domenica 8 maggio 2016

Un'utopia urbana: la Cité Frugès a Pessac

Per questa mia venuta in Aquitania avevo chiesto all'amica Brigitte di organizzare una visita a Pessac, a una decina di chilometri da Bordeaux per visitare questo quartiere di periferia operaia interamente concepito da Le Corbusier e lei mi ha subito accontentata, la ringrazio di cuore. Attraversata la campagna bordelese ricca di castelli e tenute a vocazione vinicola e i prestigiosi cru della regione non hanno certo bisogno di presentazione, attraversato il centro di Pessac, comune di 60.000 anime con la sua bella piazza, eccoci in periferia, alla Cité Frugès, un angolo di modernità ante litteram, dove ci aspetta il gentilissimo Cyril Zozor con le sue spiegazioni e la visita di un modulo abitativo, purtroppo senza l'arredamento. (Tel. 0033 556365646- E-mail: lecorbusier.fruges@mairie-pessac.fr)

Da noi in Italia si cita sempre Adriano Olivetti come esempio di "imprenditore illuminato" e nella stessa direzione ho avuto modo di visitare il bellissimo Villaggio Crespi a Vaprio d'Adda , da queste parti si tratta di fare la conoscenza di Henry Frugès, industriale zuccheriero girondino che per fortuna non pensa solo al business, ma è anche un erudito, un curioso e un grande estimatore d'arte. Il Signor Frugès scopre le idee di Le Corbusier attraverso la lettura dell'opera "Verso un'architettura" pubblicata dall'architetto nel 1923 e ne sollecita la collaborazione. (http://www.saranathan.it/2011/03/bellitalia.html)
Il committente dapprima chiederà la realizzazione a Lège, vicino a Cap Ferret, del primo ridotto quartiere per i lavoratori realizzato dall'architetto e poi, immaginando una più corposa "città-giardino operaia", acquista una vasta radura fra i pini a Pessac, a sud-ovest di Bordeaux, cittadina ricca di verde, rinomata all'epoca come stazione climatica per la sua aria salubre ( non a caso vi si trovava un sanatorio) e facilmente raggiungibile grazie alla ferrovia proprio accanto. L'ambizione è quella di  edificarvi un agglomerato modello e di favorire così l'accesso alla proprietà delle classi meno favorite, nelle intenzioni, infatti, una casa non deve costare più di un anno di salario. Il Signor Fugès sogna in grande circa 200 moduli abitativi, ne vengono progettati 127 e ne saranno concretamente realizzati 51. 
Frutto dell'incontro fra un architetto urbanista audace, quel Charles-Eduard Jeanneret detto Le Corbusier e Henry Frugès, un industriale bordelese lungimirante, nasce così, fra il 1924 e il 1926 la Cité Frugès a Pessac che all'epoca rappresenta una vera rivoluzione sia sul piano dell'habitat sociale che su quello dell'architettura. Le Corbusier ha finalmente l'occasione di passare dalla teoria alla pratica, di applicare i suoi principi costruttivi base, di sperimentare la produzione in serie e il prefabbricato, la sua "filosofia del vivere" che rispetta l'uomo e le sue esigenze non resterà più solo sulla carta. Da parte loro gli abitanti godranno di ben 75 metri quadri di appartamento, di comodità moderne inimmaginabili all'epoca persino nelle ricche case borghesi di Bordeaux come ripostiglio-lavanderia, stanza da bagno con doccia, riscaldamento centralizzato, garage o tetti- terrazza, luminosi spazi individuali e collettivi per i diversi momenti del vivere quotidiano. 
Cinque tipologie di case, "la maison Gratte- Ciel", "la maison Arcade", "la maison Jumelle", "la maison Zig-Zag" e "la maison Quinconce", come un gioco del lego con i pezzi rispondenti a caratteristiche comuni che vengono assemblati ogni volta diversamente e la policromia quale protagonista. Il colore è un fattore determinante nella composizione della Cité Frugès, giochi cromatici non solo sulle pareti all'interno, ma anche negli esterni. Previste inizialmente bianche, strada facendo ci si accorgerà che il colore ha il potere di valorizzare gli elementi architettonici, da la sensazione di uniformità a certi gruppe di case o viceversa può creare alternanze, variazioni fra le diverse costruzioni. "J'ai toujours attaché la plus grande importance à la polychromie et j'ai cherché depuis des années à découvrir les fonctions naturelles de la couleur" ha avuto occasione di dire l'architetto Le Corbusier che però, non a caso, era anche pittore.
Ho chiesto a Cyril Zozor  se alla Cité Frugès si respira la stessa atmosfera comunitaria e associativa che ho riscontrato a Marsiglia alla Cité Radieuse  e la sua risposta è stata in parte negativa, ma bisogna tener conto delle differenze strutturali poiché a Marsiglia si tratta di un grande condominio mentre qui sono diverse unità immobiliari separate da giardini e strade alberate. L'esperto mi conferma comunque che presso gli abitanti c'è la consapevolezza di vivere in un luogo particolare che rappresenta una pagina di storia dell'architettura moderna del XX° secolo e la volontà di procedere alla salvaguardia delle unità nel rispetto dei piani originali anche se la ristrutturazione è molto più lunga e costosa se paragonata a una casa comune, vige infatti una severa normativa rispetto questa Zona di Protezione del Patrimonio Architettonico. Interessante leggere, sul prospetto informativo fornito, le affermazioni di alcuni inquilini: "On essaie de rester à l'essentiel. C'est une nouvelle façon de voir les choses et de vivre. C'est une philosophie de vie dictée par la qualité spéciale de la maison " oppure "Il est nécessaire d'habiter le lieu pour le comprendre" o ancora "Ces maisons correspondent à une date dans l'histoire de l'architecture moderne. Pour nous, elles appartiennent à tout le monde. Il faut le vivre comme une chance et avec la volonté d'ouvrir sa maison".  (http://www.saranathan.it/2013/10/la-casa-del-matto.html) 
Non c'entra niente con Pessac, ma con Bordeaux si e la strada del ritorno in città dopo l'interessante visita alla Cité Frugès ha fornito l'occasione per vedere la grande Place de la Victoire con la Porta d'Aquitania e soprattutto l'antica Università di Medicina che adesso ospita le facoltà di Scienze Umane. L'Università di Bordeaux ha una lunga storia di più di cinque secoli e la periferia della città brulica di modernissimi istituti e campus universitari certamente più avveniristici e attrezzati, ma ho trovato pieno di charme questo avamposto del sapere con le sue vecchie costruzioni e il moderno arredo verde.

  
  

lunedì 2 maggio 2016

"rive droite" a Bordeaux

Certo che invidio  quelle nonne i cui nipoti abitano nella stessa città, magari persino nello stesso quartiere con la gioia di una frequentazione quotidiana, io invece mi sono ormai rassegnata al ruolo di nonna pendolare, cinque intensissimi giorni ogni due mesi, ma non mi lamento, conoscendo mio figlio e la sua passione per i paesi in capo al mondo, poteva andarmi peggio, aveva preso in considerazione persino un posto nella Guyana Francese, mamma mia....Ormai sono una habituée dei cieli, Malpensa 2 volo Easyjet delle 11,45, un'ora e 15 minuti fra le nuvole ed  ecco Mérignac. Noam cresce a vista d'occhio e io rimbambisco ogni volta, innamorata persa, comunque adesso è più autonomo ciò che rende facile andare in giro per vedere ogni volta qualcosa di interessante  insieme. Lunedì sole e pioggia in alternanza, solo una passeggiata per il centro storico, per esempio in piazza Notre-Dame du Chapelet, dal nome dell'omonima chiesa settecentesca lì accanto, con la stupenda corte Mably che vi si affaccia, una corte ideale per giocare a nascondino. Nel centro della piazza troneggia la statua del gran pittore Francisco Goya che, non lo sapevo proprio, dal 1824 al 1828 ha soggiornato più volte a Bordeaux con famiglia e vi è anche morto all'età di 82 anni.
Martedì scorso invece un sole che levati, occasione per attraversare il ponte e  per la prima volta visitare l'altra sponda del fiume, mi si dice essere popolare e non particolarmente interessante, « Ce n’était pas noble de résider rive droite, on sentait que les gens hésitaient vraiment à traverser le pont », ma a me è piaciuta tantissimo. Ci accoglie la statua di un mega leone sfaccettato come le pietre di un gioiello e un pontile bar-ristorante, L'Estacade, perfetto per la sosta caffè e il panorama della Bordeaux storica di fronte.
        
        
Stupendo, la sponda lungo la Garonna è tutto un prato e un tripudio di alberi, sembra davvero di essere in campagna, sull'altro lato del marciapiede sfila il nuovo quartiere residenziale "la Bastide". La nostra prima meta è il Giardino Botanico dove, suddivise in diverse aree, vengono rappresentate le varie tipologie di flora della regione, quella del fiume e quella davanti all'oceano, i fiori dell'erba cipollina dell'orto e le foreste all'ombra delle dune; si fanno ammirare in particolare una straordinaria "Flamingo"dalle foglie rosso fuoco e la ricostruzione moderna di un'area lagunare.

Seconda meta altrettanto interessante proprio accanto al giardino botanico è lo spazio Darwin, un'area polifunzionale ancora in divenire che sta completamente trasformando la caserma dismessa Niel. Costruita nel 1876 in occasione della guerra franco-prussiana, questa caserma è veramente un bel condensato di storia francese: nel '40 è stata naturalmente requisita dai tedeschi che vi tenevano i prigionieri spagnoli destinati a costruire la base sottomarina (non l'ho ancora visitata) e poi a partire dagli anni '60 una caserma sui generis perchè aperta alla gente del quartiere con una bella squadra di calcio e i bambini degli operai che potevano venire a nuotare nella sua piscina con gli allenatori in divisa.
Nel '72 la caserma militare cessa la sua attività e nel 1995 l'esercito cede quest'area di 31.000 metri quadrati alla comunità civile di Bordeaux. Anni di lenta agonia e di abbandono, ma nell'attesa di un serio piano comunale di ristrutturazione, dal rigore in uniforme la ex-caserma Niel è diventata il paradiso di artisti di strada e dei cultori dello skate board e non solo,  uno degli hangar è diventato teatro del progetto eco-responsabile Darwin con spazi per start up e coworking, un bellissimo fermento di giovani, di progetti e di idee. http://www.darwin-ecosysteme.fr/
Sarà anche uno spazio alternativo per i giovani, però è proprio bello anche per i meno giovani come me e ci puoi fare di tutto, la spesa al supermercato biologico, mangiare, lavorare, giocare a flipper, confrontarti con gli amici, passeggiare, praticare lo skateboard, vedere dei prototipi di case mobili e modulabili nate dalle utopie degli anni '60 e persino uno splendido gallo che si aggira fra gli esperimenti di fattoria urbana del progetto Darwin.
Noam si era messo beatamente a dormire in passeggino e io cominciavo a preoccuparmi per la scarpinata del ritorno quando è spuntato per incanto un battello navetta che in cinque minuti ci ha riportati sulla rive gauche in piazza della Borsa. C'era chi si riposava sull'erba e chi suonava trombe e tromboni, era un gruppo di allegri studenti universitari. Una bellissima giornata!!!