venerdì 6 settembre 2013

passione teatro all'ombra della torre Eiffel

Non posso non scrivere di Jean Bouquin perché è proprio un personaggio con la P maiuscola, conoscerlo e sentirlo parlare è stata un'esperienza coi fiocchi, ma procediamo con ordine, è una storia lunga e  vorrei raccontarla tutta. Lo spettacolo "Venezia 1516, affittasi monolocale zona Ghetto", testi e interpretazione di Eugenio de' Giorgi, le splendide scenografie del Maestro Lele Luzzati e la regia di Massimo Navone ha debuttato per la prima volta a Venezia al Teatro Alle Tese Cinquecentesche presso l'Arsenale nel luglio 2006, poi nel settembre dello stesso anno al Piccolo Teatro Studio di Milano e infine, con grande gioia del suo autore-attore per un "sentirsi ritornare a casa" proprio in Campo del Ghetto Nuovo a Venezia nel giugno 2007.  Lo spettacolo si sofferma su alcuni momenti fondamentali del ghetto veneziano, dalla cacciata degli ebrei dalla Spagna all'Inquisizione, dall'istituzione del "serraglio" presso S.Gerolamo alla vita culturale che si è sviluppata fra le strette calli fino all'abbattimento dei portoni della reclusione e l'emancipazione; la "grande storia" che fa da sfondo alla "piccola storia" dei personaggi che sfilano sulla scena. Con questo spettacolo in versione francese Eugenio debutterà a Parigi, al teatro Déjazet,  il 10 marzo prossimo.

Non scherziamo, il teatro Déjazet non è mica un teatro qualunque, un off off dell'ultima ora, è il più antico teatro di Parigi e per la verità, a guardarlo bene, i suoi anni se li porta tutti: costruito  nel 1770, come "jeu de paume" del futuro re  Charles X, ai suoi albori ha visto suonare nientepopodimeno che Mozart e Offenbach. Viene ripreso poco meno di un secolo dopo da Virginie Déjazet, ballerina, attrice brillante e famosa, la "regina del vaudeville" come viene soprannominata, che trasforma il luogo nel teatro sempre gremito della Parigi che si vuole divertire.
Nel 1939 il teatro verrà chiuso, sarà prima un cinema e verrà poi destinato a diventare un supermercato quando arriva Jean Bouquin che negli anni 70 lo restaura, lo restituisce alla sua vocazione teatrale e nel '76 la prima col suo amico Coluche. Nel secondo novecento al Déjazet si potevano incrociare i mostri sacri della ribalta, da Vilar a Arletty, da Jean Luis Barrault a Brasseur, proprio qui Marcel Carné e il poeta sceneggiatore Jacques Prévert  hanno girato gli interni del capolavoro filmico "Les enfants du paradis" e chi non lo conosce, corra subito a vederselo. Per approdare infine ai nostri giorni, dal 9 ottobre prossimo, in concomitanza con la mostra "Frida Kahlo - Diego Rivera, l'Art en Fusion" in programma al Museo dell'Orangerie, il teatro Déjazet propone lo spettacolo "Attention peinture fraîche".

E qui arriva il bello: una mattina parigina Eugenio mi propone di vedere il teatro e soprattutto di conoscerne l'anima, il deus ex machina, il factotum, quello che sta sempre lì da mane a sera nonché proprietario da oltre trent'anni, ovvero il Signor Jean Bouquin. Invito accettato di corsa. Ci sono persone che frequenti da una vita e hai l'impressione di non afferrare mai e poi quelle che dopo cinque minuti di conversazione ti mettono a tuo agio e ti sembra di conoscerle da sempre. Jean Bouquin fa certamente parte del secondo gruppo. Come una palla di neve che scivolando a valle diventa una valanga, lui comincia a parlare, a srotolare ricordi, fatti, aneddoti, cronaca viva, pettegolezzi e non si ferma più, raccontandoti una storia che più che il percorso di una vita sembra un romanzo di avventure, non a caso la prestigiosa casa editrice francese Seuil gli fa il filo da un sacco di tempo affinché si metta a scrivere le sue memorie. Jean Bouquin si presenta come un figlio dell'avenue de la République, per dire che non viene dai quartier alti, non centra niente con la ricca borghesia parigina, sua madre è blanchisseuse, tiene una lavanderia, non sa né leggere né scrivere, è lui a nove anni a tenerle i conti del negozio.

Diventerà sarto e poi famosissimo creatore di moda, perché quando ha l'intuizione di aprire il suo secondo negozio a Saint Tropez e Brigitte Bardot entra dentro, è fatta, per lui si aprono le porte di una carriera folgorante. « … Puis je retrouvais enfin celui que allait rester à jamais mon ami fidèle, celui qui sut mieux que personne m’habiller, me chiffonner, me pavoiser, me déguiser, me dénuder, me sexyfier, me parer et me désemparer. L’unique, le seul, l’irremplaçable Jean Bouquin. […] Ces étoffes somptueuses qu’il me tournicotait autour du corps, parures de déesse, soies arachnéennes […] Jean me couvrit de « foulards-robes », de « mini-maxi » indiennes, de chaînes afghanes, de « pantalons-jupes », de coloris fondus et acidulés. Il fût l’inventeur de cette mode extravagante dite hippie que je portais avec tant de joie, qui me colla à la peau pendant tant d’années et qui revient aujourd’hui en force dans tous les journaux à ma mode ! »  (dalla biografia di B.B.)
Negli anni 60 ha creato vestiti per la vita privata e per la scena per tutti quei nomi che a Hollywood come in Europa hanno riempito schermi, ribalte e le pagine dei rotocalchi, una lista interminabile con la mitica Greta Garbo in testa. Ad ogni nome citato Jean Bouquin aggiunge un ricordo, un commento, una battuta, assolutamente straordinario. La donna che l'ha colpito di più? Monica Vitti risponde, De Sica e Mastroianni erano dei gran signori, per Claudia Cardinale ha cucito un vestito in una notte, Picasso non l'ha fatto pagare, non ha mai ceduto alle lusinghe di Marlene Dietrich che si era invaghita di lui. No, non ha mai tradito la moglie, ma a Marlene ha permesso di lavargli i capelli, proprio così, qualche volta le ha concesso uno shampoo! Jean Bouquin ha poi lasciato la moda, non aveva più niente da dire e nel '76 si è lanciato nella sua grande passione, il teatro e la cultura.
Aspetto con impazienza l'uscita del libro della sua vita, se ne leggeranno delle belle e appuntamento a Parigi al 10 marzo 2014 per applaudire Eugenio.
http://www.froggydelight.com/article-2343-Jean_Bouquin_Directeur_du_Theatre_Dejazet




2 commenti:

  1. Sara inesuribile fonte di curiosita' e questa e' una vera chicca !

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  2. Ah wonderful! You are a vacation!
    I would live in that bee hive!!!

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