La nuova sede della Fondazione Prada - che apre al pubblico il 9 maggio - è bella per tantissimi motivi.
Perché è generosa: davvero la creazione di un centro culturale del genere (accessibile per 10 euro con svariate riduzioni) non può non essere visto come un gesto di generosità immensa da parte di un privato verso una città che ha bisogno di essere amata e che, quando lo è, ha ancora così tanto da dare (in termini anche di architetture e luoghi da riscoprire).
Perché propone un'architettura che nasce a servizio dell'arte: uno spazio che crea percorsi inconsueti, offre scorci contraddittori, propone una coralità accennata attraverso la diversità come se dovesse aiutare lo sguardo e la mente ad aprirsi, prima di affrontare le opere esposte.
Perché è profondamente milanese e italiana ma allo stesso tempo cosmopolita: la sensazione meravigliosa che si ha entrando è che non si capisce esattamente cosa sia stato costruito di recente e cosa invece recuperato dal passato. Ma non perché gli edifici appena realizzati copino i pre-esistenti. Piuttosto, per il loro costante rifermento a proporzioni classiche e a un'elegante sobrietà senza tempo.
Splendidi anche gli spazi raccolti, quasi meditativi, della Haunted house.Organizzata su quattro livelli, questa “casa degli spettri” ha due-tre piccoli ambienti per ogni piano, ognuno dei quali ospita una o due opere (di Louise Bourgeois e Robert Gober).
Il Podium, per esempio, cioè il parallelepipedo di vetro che attualmente ospita la mostra «Serial Classic» curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola, è scandito da lastre di marmo rettangolari – parzialmente “inglobate” nella superficie dell'edificio e parzialmente sporgenti – il cui ritmo ricorda quello delle colonne dei templi greco-romani. La mostra «Serial Classic» bellissima perché – al contrario delle tante esposizioni blockbusters organizzate cronologicamente – parte da una tesi (il rapporto tra originali e copie nell'arte greca e romana), la spiega in modo chiaro e inequivocabile all'entrata per svilupparla poi attraverso le opere.
La Galleria Sud ospita invece la collezione permanente della Fondazione e anche in questo caso l'allestimento è molto suggestivo. Si parte dagli anni Sessanta e si finisce in una grande “quadreria” con decine di opere più contemporanee esposte tutte insieme; al centro di questo percorso, però,uno studiolo della fine del Quattrocento crea un piacevole legame con il passato e “rompe” il divenire cronologico della collezione.
Dietro una porta nell'ultima stanza della Galleria Sud, poi, si cela un vero e proprio gioiello: un deposito con “veicoli d'artista”, macchine realizzate da Elmgreen & Dragset, Carsten Höller & Rosemarie Trockel, Tobias Rehberger, Walter de Maria, Gianni Piacentino e Sarah Lucas.
-Ammirare opere, sale e allestimento della mostra "In Part". Bellissimi "Peinture feu couleur sans Titre" di Yves Klein, la "Venere Restaurata" e un'altra scultura di Man Ray, la Testa di Medusa di Lucio Fontana.
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