domenica 15 settembre 2013

non solo i vivi

Per esempio quello di Montmartre o quello di Montparnasse poco importa, sono tutti talmente belli i cimiteri di Parigi, basta visitarne almeno uno ad ogni soggiorno nella ville lumière, credo faccia bene alla salute. Con Francesco ritorniamo regolarmente al Père Lachaise, il più antico, il più grande, riserva sempre tante sorprese e tante riflessioni. Possibili le visite guidate, ci sono le mappe con l'ubicazione delle tombe delle celebrità, ma noi preferiamo andare in giro a caso per i lunghi, silenziosi viali e guardare.


Come artisti questa volta ci è capitato di incontrare solo Paul Eluard e Oscar Wilde. La sepoltura di Eluard è essenziale, luminosa, lieve, come la sua poesia, mentre quella di Oscar Wilde è art déco, ricercata come si deve a un vero dandy, gliel'ha fatta lo scultore Jacob Epstein. Non sapevo che lo scrittore irlandese fosse sepolto a Parigi, in vita lui e la sua opera hanno sempre suscitato grande scandalo e magari la sua patria puritana non l'ha voluto, ma la Francia dove si era volontariamente esiliato, si, la Francia ha una lunga tradizione come terra d'asilo. Ho pensato a mio padre che in gioventù aveva molto amato il De Profundis.
Questa volta ci siamo trovati in un'ala del cimitero dove, come dire, non ci sono solo storie private, ma morti che appartengono alla storia dell'umanità, vittime innocenti della barbarie umana, vite che si sono spese combattendo per degli ideali, uomini che hanno tirato fuori tutto il coraggio e la passione militante che avevano dentro. "Zakhòr" che significa "ricorda" è l'imperativo della memoria nella tradizione ebraica e la città di Parigi ricorda . 

Monumenti per Mauthausen, Ravensbruck, Dachau, Bergen Belsen, Sachsenhausen e altri campi, i martiri francesi assassinati nel campo di Neuengamme, gli spagnoli morti per la libertà, i francesi della guerra d'Algeria, l'impegno della resistenza e del partito comunista francese, le vittime francesi delle Brigate Internazionali, quelle unità militari formate da gruppi di volontari stranieri per appoggiare la II Repubblica Spagnola contro le forze nazionalistiche del Generale Franco durante la guerra civile spagnola del '36-'39. Nelle Brigate Internazionali hanno militato tanti artisti ed intellettuali, fra loro George Orwell, André Malraux, Tristan Tzara, il grande fotografo Robert Capa. 
E visto che la giornata era iniziata all'insegna del ricordo, è proseguita "nel ricordo" andando nel Marais al Memoriale della Shoah. Il Memoriale è il più grande centro europeo di ricerca, informazione e diffusione della conoscenza della storia del genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Centro di documentazione e luogo della memoria propone una ricchissima documentazione e numerose iniziative per diffondere la comprensione di questo tragico periodo della Storia. All'esterno fiancheggia il Memoriale il Viale e il Muro dei Giusti con i nomi di chi, a rischio della propria vita, si è adoperato in Francia per salvare gli ebrei perseguitati. 

Di fronte al Muro dei Giusti una scuola e una  targa.
Nel cortile interno il Muro dei Nomi, in pietra scolpita, riporta i nomi delle 76.000 persone deportate dalla Francia tra il '42 e il '44 nel quadro del piano di sterminio nazista con la zelante collaborazione del governo di Vichy. Riportando i loro nomi, il Muro restituisce identità e dignità umana a bambini, donne, uomini, famiglie intere. 
Nel cuore del Memoriale la cripta rappresenta il sepolcro simbolico dei sei milioni di ebrei morti senza sepoltura. Vi riposano le ceneri delle vittime raccolte nei campi di sterminio. 
Nella mostra permanente fotografie, documenti originali, manifesti, lettere private, oggetti, testimoniano di destini personali e di storia collettiva. In visione spezzoni di documentari e un'intervista con Claude Lanzmann, personalità poliedrica che ha lavorato per 11 anni con centinaia di ore di ripresa per la creazione del film "Shoah", pellicola imprescindibile uscita nelle sale nel 1985 e che nella sua versione originale dura nove ore e 30 minuti. 

2550 fotografie ricordano gli 11.000 bambini deportati.

Luminose la biblioteca e la sala di documentazione. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, colpisce leggere sulla bacheca degli annunci di persone che continuano a cercare notizie dei loro cari.
L'esposizione temporanea attuale e in corso fino al 29 settembre si intitola "La Spoliation des Juifs. une Politique d'Etat 1940-1944". La mostra si propone di portare alla luce le varie tappe dell' "arianizzazione", la spoliazione cioè dei beni confiscati agli ebrei e poi dati o venduti a persone in grado di dimostrare la propria "arianità". Al di là dell'aspetto finanziario del processo di esproprio, c'è un chiaro piano ideologico che coinvolge molte sfere della vita pubblica e civile del paese. Dopo l'estate 1941, le amministrazioni francesi confiscano imprese, beni  immobiliari, finanziari, culturali e artistici grazie alla zelante collaborazione di prefetti, polizia, giudici, municipalità e solerti cittadini. 

Già lo immagino, molti non leggeranno questo post, alcuni sbufferanno e altri diranno o penseranno, - basta con questo argomento-. Mi dispiace, riesco a capire che chi non è direttamente coinvolto possa avere questa reazione, ma non sono d'accordo poiché, e questo è il punto, penso che tutti, direttamente o indirettamente siamo coinvolti nella Storia. Ci penseranno e ne parleranno forse di meno i figli e i nipoti, ma non la mia generazione, quella che è nata poco dopo la guerra, perché vicissitudini e tragedie non le ha lette solo sui manuali dei banchi di scuola, ma le ha sentite, se hanno salvato la pelle, dalla viva voce dei genitori. Non subito, per lunghi anni, certi per sempre, hanno scelto il silenzio, alcuni in casa hanno cominciato a raccontare, altri ancora, attraverso la testimonianza, hanno trovato un nuovo senso al loro vivere. Certamente la nostra è un'epoca complessa, ma siamo fortunatamente vivi, vivi con i nostri morti accanto.





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3 commenti:

  1. Che bello Sara! E pensare che, con tutte le volte che sono stata a Parigi, non ci sono mai stata! Però ho visto il museo ebraico di Berlino, anche quello bellissimo e commovente. Ogni cimitero dovrebbe avere accanto spazi espositivi e biblioteche perché la memoria e' una cosa importante per tutti. Ogni singola vita e' la componente di un unico grande percorso evolutivo. Se gli uomini sapessero vedersi come componenti di un unico insieme riuscirebbero a sviluppare quel senso di fratellanza e di responsabilità che tanto manca nel mondo. Grazie delle tue bellissime riflessioni e di portare sempre in giro con te anche chi non si può muovere da casa.

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  2. Grazie per questo percorso in mezzo alla gloria passata di Parigi. Purtroppo non ho mai visitato Père Lachaise. Sono stata invece a Laeken (Bruxelles), dove ho visto uno dei bronzi originali del Pensatore di Rodin, e soprattutto all'immenso e magnifico cimitero monumentale di Staglieno, a Genova, dove è sepolta la povera moglie di Oscar Wilde, da lui vilipesa, che fino all'ultimo lo ha sostenuto finanziariamente.
    Sempre a Staglieno ho visitato anche la sezione ebraica, che mi ha commosso particolarmente per come è curato e ho contato le dozzine di sassolini bianchi sulle lastre di marmo come pegno di visita. Molto toccante.

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  3. a ogni visita si mettono tre sassolini, stanno a significare le Toledoth, le generazioni in ebraico, i nonni, i genitori, i figli. Per fare del facile umorismo c'è chi dice che è perché i fiori costano, mentre invece i sassi....no

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