martedì 15 luglio 2014

Siviglia: Alcàzar e cattedrale

Sorto nel 913 come fortezza, l'Alcàzar è stato ampliato e ricostruito diverse volte nel corso degli undici secoli della sua esistenza, ma determinante nel XII° secolo l'impronta lasciata dalla dinastia Almohade come è chiaramente apparso in tutte le città andaluse visitate finora. Dopo aver conquistato Siviglia nel 1248, Ferdinando III  fa il suo ingresso all'Alcàzar, come faranno in seguito altri re cristiani eleggendo il palazzo a residenza principale (la famiglia reale di Spagna ha tuttora qui un suo appartamento, "Il quarto real alto" e all'Alcàzar di Siviglia si sono celebrati i festeggiamenti nel 1995 per le nozze dell'infante Elena). Il figlio di Ferdinando, Alfonso X sostituirà gran parte della struttura almohade con un edificio in stile gotico e poi nella terza decade del 1300 Pedro I creerà il gioiello dell'Alcàzar, il sontuoso Palacio de Don Pedro (dove si sposeranno sia  Isabella di Castiglia che Carlo V), dalle linee mudéjar, ossia quel particolare stile moresco-iberico che utilizza elementi costruttivi e decorativi islamici in edifici eretti nella Spagna cristiana, una specie di sincretismo architettonico.
Facciata del Palazzo di Don Pedro nel Patio della Monterìa
Arduo seguire tutte le trasformazioni dei luoghi nell'arco dei secoli e orientarsi nei vari palazzi che danno su grandi patii; qui sfilano stanze che hanno visto farsi momenti salienti di storia, per esempio La Casa de la Contrataciòn de las Indias, istituzione fondata da Isabella la Cattolica per la regolazione del commercio fra la Spagna e il nuovo mondo. Il Salon del Almirante, testimone dell'ultimo saluto ufficiale di Amerigo Vespucci o Magellano prima delle loro spedizioni, qui Juan de la Cosa, pilota e cartografo di Cristoforo Colombo,  ha presentato il primo mappamondo della storia, da lui creato. La Sala de las Audencias dove si possono ammirare gli arazzi che riproducono gli stemmi degli ammiragli spagnoli e il quadro della Vergine dei Marinai intorno al 1530, il più antico dipinto di cui sia abbia notizia relativo alla scoperta delle Americhe. 
Assolutamente straordinari interni, patii e giardini del Palazzo di Don Pedro, un trionfo mudéjar dovuto al fatto che il sovrano in pessimi rapporti con molti dei suoi pari cristiani, aveva stabilito invece una solida alleanza con l'emiro mussulmano di Granada, Maometto V, l'ideatore di gran parte delle meraviglie dell'Alahambra, che per questa nuova impresa sivigliana gli ha messo a disposizione i suoi migliori artigiani a cui si sono aggiunti artisti locali e di Toledo. Magica fusione di due stili e di due culture, competenze e saperi arabi e cristiani che si traducono anche in scritte sulle pareti che celebrano sia la gloria terrena del sovrano cristiano che quella celeste di Allah, l'unico e vero Conquistatore.  

Tutt'altra estetica nelle sale gotiche duecentesche volute da Alfonso X: l'antico palazzo almohade qui viene demolito con la chiara volontà di proclamare anche in campo architettonico il trionfo di valori e estetica cristiani rispetto al passato mussulmano. Le stanze ora vengono chiamate "Salones de Carlo V", quel re Carlos I divenuto l'Imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Carlo V.

Assolutamente strepitosi i grandi giardini dell'Alcàzar di Siviglia e mi scuso se non sono per nulla originale nel dirlo poiché ho pensato la stessa cosa anche visitando quelli dell'Alhambra di Granada e dell'Alcàzar di Cordova.  
"Stiamo per costruire una chiesa talmente vasta che le future generazioni ci considereranno pazzi" pare abbia detto un illustre membro del clero spagnolo nel presentare il progetto che, abbattuta l'antica grande moschea almohade, avrebbe dovuto erigere al suo posto l'immensa cattedrale di Siviglia; la torre Giralda, prolungamento e trasformazione dell'antico minareto, ne è l'emblema. "Giralda" perché la banderuola superiore finale girava col vento, ma, Vincitrice della fede,  Victrix Fidei Colossum, il suo nome ufficiale del 1568 e denominata anche Giganta de Sevilla da Donchisciotte e Girardillo nelle parlate popolari dei vari secoli. Ne è esposta una copia in un lato esterno dell'edificio.
Luis de Morales : Ecce Homo con la Vergine e San Giovanni. Intorno al 1550 
La Sacrestia Maggiore,  la Cappella Reale con le sue tombe altrettanto reali, la Cappella Maggiore con un incredibile altare tutto intarsiato d'argento massiccio,  una sala museale che espone una raccolta dei più significativi tesori della cattedrale per lo più di grandi maestri sivigliani  del 1600, quadri di Murillo, di Goya, di Zurbaràn, la Cattedrale di Siviglia conserva veramente prestigiosissimi tesori, ma confesso di provare un certo disagio di fronte a tutto questo sfarzo ed esibizione, ho un'altra idea della religiosità e preferisco l'essenzialità disadorna di sinagoghe e moschee.
In perfetta sintonia con la ricchezza e il prestigio del luogo, l'imponente mausoleo di Cristoforo Colombo. (Cristòbal Colòn in spagnolo). Ma è veramente lui? Sepolta a Valladolid nel 1506, la salma di Cristoforo Colombo è stata traslata ben quattro volte prima di arrivare infine a Siviglia nel 1898, custodita in un elaborato catafalco. E' materia di discussione da un bel po' di tempo l'ipotesi che in realtà il grande navigatore-esploratore  si stia riposando invece nella repubblica domenicana.  
Imponente di giorno, tutta illuminata di notte, ma la vista che preferisco della Cattedrale di Siviglia è senz'altro quella che offre la passerella panoramica sul tetto del Metropol Parasol: semplicemente una chiesa in mezzo alla sua città. 




venerdì 11 luglio 2014

Siviglia: omaggio a Don Giovanni tanto per cominciare

Plaza de Santa Cruz
Don Giovanni non è mai esistito in carne ed ossa, oppure si, se è vero che la penna di Molière, Goldoni, Puskin, Flaubert, Dumas, Bernard Shaw, Saramago e tanti tanti altri e la musica di Mozart o Richard Strauss hanno dato vita a una lunghissima serie di Don Giovanni dalle mille sfaccettature, invenzioni ogni volta più vere del vero; in realtà un solo personaggio, eterno nel suo valore simbolico di inossidabile seduttore. Appena arrivate al tramonto nella nostra stanza sotto le stelle nel quartiere Santa Cruz, ovvero l'antica Juderia della città tanto per cambiare, con la sua omonima stupenda piazza, poggiamo la valigia in camera e subito fuori a zonzo per non perdere un istante: Siviglia, ai giardini de Murillo  proprio sotto casa, ci accoglie con la statua di Don Giovanni, la prima cosa che vediamo; la città gli rende onore, ma lo interpreto in fondo e soprattutto come un omaggio alla letteratura e alla musica, in sintesi all'arte e ai suoi geniali interpreti tout court. E più tardi, nel suggestivo labirinto di viuzze e piazzette del vivace barrio di Santa Cruz, non potrò non fotografare un signore che magari è un fedelissimo integerrimo marito, ma che il physique du rôle del Don Juan dei nostri giorni ce l'ha, eccome se ce l'ha!
Ecco, ho rotto il ghiaccio con Siviglia, ma in realtà non so come organizzare le mie foto, quale priorità dare a tutte le meraviglie che ho visto e alle emozioni che hanno suscitato, e poi impossibile parlare di tutto, la città è talmente ricca di stimoli. Forse potrei cominciare in sordina con dei dettagli, i balconi per esempio che sono piastrellati anche di sotto, una festa di coloratissimi azulejos, e questo francamente non l'avevo mai visto, oppure gli androni delle case, talmente belli che mettono sempre voglia di entrarci dentro a curiosare. 




Potrei far vedere un ufficio postale, non ricordo di quale via o di quale quartiere che, accidenti, ci andrei tutti i giorni a fare la coda lì per pagare una bolletta...., vuoi mettere, era più bello di un museo!
La Torre del Oro sulle rive del Guadalquivir
Potrei parlare della Siviglia super dinamica che valorizza il suo passato, ma che è lanciatissima nel presente e l'Expo '92 svoltasi per celebrare il quinto centenario dalla scoperta dell'America testimonia di questa volontà iniziata due decenni fa di essere al passo coi tempi, ma preferisco dedicarmi alla Esposizione Iberoamericana del '29 che si snoda nel Parque de Maria Luisa, polmone verde del centro di Siviglia e che mostra padiglioni art déco semplicemente meravigliosi dei vari stati ispano-americani. Come a Granada prendiamo il CityBus che parte dalla Torre del Oro, la duecentesca torre di avvistamento di eredità Almohade sulle rive del Guadalquivir. Nel corso dei secoli la torre è stata utilizzata come magazzino per le ricchezze importate in Spagna dai conquistadores di ritorno dal Messico e dal Perù.
La prima fermata del bus è proprio davanti alla spettacolare Plaza de Espagna a pianta semicircolare , delimitata dal più grandioso degli edifici costruiti per l'esposizione ibero-americana del '29 che voleva essere, nell'intenzione dei promotori, una porta aperta verso il futuro, l'occasione per modernizzare la città attraverso importanti interventi urbanistici, la creazione di molti posti di lavoro, un sicuro incremento del turismo. La Siviglia di allora aveva proprio bisogna di un nuovo impulso e di investimenti in infrastrutture, rete idrica ed elettrica non coprivano il fabbisogno della città, insufficienti abitazioni e alberghi,  inadeguate la rete stradale e le pavimentazioni. 
Queste Esposizioni internazionali rappresentano sempre un'occasione privilegiata per la città che le ospitano, pensiamo a cosa ha rappresentato quella Universale di Parigi nel 1900, ho visto il cambiamento di Lisbona o di Marsiglia (l'anno scorso città europea della cultura), per non parlare di tutti i cantieri aperti di Milano in vista dell'Expo dell'anno prossimo e di come la metropoli milanese stia mutando.  A Siviglia i padiglioni di Spagna, Honduras, Messico, Argentina, Guatemala, Perù, Uruguay, Colombia, meritano tutti di essere visti.
Non più un caldo torrido come a Cordova, una bella passeggiata serale quel primo giorno a Siviglia; l'impressione di una città di grande fascino dove passeggiando si respira una bellissima atmosfera, i caffè sono affollati, la gente chiacchiera tranquillamente e si diverte. Imponente la Cattedrale tutta illuminata con la sua torre che si chiama Giralda, quasi fosse una persona e che non sono riuscita a sapere perché, una luna piena e due ragazze che ballano il flamenco per strada per racimolare qualche soldino. Accipicchia, che meraviglia, a Siviglia si sta proprio bene e non se la deve passar male neanche quella mucca che accoglie i curiosi sul ciglio del negozio, solo nelle ore lavorative, s'intende!!!.