mercoledì 12 maggio 2010

Parigi: Bolle di sapone

Giornata intera passata al Centre Pompidou, il Beaubourg. Nella grande fontana esterna pioggia e vento fanno roteare la Nanà di Niki de Saint Phalle 
  
ed i " Mobiles" del compagno Tinguely, ma c'è anche un poeta di strada che attingendo a un mastello offre effimere magiche grandi bolle di sapone. 

All'ordine del giorno tre mostre, tutte e tre interessantissime, per questo ne vorrei parlare.


Lucian Freud


Come per Francis Bacon, per niente al mondo vorrei un loro quadro appeso ad una parete in casa, non dormirei la notte, ma intuisco che sono dei grandi artisti. Carni, carni, carni, il pittore si interessa alla nudità del corpo in tutta la sua crudezza, i suoi non vogliono  certo essere dei bei "nudi d'artista". 


Il suo cognome non è proprio casuale, Lucian sembra voler fare con il corpo umano quello che il nonno Sigmund faceva con i meandri segreti della mente, osservare, spiare, cogliere l'essenza di ogni anfratto, il senso delle pieghe interne ed esterne, i segni del lavorio implacabile del tempo. " Quello che mi interessa veramente nelle persone, è il lato animale. È per questo che amo dipingerle nude. Nude, vedo di più ". 

Certi nudi di donne sono opulenti, sovrabbondanza alla Botero, altri pelle ed ossa sembrano appena usciti da un campo di concentramento, ma in entrambi i casi, come nei numerosi autoritratti e nudi maschili, solitudine e disfacimento, crudezza della realtà, dell'occhio e della mano dell'artista  che trasmettono. Mi ha fatto venire in mente un parallelo con Hopper: là estraniamento e solitudine del paesaggio, qui dell'essere umano.





Dreamlands
Dreamland è un'architettura del sensazionale, del divertimento e del sogno che si propaga per tutto il pianeta nel XX secolo.




Frigoriferi di varie dimensioni dell'artista Kader Attia, semplicemente ricoperti di piastrelline argentate. L'effetto è sorprendente.





Dai primi luna park alle esposizioni universali (il padiglione "il sogno di Venere" di Salvador Dali' per esempio della Fiera Internazionale di New York nel 1939 che invitava il visitatore nei meandri Modern Style dell'inconscio e dell'erotismo), da Las Vegas, città vera, ma tutta finta con le sue ricostruzioni alberghiere alle riproduzioni delle città miniatura, 

dai vari parchi irreali di Walt Disney ai progetti  faraonici reali di Dubai, numerose città e realizzazioni urbanistiche recenti dimostrano di essersi ispirate alle fantasmagorie inizialmente riservate a progetti avveniristici di artisti ed architetti, a parchi di divertimenti e  città dell'immaginario. La Torre Eiffel per L'Esposizione Universale del 1889 è il simbolo iniziale di una modernità tecnologica che propone pero' anche lo straordinario, non più rinchiuso in castelli, palazzi e atelier di artigiani ed artisti, uno straordinario soprattutto aperto allo sguardo di tutti, uno straordinario fruibile dalle masse. La mostra invita alla riflessione, i nostri riferimenti spaziali e geografici tradizionali risultano sconvolti e sovvertiti, in Cina si erigono città che  copiano esattamente palazzi e monumenti del mondo, a Dubai c'è la neve nel deserto, 

i confini tra progresso, sogno, rapporto con l'ambiente, realtà si sovrappongono, mamma mia, che confusione!!! 



Elles@centrepompidou 



Elles, sono loro, le donne, un'esposizione tutta dedicata all'arte al femminile. "Do women have to be naked to get into the Met. Museum? si interroga un manifesto della mostra. Lungo un percorso magistralmente articolato le opere di artiste plastiche, designers, fotografe, architette, cineaste che si interrogano sui grandi temi sociali ed esistenziali del pubblico  e del privato. Non commento, le opere parlano da sole.


 
" Mon cuir chevelu
front
oreilles
la base du crane
derrière le cou
le dos entre les omoplates
la base des cotes
plexus solaire
l'estomac
l'oesophage
la gorge
les intestins
le rectum
les jambes
cuisses
chevilles
doigts de pieds
les os du pelvis
les articulations
les bras
les avant-bras
mains
doigts
les douleurs et les crampes
la respiration
les palpitations
les bouffées de chaleur
la transpiration
extreme, extreme tension
l'odeur de l'animal traqué."


martedì 11 maggio 2010

Flash parigini





Niente da fare, malgrado il freddo barbino e la pioggia incessante, Paris c'est Paris,  le peonie se ne fregano della primavera fasulla e fioriscono lo stesso.





Come un satrapo persiano, a gambe incrociate, Francesco non si muove dal suo posto di comando, un'amaca che percorre sospesa mezza stanza, e fà tutto dalla sua postazione: legge, lavora al computer, mangia, telefona.



Nell'undicesimo arrondissement la vita continua tranquilla:  al marché d'Aligre sfilano maialini appesi e si vendono granchi ancora vivi, con le chele che, poverine, arrancano nell'aria e non più nell'acqua,


 i cortili interiori sono verdissimi, una boulangerie liberty si fa ammirare,


sorprendono un negozio che vende solo vestiti ed accessori per la giustizia, una toga da presidente di tribunale te la porti via per 1000 euro, un vero affare ed un altro superchic " Dog in the city" che espone in vetrina l'ultimo profumo, Oh my dog, non so bene per chi,  cane o  padrone. 


Il Pavillon de l'Arsenal, costruito a fine 800 sui luoghi di una vecchia fabbrica di polvere da sparo (eccone spiegato il nome), trasformato inizialmente in deposito del grande magazzino La Samaritaine, è diventato il centro d'esposizione urbanistica e di architettura di Parigi. Bellissima struttura industriale tutta di ferro, ora ci sono  le maquette dei nuovi progetti architettonici della metropoli, come si è articolata e modificata nei secoli, i vari piani urbanistici che l'hanno via via trasformata  ed arricchita, evidente la struttura circolare che corrisponde alle vecchie mura di cinta iniziate nel XVI secolo con Enrico IV, evidente pure che la crescita urbana si è sempre sviluppata a nord.


È semplicemente stupendo l'IMA, l'Institut du Monde Arabe, realizzazione magistrale del grande Jean Nouvel, quello che ha progettato un altro luogo magico,  la Fondation Cartier pour l'art contemporain.

 
L'IMA, creato per far conoscere e favorire l'universo arabo nel contesto francese, è un vero ponte culturale fra i due mondi ed anche l'architettura lo testimonia. La struttura è modernissima, tutta vetro ed acciaio, ma in realtà non è che una felice sintesi allegorica di temi  tipici dell'architettura mussulmana come la ripetitività dei decori geometrici, i musciarabia (paraventi lignei delle finestre), i ryad (i cortili interni).



La tradizione orientale reinterpretata modernamente da un grande architetto. Al terzo piano c'è la biblioteca ad ingresso libero, oltre ai libri, giornali e riviste dei vari paesi da leggere comodamente seduti in poltrona, al 9 piano bar e ristorante con vista straordinaria sulla ville lumière. Ci sono ritornata perchè c'era una mostra temporanea: Orient-Hermès. L'IMA proponeva delle ambientazioni vetrinistiche che la creativa tunisina Leila Menchari ha immaginato nel corso di lunghi  anni di collaborazione per la prestigiosissima casa del lusso. Metto volutamente da parte considerazioni etiche sull'assurda  preziosità di oggetti effimeri, ma ambientazioni e manufatti erano di rara qualità e grande estetismo.








Per finire in bellezza un albero  di Lenotre, tempio della gastronomia d'oltralpe: non è un albero qualunque, è fatto di "macarons", dolce che va ultimamente molto di moda in Francia, cialde colorate ripiene di crema.

domenica 9 maggio 2010

Il piccione viaggiatore


Su wikipedia trovo che le capacità di volo di un piccione viaggiatore sono veramente impressionanti: in condizione di tempo ottimale può percorrere anche 800 km ad una media di 70 km/h per ritornare alla colombaia di origine a cui rimane legato per tutta la vita.

Sentendo una forte empatia col volatile pennuto mi domando quali sono "le condizioni di tempo ottimali" nella vita di un uomo: l'amore per il viaggio? la curiosità? la fuga? la voglia di scoperta? l'irrequietezza interiore? l'insofferenza per la quotidianità? il desiderio di libertà? il sogno mai sopito di poter "volare? il bisogno primordiale di andare? l'incapacità di star bene nel posto dove si è? un modo diverso di vivere il tempo? la ricerca di confronto con altro ed altri? tutte queste cose insieme?

Mi chiedo anche quale sia "la colombaia di origine": un paese? una casa? una storia? radici culturali e religiose? gli affetti? la fattoria immaginaria del Mulino Bianco? la nostalgia mistica dell'eterno ritorno? quella "madelaine" di cui parlava Proust? uno spazio interiore che rifiuta l'ineluttabilità del provvisorio e della precarietà? tutte queste cose insieme?

Nel bipede nudo di penne, quali le molle che spingono a partire, quali quelle che fanno tornare? domande di una gelida e piovosa domenica di maggio, nel frattempo rispicco il volo, purtroppo senza ali, ma col treno.