che si rispettino, trionferà l'amore, lei ritroverà il suo principe e l'happy end non mancherà, vivranno tutti felici e contenti.


Ormai drammaticamente assuefatta dalla televisione a veline discinte, a volgarità inenarrabili di parole e gesti, a trasmissioni che oscenamente invitano ad osservare le più segrete intimità dal buco della serratura, non posso che riconoscere "datate" sia una storia come questa all'acqua di rose, tutta pizzi e merletti, che il genere musicale, l'operetta,  "osé" e modernissima nella Vienna felix del 1905, quando fu rappresentata per la prima volta e le arie di Franz Lehar venivano canticchiate per strada come le canzonette ai nostri giorni. Purtroppo le favole non vanno più di moda, giusto un matrimonio principesco di quando in quando tanto per gradire e pure annacquato se è vero che Charlène se ne stava scappando poco prima delle nozze informata delle turbolenze erotiche di sua Altezza Reale Alberto II di Monaco.  Certo ridicoli di fronte ai reality dei nostri giorni i sussulti dell'operetta, genere musicale totalmente superato, eppure mi piace, è una ventata di leggerezza, un'incursione nostalgica nel mio passato, rappresentazioni godute con i miei vecchi accanto, musiche cantate tante volte insieme.


Incredibile, ma vero, non sono né a Salisburgo né a Vienna e nemmeno in Tirolo, ma in Francia, patria della commedia di boulevard , a Gattières, minuscolo paesino medioevale delle Alpi Marittime, nel quadro del Festival di arte lirica Opus -Opéra che da 23 anni rinnova le sue proposte musicali nella stagione estiva. L'orchestra è formata da giovani provenienti dai Conservatori musicali della Francia intera.

Prima dello spettacolo una giro per il villaggio pigramente addormentato, sembra la Provenza di Marcel Pagnol,  un pastis all'Hostellerie Provençale, i passi risuonano sul selciato di vicoli e scale, uno sguardo a delle ortensie in fiore strepitose, a una civetta persiana rosa, alla piazza centrale con tanto di fontana nel mezzo.



Siamo a cielo aperto, sotto le stelle, intorno le suggestive vecchie pietre degli spalti, scenografia  quanto mai essenziale, con saggio senso di misura non ci si prende troppo sul serio, le quinte sono lì davanti agli occhi di tutti, costumi appesi in bella mostra, le eleganti signore dell'aristocratica società pontevedrina si riposano tra un gorgheggio e l'altro, uno spasimante della vedova, che curiosamente nella versione francese si chiama Signora Palmieri,  prova le movenze della scena successiva.









Bella serata dal sapore rétro, le sedie torneranno vuote in compagnia di un solitario cilindro appeso al passato.

  

sabato 16 luglio 2011

Tirolo: Daniel e Frau Sue

In Tirolo la gente non parla tedesco con accento italiano, ma italiano con accento tedesco e non è esattamente la stessa cosa, d'altronde stiamo parlando di quello che è stato un tempo l'impero austro-ungarico. Come sempre conoscere la storia è illuminante per comprendere, siamo in Italia, si, ma la storia della gente del posto è un altra ed è complicata, molto complicata; difficile la vita per le popolazioni di frontiera, le guerre tracciano dei confini che spesso non rispettano le identità. Al municipio di Villabassa, altro incantevole paesino dell'alta Pusteria, ci sono dei pannelli esplicativi della storia di questi luoghi.
 Ricordano che dopo la prima guerra mondiale con il Trattato di pace di Saint Germain del 1919 il Sudtirolo viene annesso al regno d'Italia. Per gli abitanti di questa parte meridionale del Tirolo ciò ha significato iniziare a vivere in uno stato per loro straniero. Con la presa poi del potere da parte dei fascisti e l'instaurazione di un sistema dittatoriale, si intensificano le misure governative volte  all'italianizzazione della provincia di Bolzano: divieto dell'uso della lingua tedesca in scuole ed uffici pubblici, abolizione della toponomastica in lingua tedesca, divieto di usi, tradizioni e costumi locali, insediamento di impiegati statali provenienti da altre province d'Italia, Podestà di nomina governativa al posto dei sindaci locali.

 Con l'accordo di Berlino del 1939 Hitler e Mussolini sanciscono l'evacuazione della popolazione di lingua tedesca. Per mezzo della cosiddetta "Opzione" una sorta di esperimento di pulizia etnica, i sudtirolesi sarebbero dovuti emigrare verso i territori del Reich germanico. Ciò ha provocato gravissime tensioni fra la popolazione locale, tra chi accettava di emigrare e chi invece non voleva abbandonare la terra degli avi. Con l'occupazione poi del territorio italiano da parte delle truppe tedesche il 9 settembre 1943, anche il Sudtirolo cadrà nella zona di influenza dell'apparato nazionalsocialista. Nel secondo dopoguerra e dopo la concessione alla regione nel '56 da parte del governo italiano di una prima autonomia  molto contestata perché considerata dai locali  solo di facciata, si dovrà arrivare al 1972 per vedere definitivamente formalizzato l'attuale assetto della regione. Non sono sufficientemente informata, non so come la pensino e cosa auspichino i locali con i quali non ho avuto occasione di parlarne, in Val Pusteria risulta però evidente la matrice austriaca e si tratta certamente di una questione politica ed umana ancora spinosa .

Di lunga data la vocazione turistica di queste montagne, incrementata a inizio '800 dalla costruzione della strada ampezzana, la "Strada d'Alemagna" (che collegava il porto di Venezia con la Germania meridionale e dove transitavano merci di ogni sorta provenienti da Venezia e Trieste e destinate a Innsbruck) e in seguito dalla Ferrovia Meridionale (il tratto Fortezza-Lienz è stato  inaugurato nel 1871). Con l'amica Liliana frequentatrice di lungo corso di Villabassa che ci fa da Cicerone, vediamo per esempio le case popolari del paese, (foto qui a fianco), costruzioni del comune ad affitto agevolato per i meno abbienti e francamente mi sembrano una meraviglia.

Ce ne andiamo a pranzare al Monte Rota da cui si gode di una bellissima vista su Dobbiaco ed il suo lago e  poi al Castello di Monguelfo (Velsperg), al limitare dell'omonimo paese, (piccolo piccolo ma storicamente significante, viene già citato nell'XI° secolo col nome di  Budigum). Lungo la bellissima strada in mezzo ai boschi per raggiungerlo, ci sono dei troni scolpiti in legno e improvvisamente Maria Rosa si sente regina, anzi Paolina Borghese.

Altra scoperta sarà per me la Valle di Braies, l'omonimo lago e l'altipiano Prato Piazza, che pare venga soprannominato il Piccolo Tibet. Non conosco il paese di sua Santità il Dalai Lama se non attraverso le immagini, ma intuisco che la configurazione del Picco di Vallandro e di  questo straordinario immenso altipiano possano avere il grande potere evocatore di quel paese lontano; spazio, silenzio e bellezza qui regnano sovrani.

L'ho già scritto che stazione e treni  sono luoghi privilegiati e una volta ancora la conferma che avevo ragione. A Fortezza, aspettando la coincidenza con Milano, incontriamo Daniel ed il suo cane, Frau Sue. Appena arrivato, Daniel molla sulla banchina il mega zaino, stende il tappetino e riempie la ciotola d'acqua. Frau Sue comincia ad essere vecchia, è stanca, tanti peli bianchi sul muso.  Daniel aveva 20 anni quando zaino in spalla con il suo cane di pochissimi mesi ha mollato la sua casa in Sassonia a Chemnitz,  (Karl-Marx-Stadt dal 1953 al 1990), bombardata e distrutta a fine guerra come Dresda perché vi costruivano i motori dei panzer tedeschi.    
Daniel è del 1979, adesso  ha 32 anni, uno sguardo pulito e luminoso, il sorriso franco; sono dodici anni che  lui e Frau Sue se ne vanno per le strade del mondo. Ha fatto il pescatore a Brindisi, il falegname a Salerno, il tuttofare in un monastero, quello che è capitato per sbarcare il lunario e godersi  con Frau Sue la sua libertà. Daniel fruga nello zaino ed esibisce con fierezza la Bibbia, il libro del Profeta Daniele è la sua lettura preferita, ed il certificato di "senza fissa dimora" che gli ha permesso di circolare per l'Europa. Adesso sono sulla via del ritorno, Daniel ha nostalgia di casa ( la esprime con la bella parola tedesca "Heimweh") e pensa che per Frau Sue sia giunta l'ora di un meritato riposo. Immagina l'amica a quattro zampe terminare comodamente i suoi giorni sdraiata sul divano della mamma a Chemnitz: una tranquilla, onorata vecchiaia. 










martedì 12 luglio 2011

Made in Austria

Da Dobbiaco a Lienz , cittadina austriaca poco dopo la frontiera italiana, ci sono 48 chilometri. C'è chi se li fa gagliardamente in bicicletta su una bella strada in mezzo al verde che costeggia la ferrovia e il fiume, come le mie amiche e tanta altra gente e chi, come la sottoscritta pigramente in treno (sic). Non sono davvero una gran sportiva, ma il fatto è che adoro viaggiare in treno con i paesaggi che sfilano silenziosi davanti al finestrino, adoro le stazioni, se piccole ancora meglio, la possibilità inaspettata di  quattro chiacchiere con illustri sconosciuti. Il treno ha un sapore antico, è un'occasione privilegiata di incontro e di scambio.
La prima fermata in Austria è Sillian. La proprietaria del nostro Garni ci racconta che i frontalieri  italiani ci vengono spesso a fare la spesa, i prezzi sono stabili e tutto costa di meno. Il fieno steso ad asciugare al sole lungo i filari mi fa pensare ai campi dei tornei medievali, certo mancano stendardi e vessilli colorati, ma non so perché  immagino cavalieri tutti bardati che galoppando incrociano aste e lance.


E' Austria, ma sempre Tirolo, non cambia lo straordinario paesaggio e nemmeno l'architettura dei luoghi; se possibile tutto è ancora più ordinato, pulito, curato, ogni cosa al suo posto, forse troppo per i miei gusti, l'impressione che folletti ed elfi dei boschi siano sempre in agguato a mettere alacremente tutto in ordine, nemmeno una foglia per terra, nemmeno un ramo secco che non sia stato tagliato, persino il vento sembra irregimentato, un pò di casino indiano non guasterebbe.

Per fortuna anche nella "perfetta", linda e profumata Lienz, turistica quanto mai,  si può trovare qualche scorcio di poesia. Per esempio una bella testa di maiale nella vetrina di un macellaio; è di plastica, ma riprodotta benissimo, ha pure i peli sotto il muso. Per esempio un signore che suona la pianola, ma la sua originalità consiste nel fatto che lo fa con dei guanti neri alle mani. Per esempio due paia di scarpe solitarie in esposizione fatte rigorosamente in Austria.

E poi che gioia vedere questi cavalli incontrati in passeggiata liberi come il vento. Loro se ne fregano di tutto.
Alla sera si ritorna tutte insieme alla base. Delle biciclette stanche con asburgica organizzazione se ne occupa il treno, le riporterà a Dobbiaco. A Moso alle 21 c'è il concerto, la musica, una certa musica, da queste parti usa molto. Alla fine tutti i musicisti si metteranno il cappello con le piume in testa e terminerà con l'immancabile Marcia di Radetzky. Mi viene da pensare ai miei genitori,   a questo mondo mitteleuropeo della loro gioventù che sembra non cambiare mai, al concerto del primo dell'anno a Vienna, appuntamento imperdibile, che ascoltavamo sempre in religioso silenzio davanti alla televisione.