domenica 1 giugno 2014

Granada: Los Italianos

Plaza de la Trinidad
Nei nostri viaggi itineranti con Gastone ci sono puntualmente due momenti ad alto tasso di drammaticità: esagero certo, ma insomma in quei frangenti lì non si scherza. Il primo è ogni sera la ricerca del ristorante. Io non sono un palato fine, mi va bene quasi  tutto, a un certo punto ho solo voglia di riempire la pancia e sono stanca, ne vedo a decine di posti che mi andrebbero bene e mi ci fermerei, ma Gastone no, lei è una raffinata, poco ma buono, ma fatto e servito bene e pazienza  se per quel certo ristorantino suggerito dalla Lonely  planet bisogna scarpinare ancora, tanto lei è bionica. L'altro momento off limits è ogni volta che con la macchina presa a noleggio si arriva in una nuova città e bisogna trovare l'albergo che è sempre, così lo scegliamo noi, in pieno centro storico. Figuriamoci poi se come in Andalusia i centri storici non sono altro che un dedalo intricato di viuzze a senso unico all'interno di mura e se si tiene contro che entrambe: senso d'orientamento zero al quoto, praticamente una tragedia greca. Gastone guida e mi fa domande incalzanti, guarda qui, guarda là, da che direzione arriviamo? giro a sinistra o a destra? Aiuto, io che dovrei fare il copilota giro un sacco di cartine fra le mani, mi agito e non trovo mai un cazzo, un vero disastro. A Granada dovevamo arrivare in Plaza della Trinidad e sembrava un'impresa tantalica, avevamo persino pensato di rivolgerci a un taxi che ci facesse da guida (come peraltro è poi successo a Siviglia) quando per caso tiro su lo sguardo e guardo il cartello: Plaza de la Trinidad! Che c...o! non chiedetemi come ma ci eravamo arrivate per caso e poi per i tre giorni a Granada...relax, la macchina subito in un garage!
Per avere una panoramica generale della città prendiamo per pochi euro il City Bus che è valido due giorni e si ferma in tutti i punti di interesse permettendo di scendere e risalire quando si vuole. Occasione per vedere sulle alture circostanti le cime innevate della Sierra Nevada, il "Parque de las Ciencias", un complesso museale interattivo per diffondere il sapere scientifico e, la nostra prima discesa,  la casa di  famiglia di Garcia Lorca e  lo stupendo giardino che la circonda tutto pieno di rose che il poeta amava tanto.



E' la Huerta de San Vicente, una vecchia residenza di proprietà  della famiglia Lorca. E' stata disposta come casa-museo e conserva la struttura originaria. All'interno  oggetti personali, disegni, quadri e manoscritti del grande poeta che veniva regolarmente qui in visita alla  famiglia e a trovare quella  quiete necessaria per scrivere alcune delle sue opere più importanti come Nozze di Sangue o la Casa di Bernarda Alba o Romancero Gitano. 

Si muero
 dejad el balcòn abierto.

El niño come naranjas
(desde mi balcòn lo veo)

El segador siega el trigo
(desde mi balcòn lo siento)

Si muero,
dejad el balcòn abierto!

Se si hanno idee democratiche, si è poeti e per di più omosessuali, non c'è posto in una dittatura, malgrado la fama e le amicizie importanti. "Se muoio lasciate il balcone aperto....", il suo desiderio non è stato esaudito, è stato fucilato il 18 luglio 1936 dalla dittatura franchista proprio a Granada, in quell'Andalusia che amava tanto ("si me pierdo, que me busquen en Andalucìa o en Cuba") e il suo corpo, mai ritrovato nonostante le postume ricerche, è stato buttato in una fossa comune dei dintorni.  
Seconda discesa dal bus nei dintorni del  Monasterio de San Jerònimo, fondato nel 1492 dai Re Cattolici Isabella e Ferdinando . Nel 1800 le truppe francesi l'hanno saccheggiato e persino trasformato in caserma militare. A inizio '900 ha subito un incendio e qualche decennio dopo è stato ceduto alle religiose che recitano ancora oggi i vespri. 

Di chiese, conventi e monasteri ce n'è veramente una pletora, non si possono certo visitare tutti e la scelta risulta talora ardua, ma chiesa e monastero di San Geronimo meritano proprio, un chiostro favoloso, e oltre al maestoso retablo centrale dorato, ogni superficie della chiesa è ricoperta di dipinti, una ricchezza visiva senza pari. Ai piedi della scalinata  si trova la tomba di Gonzalo Fernàndez de Còrdoba, conosciuto come El Gran Càpitan, braccio destro dei Re Cattolici nelle questioni militari.  Poco lontano la Basilica de San Juan de Dios del XVIII° secolo che era già chiusa per la pausa pranzo e così l'abbiamo ammirata solo dall'esterno per passare a cose più secolari. 
 L'atmosfera che si respira girando per la città è semplicemente stupenda, bei palazzi, belle chiese e strade, la passeggiata lungo il rio Darro, naturalmente quel pezzo da novanta che è l'Alhambra, quartieri antichi e tocchi di modernità, ma non basta, sono tutte quelle piazze alberate, l'animazione per le strade, i caffè gremiti e soprattutto una marea di giovani a conferirle un fascino assoluto. Granada è città universitaria, la terza di Spagna per importanza, gli studenti la fanno da padrone, vengono per il programma Erasmus da tutte le parti del mondo e ci stanno da dio come mi hanno raccontato alcune giovani italiane, sembra di essere a Perugia o Montpellier in Francia, città universitarie di giovani e per giovani. Proprio accanto a San Geronimo vari istituti universitari.
La nostra terza sosta dal bus ci proietta in un battibaleno dal sacro al profano, dal monastero alla Plaza de Toros, dal silenzio spirituale raccolto del chiostro al silenzio carico di pathos degli spettatori che aspettano l'agone che finirà nel sangue, dei tori quando va bene, dei toreador quando va male. Non avevo mai visto un'arena di tori e desideravo visitarla. Mi ha colpito constatare quanto il luogo "parli" anche completamente vuoto, anche in assenza di spettacolo. Riecheggiano quelle celeberrime parole  "a las cinco de la tarde" scritte da Lorca nel "Pianto per Ignacio Sànchez Mejìas", l'amico torero drammaticamente ferito  nell'arena di Manzanares e dove la morte sembra essere l'unica protagonista.  

  

  Un ataùd con ruedas es la calma
  a las cinco de la tarde.
  Huesos y flautas suenan en su oìdo
  a las cinco de la tarde.
  El toro ya mugìa por su frente
  a las cinco de la tarde. 
  El cuarto se irisaba de agonìa
  a las cinco de la tarde.


Nella visita alla Plaza de Toros di Granada, non si vede solo la parte pubblica, gli spalti, l'arena, il corridoio per dove passano i tori, ma tutto il mondo che ci sta dietro, le stanze in cui si cambiano i toreri, la cappella dove pregano, le sale ospedale e infermeria, dove vengono tenuti i tori e da dove escono.....
E Los Italianos? Cosa c' entrano Los Italianos? C'entrano, c'entrano, chiedetelo a Gastone e lei vi spiegherà ogni gusto nei dettagli: Los Italianos è la miglior gelateria di Granada. Si trova nella Gran Via de Colòn che è bellissima; aspettando Gastone che fa delle code interminabili io ne approfitto sempre per guardare i lampioni e gli alberi di gingko biloba con le loro foglie così particolari a forma di ventaglio. 


                             

1 commento:

  1. Ti capisco e condivido angoscia e frustrazione se mi capita di circolare in macchina in centro città, non solo in luoghi sconosciuti, ma anche noti come Milano o Genova. A scanso di infarti prendo il taxi. Oppure lascio guidare Gigi che ha un ottimo rapporto con il navigatore.
    Invece confesso di essere molto difficile nella scelta dei ristoranti, e spesso faccio innervosire chi mi accompagna. Insomma, voti scarsi in entrambe le materie.
    Comunque, sono un po' sorpresa e anche felice di constatare che Granada è proprio una splendida città - soprattutto basandomi sui blog successivi a questo - dopo che i miei cognati me l'avevano descritta come deludente. Si vede che erano scesi alle fermate sbagliate dell'autobus...
    Con buona pace di Federico Garcia Lorca, non sono mai stata attratta dalle corride, però desideravo vedere un'arena, e ci sono andata molto vicina visitando "Las Arenas" di Barcellona, ormai trasformata in centro commerciale con negozi, bar e ristoranti. Di tori e toreri nemmeno l'ombra. Certo, manca la poesia.

    RispondiElimina