mercoledì 5 gennaio 2011

la Nizza che amo di più

In qualche modo mi scoccia ammetterlo perché  risulterà che non sono più di primo pelo, ma Nizza la frequento da circa quarant'anni, ci vivevano  i miei genitori ed anch'io in passato vi ho risieduto stabilmente per una decina d'anni. Amo questa città, la Baie des Anges è  un paesaggio che ho nel cuore e trovo un filo rosso di continuità tra Varna, Tel Aviv e Nizza, luoghi della mia storia, tutti e tre affacciati sull'acqua, grandi abbastanza da offrire servizi e opportunità come una metropoli, ma a dimensione umana, tante cose possibili a piedi, la vita che sembra fluire più per le strade che negli interni,  piena atmosfera mediterranea. Se Milano è pudica e segreta con i suoi angoli di fascino nascosti dentro patii e cortili che dalla strada non lasciano trasparire nulla, come tante altre città di mare Nizza è solare e generosa, basta andare in giro e guardare. Il turismo moderno, prima d'élite e poi di massa è nato proprio qui, in Costa Azzurra, e non a caso si respira sempre  aria vacanziera, ogni giorno sembra di festa, anche quando non lo è; la gente lavora ma non si corre, i negozi aprono alle dieci del mattino, il croissant caldo della colazione o la pausa pranzo degli uffici  si consumano  nei bistrot sui marciapiedi chiacchierando fra amici o colleghi e tutto è aperto, anche di domenica. Amo  il liceo Massena, edificio  storico testimonianza di "grandeur francese" con le sue decorazioni in maiolica turchese e la sua biblioteca dal magnifico parquet di legno, chissà se gli studenti si rendono conto della loro fortuna  a studiare in un posto così bello,

                        

  e il parcheggio che ci sta di fronte, perché quasi non si vede a cosa serve, ricoperto com'è da un rigoglioso giardino pensile. Sul tetto si può passeggiare e non ci trovi quasi mai nessuno, forse non è conosciuto. Mi piacciono le decorazioni murali di tante vecchie ville e tutti quei trompe-oeil dipinti sulle facciate delle case. Uno in particolare mi è caro perché suscitava l' interesse dei miei figli da piccoli che non capivano trattarsi di un semplice disegno; passando in macchina sul lungomare all'altezza del quai des Ponchettes io dicevo: -poverino quel signore, gli tocca dipingere anche mentre piove-.

Amo il monastero della collina di Cimiez con il suo silenzio e il  giardino curato  tutto l'anno, ma sontuoso nella stagione delle rose in fiore e naturalmente Cours Saleya, il mercato della città vecchia, antiquariato il lunedì, mercato dei fiori, frutta e verdura gli altri giorni. La piazza davanti al bel palazzo della Prefettura è la zona dei coltivatori diretti: ci trovi la contadina con le erbe aromatiche fresche, qualche insalata appena raccolta e tutta piena di terra, le olive, il miele, i formaggi di capra. I venditori delle bancarelle di robe vecchie si allestiscono sempre il tavolo in pompa magna con tanto di tovaglia bianca e lauti pranzi, concertini acchiappa turisti, i ristoranti  affollati e socca, la farinata locale, a volontà. Sei in Francia, si vede e si sente.

Pochi frequentano la collina di Baumettes, peccato, nasconde belle ville, palazzi e persino un castello, ed  è centralissima, cinque minuti a piedi da Boulevard Gambetta e dal mare e offre in una sontuosa villa di fine '800 il museo di Belle Arti Jules Chéret, il più antico della città, costituitosi con i depositi di Stato voluti da Napoleone III°, nel retro un giardino minuscolo e pieno di fascino.
La spiaggia del lungomare è immensa. affollata e sassosa, non ci vado mai, ma dietro il porto, là dove partono i traghetti per la Corsica è tutta un'altra cosa, non ci si sente più in città. C'è il vecchio club nautico semplice e senza pretese, una spiaggetta attigua, il meraviglioso seminario (i preti se ne intendono), un vecchio trampolino e una costruzione su uno scoglio che d'estate fungono da romanticissimo bar-ristorante (un solo tavolo a picco sul mare, quante volte ho sognato di esservi invitata) e soprattutto, a partire da Coco Beach, il sentiero del litorale, passeggiata fra gli scogli, sospesa fra terra e mare. E' la Nizza che amo di più.

lunedì 3 gennaio 2011

il posto

E' una vecchia storia, nessuno domanda di nascere, ma intanto che ti piaccia  o meno poi nel mondo ti ci trovi e credo che la grossa fatica consista nel  trovare un posto, il proprio posto, quell'angolo infinitesimale dell'universo che è il tuo e dove impari a starci "relativamente" bene. Nell'arco di una vita  il ventaglio delle possibilità è larghissimo, alternative dietro l'angolo che spesso non si sanno vedere, ci si chiede di utilizzare tutte le sfaccettature del pianeta uomo a seconda del momento della vita e delle circostanze, questione di dosaggio degli ingredienti, come una  ricetta gastronomica, troppo peperoncino o zucchero insufficiente fanno cambiare sapore e riuscita. Interrogativi  difficilissimi che segnano il percorso di tutta una storia, all'inizio non ci pensi, vivi e basta, poi ti accorgi che è fondamentale centrare la tua direzione, il tuo posto, perché il mondo è grande, se non sai dove metterti rischi di perderti, di non cogliere il senso del tuo vivere. Nella ricerca del posto, seduta per terra è troppo scomodo, in poltrona mi sembra eccessivo, opterei per una sedia, mannaggia, ce ne sono così tante, qual'è quella "giusta"? E poi dove piazzarla? Alle falde silenziose dell'Himalaya come alla fine ha fatto Terzani o in mezzo al brulicare della metropoli, in una comune condividendo tutto con gli altri o in individualismo sfrenato? Non lo so, probabilmente la risposta sta nella " via di mezzo" evocata dai saggi di tutte le tradizioni, ma l'unica cosa veramente positiva dei periodi festivi fra pranzi  cene e sieste propedeutiche all'abbuffata successiva è che sono un'occasione di bilancio, ti fanno pensare. Con i miei ragazzi accanto, una volta tanto non ho dubitato di nulla, ho sentito con gioia che il mio posto era lì con loro, insieme, seduti intorno ad un tavolo davanti  a un bel passato di verdura (non surgelato, ma preparato con amore con tutte le verdure fresche). 

martedì 21 dicembre 2010

AUGURI PER IL 2011

 Accidenti, ci siamo quasi, è passato un altro anno, sempre in fretta, troppo in fretta. Cercavo un'idea per gli auguri, intensiva stimolazione neuronale con scarsi risultati quando giusto prima della partenza da Israele ho visto questa cartolina e mi è piaciuta. In fondo non è che faccia rivelazioni sensazionali, ma rammenta che le cose migliori nella vita non hanno bisogno del portafoglio aperto: gratuiti l'amore, l'amicizia, il sorriso, un complimento disinteressato e ....la poesia, mi è venuto in mente sui  puntini. Non mi sembra poco per il  2011!