mercoledì 10 dicembre 2014

donne, chitarre e violini di un altro pianeta

Nei miei sei giorni parigini solo un mattino  mi sono sottratta al piacere di nonna e ho tradito Noam per Picasso, ma dopo 5 anni di chiusura e di lavori, il parigino Hôtel Salé, il museo a lui dedicato, ha recentemente riaperto i battenti e non potevo non andare a vedere cosa ne era diventato. Per l'ingresso roba da due ore di coda all'adiaccio perché faceva un freddo barbino, ma per fortuna avevo la prenotazione di amici cari.
 Sull'uomo Picasso, lasciamo perdere,  dopo aver letto negli anni i libri di due sue compagne (due fra molte) Fernande Olivier e Françoise Gilot per non parlare di chi ha scelto il suicidio o ha sfiorato la follia, i ricordi e i traumi sconvolgenti della nipote Marina, le note del grande amico e segretario tutto fare Jaime Sabartés, le riflessioni dei suoi mercanti Kahnweiler e Berggruen, verrebbe solo da scrivere che era un mostro, parossisticamente egocentrico e dispotico, ma l'artista no, quella è tutta un'altra storia, un gigante assoluto, probabilmente il più grande di tutto il '900. 
"Les gens veulent tout. Pour aimer ma peinture, il faut vraiment qu'ils soient masochistes...Il y a des jours que je me dis que, dans toutes ces recherches, j'ai traîné mon talent dans la boue....".(G. Laporte, Si tard le soir, le soleil brille, 1973).  E mi fanno sorridere quelli che con aria un po' blasé dicono che del suo lavoro non amano tutto....ma che scoperta e meno male, il bello dell'arte è che certe opere suscitano emozioni ed altre no, se piacesse tutto, altro che overdose! Picasso ha campato indomito più di 90 anni, era un lavoratore accanito, creava a una velocità supersonica non so quante opere al giorno con il risultato di una produzione immensa, scarabocchiava su qualsiasi cosa gli capitava sotto tiro, persino sulla carta del tavolo dei ristoranti o sulle scatole dei fiammiferi, manipolava e piegava al suo estro ogni materiale strasformando in un battibaleno l'oggetto più insignificante in opera d'arte come dimostrano le quotazioni alle stelle delle aste e vuoi che tutto gli sia riuscito? Che tutto sia un capolavoro? E può mai piacere la totalità di una produzione così sterminata? "Un tableau bon au milieu de tableaux mauvais devient un mauvais tableau. Et un tableau mauvais au milieu de bons tableaux finit par devenir bon....Ce qui compte c'est l'esprit de suite dans les idées. Et quand cet esprit existe, comme dans les plus mauvais ménages, tout finit pour s'arranger." Teriade: "En causant avec Picasso" in L'intransigeant, 1932
Teste, busti, volti di uomo, donne sdraiate, sedute,piangenti, minotauri, ritratti, autoritratti, animali, nature morte, arazzi, ceramiche, olii, gouaches, schizzi, disegni preparatori, sculture, assemblages, chitarre, violini, Pierrot, una bulimia creativa e di ricerca da titano che ha spaziato in tutte le direzioni e che il nuovo museo ha perfettamente tradotto con la sua presentazione museale sincronica e diacronica per temi e cronologie e che ben si evidenzia nella nuova ristrutturazione degli spazi rigorosamente bianchi ed essenziali. Predominante poi la presentazione della produzione più felice, quella dei primi decenni, con tante opere che non si erano mai viste tirate fuori dai fondi museali  sia per la superficie espositiva  raddoppiata rispetto al passato in quanto amministrazione e centro di documentazione sono stati trasferiti in un edificio accanto, sia perché la collezione oltremodo cospicua risulta dalle donazioni della famiglia ma anche e soprattutto dalla "dation" (dazione), quella particolare formula di pagamento delle tasse di successione (concepita ai tempi dal ministro della Cultura André Malraux) che permette di pagare non in denaro ma con opere (quadri, libri rari, oggetti di collezione, documenti di valore artistico o storico) le astronomiche somme dovute allo stato (5 mila creazioni del Maestro sono così entrate nelle Collezioni Nazionali dopo un inventario durato quattro anni).
Stupende lampade e sedie opera di Diego Giacometti, fratello del grande Alberto.

L'ultima chicca del museo di cui vorrei parlare si trova all'ultimo piano, sotto uno straordinario soffitto in legno che mi ha fatto pensare allo scheletro di una nave fenicia che magari assicura questa imperdibile navigazione nel bello offerta al visitatore. Si tratta della collezione privata di Picasso, dove non mancano dei Gauguin, dei Cézanne, Degas, Braque, il Douanier Rousseau, quel Matisse che Picasso ammirava tanto, dei favolosi Mirò prima maniera e naturalmente pezzi della collezione di arte africana, quell'art nègre che tanta parte ha giocato nella formazione dell'artista.  

Picasso nel 1938 si dipinge così: "L'artiste devant sa toile"  carboncino su tela
                                        Parigi, 22 marzo 1938
























Manuel Ortiz de Zarate negli anni 20 lo vede così: "Portrait de Picasso" Olio su legno.
1920-1925
Camminando all'uscita dal museo, ho visto quest'insegna su una strada, mentre poco lontano, su un ponte della Senna, un giovane strimpellava Chopin.






PS: Fernande Olivier "Picasso et ses amis"  éditions Pygmalion  2001
Marina Picasso: "Grand-père" Denoel 2001
Françoise Gilot e Carlton Lake: "Vivre avec Picasso" éditions 10/18 n° 3873
Sabartés: "Picasso portraits et souvenirs" L'école des loisirs 1996
Heinz Berggruen: "Qui était Juan Népomucène Ruiz? Bourgois éditeur 2002
Pierre Assouline: "L'homme de l'art D.-H. Kahnweiler 1884-1979" éditions Balland 1988   

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