sabato 16 novembre 2019

Napoli: bellezze underground "obbligatorie"

A Napoli di bellezze in superficie ce ne sono a bizzeffe e d'altronde non stupisce, è città carica di millenni in cui sia gli uomini che madre natura hanno fatto la loro parte e gli ingredienti ci sono tutti: capitale reale per secoli,  colline tutt'intorno, il Mediterraneo, le isole di fronte e che isole, un vulcano che maestosamente domina il golfo (dall'ultima eruzione del 1944 si è messo a riposo, sta dormendo, ma i vulcanologi lo definiscono "esplosivo"), cieli azzurri, sole a volontà, la fantasia e l'umanità dei napoletani. Manca qualcosa? Oggi però vorrei dedicare questo post alle bellezze celate e non mi riferisco alla Napoli sotterranea o alle catacombe, ma, di storia più recente, alla metropolitana.  Il freccia rossa ti scarica sulla banchina della stazione Garibaldi e lo spettacolo ha subito inizio, accolti dalla "Stazione" di Michelangelo Pistoletto, una grande serigrafia su acciaio inox, gente che va, gente che viene, chi legge, chi aspetta, chi spupazza i bambini....frammenti di quotidianità.

Fermata Toledo: I napoletani si lamentano dei loro trasporti e hanno certamente ragione, le carrozze sono obsolete e insufficienti, super affollate, la frequenza troppo distanziata e irregolare, ma per chi non ci vive, non ci lavora e da turista in vacanza ha tutto il tempo del mondo a disposizione, la prospettiva è diversa, minuti e attesa non contano. Invece della corsa singola, con l'amica Marina un giorno ci siamo prese il biglietto giornaliero e ci siamo fatte tutte le fermate più interessanti e sempre, dico sempre, c'era qualcuno che si alzava per cedere il posto. Da una parte mi dispiace, significa che abbiamo ormai l'aspetto di vecchie signore ma dall'altra fa piacere, avevo perso l'abitudine a tanta gentilezza. Anni fa ero stata impressionata dalla metropolitana di Mosca, ambientazioni straordinarie di fine '800 e primi '900, quella di Napoli non è da meno, solo cambiano i tempi, qui protagonista è la contemporaneità.
http://www.saranathan.it/2009/07/paka-rassii-spassiba-davisdania.html).  La scultura del "Cavaliere di Toledo" all' esterno è di William Kentridge e dello stesso autore i due mosaici in pietra e pasta di vetro all'interno.

Lo scavo della Stazione di Toledo ha rivelato resti archeologici da età moderna a età preistorica. Nel mezzanino è visibile il più importante dei rinvenimenti, ovvero parte della fortificazione urbana di età aragonese (XVI° secolo) . Con la costruzione di via Toledo, la grande arteria che prende il nome dal viceré di Napoli Don Pedro di Toledo cui si deve fra l'altro la planimetria dei "quartieri spagnoli", si disegnerà un nuovo assetto urbano. Sottoterra varie sono le gradazioni cromatiche: dalla predominanza di color nero e ocra, a ricordare l'asfalto dei nostri giorni, la terra e il tufo napoletano, scendendo più in profondità verso i treni si incontrano combinazioni oniriche di bianco e blu, evocazione del mare e dei suoi abissi a opera dell'architetto catalano Oscar Tusquets Blanca e una lunga installazione "By the sea... you and me" di Robert Wilson che il mare lo mostra veramente. Secondo un quotidiano inglese è la stazione metropolitana più bella d'Europa e probabilmente ha ragione.

Fermata Dante: nuovo stupore alla stazione di questa meravigliosa piazza ridisegnata da  Gae Aulenti come l'architetta  ha fatto in altri interventi urbani, per esempio alla stazione Cadorna di Milano o nella parigina Gare d'Orsay.  Scendendo la scala mobile una installazione-scrittura luminosa di Joseph Kosuth che propone un passo dal Convivio di Dante e "Intermediterraneo" di M. Pistoletto. Segue l'esteso pannello senza titolo di Jannis Kounellis , dei binari di treno che racchiudono diversi oggetti e l'opera che ho amato di più, un mosaico di Nicola de Maria, "Universo senza bombe, regno dei fiori, 7 angeli rossi". Una bomba esplosiva in realtà quella dell'artista, ma di allegria e colore. 

Le opere della Fermata Museo, realizzata anch'essa su progetto di Gae Aulenti introducono perfettamente alla visita e all'atmosfera del ricchissimo museo Archeologico Nazionale di cui scriverò in seguito. Una riproduzione in vetroresina dell'Ercole Farnese, una testa di cavallo, un calco in bronzo del Laocoonte e soprattutto "Anamnesi", un lungo corridoio con una serie di fotografie in bianco e nero di Mimmo Jodice che anticipano le opere del mondo antico protagoniste del museo.

Fermata Materdei:  Trovo un'articolo che sintetizza perfettamente questa scelta di bellezza  «Una metropolitana vuol dire anche stazioni: perché limitarsi a soluzioni puramente ingegneristiche e non trasformare questi luoghi in oggetti architettonici di pregio, con sistemazioni urbane di qualità e che invoglino a usare sempre di più il mezzo pubblico su ferro eliminando il profilo dimesso, punitivo che spesso comunicano tunnel, scale mobili e piattaforme? Perché non arricchire di valori estetici un grande servizio pubblico, coniugando funzionalità e cordialità? Sono state queste le domande che, più si andava avanti con la pianificazione della rete di trasporti, ci si è posti negli uffici dell’amministrazione comunale.» ( di Francesco Erbani: Under ground- Le stazioni dell'arte. Una cura di ferro der Napoli città ferita da la Repubblica del 28 novembre 2005) La fermata Materdei, aperta nel 2003 è un progetto di Alessandro Mendini e lunghissima è la schiera degli artisti che vi hanno concorso, da Sandro Chia a Ettore Spalletti, da Luigi Ontani a Sol LeWitt, da Stefano Giovannoni a Denis Santachiara giusto per citare qualche nome.

Pieno di fascino anche l'esterno della fermata vista di sera e mi chiedo se quei giovani che sostano  sulle panchine della piazza Scipione Ammirato trasformata in isola pedonale si rendono conto di dove hanno la fortuna di chiacchierare. Probabilmente no, non si presta mai attenzione a quello che si ha sempre sotto gli occhi e il rischio di degrado è dietro l'angolo. ( fra tanti, opere di Alessandro Mendini, Luigi Serafini, Lucio del Pezzo)

Fermata Salvator Rosa: anche questa stazione è un progetto di Mendini ed è in funzione dal 2001. Avvalendosi del coordinamento artistico del critico Achille Bonito Oliva, l'idea di realizzare un connubio fra urbanistica e arte inizia nel 1995, poi nel corso degli anni, come spesso succede, varie vicissitudini politiche-amministrative e burocratiche l'hanno momentaneamente interrotto o rallentato, ma si sono realizzate già tante stazioni e si va ancora avanti, è comprensibilmente un work in progress. Non è comunque progetto da poco realizzare una rete metrepolitana che diventi un museo a cielo aperto, che diffonda la conoscenza di arte e artisti contemporanei e che offra la sua fruizione gratuita a tutti. Ho trovato molto interessante leggere della definizione del critico Bonito Oliva che parla di "museo obbligatorio, in quanto la gente è obbligata a vedere le opere, ci passa ogni giorno davanti e così si familiarizza". (Stupendi l'intervento sull'edificio limitrofo di Mimmo Paladino, il lucernario con mosaici di Enzo Cucchi e la divertente installazione di Fiat Cinquecento realizzata da Perino & Vele.

Per terminare questo post e mi scuso per la sua lunghezza ma le stazioni sono molte e tutte mi sembravano meritare la condivisione, qualche immagine della Fermata Vanvitelli. A proposito di Luigi Vanvitelli  (alle cui opere Napoli tanto deve, per esempio la reggia di Caserta) con mia somma ignoranza e con quel suo cognome l'avevo creduto di origini squisitamente partenopee e ho scoperto invece che è effettivamente nato a Napoli e  morto a Caserta, ma si tratta di Lodewijk van Wittel, figlio del pittore olandese Caspar van Wittel che si era trasferito a lavorare in Italia nel cantiere di Palazzo Reale su invito dell'allora viceré. (Mosaico di Isabella Ducrot e Bruno Ammann l'esecutore del mosaico. "La Successione di Fibonacci", spirale in neon blu sabbiato, policarbonato e carta è creazione di Mario Merz.



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