sabato 16 luglio 2011

Daniel e Frau Sue

In Tirolo la gente non parla tedesco con accento italiano, ma italiano con accento tedesco e non è esattamente la stessa cosa, d'altronde stiamo parlando di quello che è stato un tempo l'impero austro-ungarico. Come sempre conoscere la storia è illuminante per comprendere, siamo in Italia, si, ma la storia della gente del posto è un altra ed è complicata, molto complicata; difficile la vita per le popolazioni di frontiera, le guerre tracciano dei confini che spesso non rispettano le identità. Al municipio di Villabassa, altro incantevole paesino dell'alta Pusteria, ci sono dei pannelli esplicativi della storia di questi luoghi.
 Ricordano che dopo la prima guerra mondiale con il Trattato di pace di Saint Germain del 1919 il Sudtirolo viene annesso al regno d'Italia. Per gli abitanti di questa parte meridionale del Tirolo ciò ha significato iniziare a vivere in uno stato per loro straniero. Con la presa poi del potere da parte dei fascisti e l'instaurazione di un sistema dittatoriale, si intensificano le misure governative volte  all'italianizzazione della provincia di Bolzano: divieto dell'uso della lingua tedesca in scuole ed uffici pubblici, abolizione della toponomastica in lingua tedesca, divieto di usi, tradizioni e costumi locali, insediamento di impiegati statali provenienti da altre province d'Italia, Podestà di nomina governativa al posto dei sindaci locali.

 Con l'accordo di Berlino del 1939 Hitler e Mussolini sanciscono l'evacuazione della popolazione di lingua tedesca. Per mezzo della cosiddetta "Opzione" una sorta di esperimento di pulizia etnica, i sudtirolesi sarebbero dovuti emigrare verso i territori del Reich germanico. Ciò ha provocato gravissime tensioni fra la popolazione locale, tra chi accettava di emigrare e chi invece non voleva abbandonare la terra degli avi. Con l'occupazione poi del territorio italiano da parte delle truppe tedesche il 9 settembre 1943, anche il Sudtirolo cadrà nella zona di influenza dell'apparato nazionalsocialista. Nel secondo dopoguerra e dopo la concessione alla regione nel '56 da parte del governo italiano di una prima autonomia  molto contestata perché considerata dai locali  solo di facciata, si dovrà arrivare al 1972 per vedere definitivamente formalizzato l'attuale assetto della regione. Non sono sufficientemente informata, non so come la pensino e cosa auspichino i locali con i quali non ho avuto occasione di parlarne, in Val Pusteria risulta però evidente la matrice austriaca e si tratta certamente di una questione politica ed umana ancora spinosa .

Di lunga data la vocazione turistica di queste montagne, incrementata a inizio '800 dalla costruzione della strada ampezzana, la "Strada d'Alemagna" (che collegava il porto di Venezia con la Germania meridionale e dove transitavano merci di ogni sorta provenienti da Venezia e Trieste e destinate a Innsbruck) e in seguito dalla Ferrovia Meridionale (il tratto Fortezza-Lienz è stato  inaugurato nel 1871). Con l'amica Liliana frequentatrice di lungo corso di Villabassa che ci fa da Cicerone, vediamo per esempio le case popolari del paese, (foto qui a fianco), costruzioni del comune ad affitto agevolato per i meno abbienti e francamente mi sembrano una meraviglia.


Ce ne andiamo a pranzare al Monte Rota da cui si gode di una bellissima vista su Dobbiaco ed il suo lago e  poi al Castello di Monguelfo (Velsperg), al limitare dell'omonimo paese, (piccolo piccolo ma storicamente significante, viene già citato nell'XI° secolo col nome di  Budigum). Lungo la bellissima strada in mezzo ai boschi per raggiungerlo, ci sono dei troni scolpiti in legno e improvvisamente Maria Rosa si sente regina, anzi Paolina Borghese.

Altra scoperta sarà per me la Valle di Braies, l'omonimo lago e l'altipiano Prato Piazza, che pare venga soprannominato il Piccolo Tibet. Non conosco il paese di sua Santità il Dalai Lama se non attraverso le immagini, ma intuisco che la configurazione del Picco di Vallandro e di  questo straordinario immenso altipiano possano avere il grande potere evocatore di quel paese lontano; spazio, silenzio e bellezza qui regnano sovrani.

L'ho già scritto che stazione e treni  sono luoghi privilegiati e una volta ancora la conferma che avevo ragione. A Fortezza, aspettando la coincidenza con Milano, incontriamo Daniel ed il suo cane, Frau Sue. Appena arrivato, Daniel molla sulla banchina il mega zaino, stende il tappetino e riempie la ciotola d'acqua. Frau Sue comincia ad essere vecchia, è stanca, tanti peli bianchi sul muso.  Daniel aveva 20 anni quando zaino in spalla con il suo cane di pochissimi mesi ha mollato la sua casa in Sassonia a Chemnitz,  (Karl-Marx-Stadt dal 1953 al 1990), bombardata e distrutta a fine guerra come Dresda perché vi costruivano i motori dei panzer tedeschi.    
Daniel è del 1979, adesso  ha 32 anni, uno sguardo pulito e luminoso, il sorriso franco; sono dodici anni che  lui e Frau Sue se ne vanno per le strade del mondo. Ha fatto il pescatore a Brindisi, il falegname a Salerno, il tuttofare in un monastero, quello che è capitato per sbarcare il lunario e godersi  con Frau Sue la sua libertà. Daniel fruga nello zaino ed esibisce con fierezza la Bibbia, il libro del Profeta Daniele è la sua lettura preferita, ed il certificato di "senza fissa dimora" che gli ha permesso di circolare per l'Europa. Adesso sono sulla via del ritorno, Daniel ha nostalgia di casa ( la esprime con la bella parola tedesca "Heimweh") e pensa che per Frau Sue sia giunta l'ora di un meritato riposo. Immagina l'amica a quattro zampe terminare comodamente i suoi giorni sdraiata sul divano della mamma a Chemnitz: una tranquilla, onorata vecchiaia. 











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