martedì 18 novembre 2014

Akko: sottoterra fra templari e ospitalieri

Di fronte alla baia di Haifa c'è Akko, ovvero la San Giovanni d'Acri dei crociati, raggiungibile dalla capitale del nord in mezz'ora di macchina.  Certo mi mancano ancora diverse località da visitare e cose da conoscere, però Israele è veramente un fazzoletto di terra e gira che rigira si finisce per ritrovarsi spesso negli stessi luoghi. Ad Akko ci ero stata 5 anni fa con Gastone http://www.saranathan.it/2010/12/akko-in-festa.html ,  questa volta il mio Cicerone è il cugino Eldad, una specie di wikipedia ambulante e con lui ricordi, note storiche, informazioni piovono a raffica, ho il mio solito quaderno di appunti pieno zeppo.
Inevitabile rifare la passeggiata lungo le fortificazioni che perimetrano questo lembo estremo di terra di fronte al Mediterraneo, qui Pisa, Venezia, Genova, Amalfi avevano i loro quartieri e ciascuna il proprio porto ben distinto con le indicazioni che portano ancora il nome di quei primi secoli del secondo millennio: un cartello indica per esempio "porto pisano" e la cosa, sette secoli dopo, mi fa una certa impressione. 
Altrettanto piacevole ripercorrere i vicoli del mercato arabo con le mercanzie mangerecce e non, tutte piene di colori  e odori: frutta, verdura pescivendoli, mercanti di dolci orientali, essenze, profumi, olii, spezie, pentole, vestiti, di tutto in abbondanza. La via del mercato era ed è l'arteria principale della Città Vecchia che conduce da nord a sud, verso le zone portuali.

Ma questa volta non era giorno di grande festa, le strade non erano gremite  di  folla vociante e abbiamo potuto soffermarci meglio sulla  magnifica moschea di Al Ja'zar, la più grande dopo Al Aqsa di Gerusalemme sulla spianata del Tempio e la maggiore delle moschee edificate in  terra di Israele nel periodo ottomano. Interessante anche il grande "Hahn", ovvero il caravanserraglio "El Humdan" indispensabile per il commercio internazionale. I mercanti scaricavano le loro merci nei magazzini al primo piano e alloggiavano al secondo. Costruito anche lui, come la grande moschea, a fine '700.

Ma Akko, e questa è forse la sua più grande particolarità, svela i suoi doppi segreti, quelli in superficie e quelli sotterranei: una città fatta di due città, quella sopra e quella sotto; una città nascosta nelle viscere della terra articolata e piena di meandri come quella alla luce del sole. Senza contare le reti metropolitane delle grandi capitali, mi è venuto da pensare al ventre di Odessa. 
Per cominciare il tunnel dei Templari, quei cavalieri di un ordine militare-monastico che aveva come scopo la protezione dei pellegrini che arrivavano in Terra Santa dall'Europa per visitare i luoghi sacri. Un tunnel lungo 350 metri (con la fortezza dell'ordine alla sua estremità occidentale) che costituiva il passaggio sotterraneo strategico per collegare la fortezza al porto.
E poi l'Alcazar o cittadella fortificata degli Ospitalieri, l'altro ordine militare monastico di origine benedettina la cui finalità era quella di occuparsi dei malati in Terra Santa. L'Ordine ha spostato il proprio quartier generale da Gerusalemme ad Acri fra il 1191 e il 1291. Il quartier generale è stato costruito su vari piani, intorno a un grande cortile centrale, nei sotterranei varie sale fra cui il grandissimo refettorio dell'ordine: oggi un bellissimo percorso museale che ripercorre a ritroso la storia dei luoghi lungo i secoli. In seguito alla perdita dei territori cristiani in Terrasanta, l'Ordine si è rifugiato brevemente a Cipro e poi a Rodi per finire successivamente a Malta e il Sovrano Militare Ordine di Malta, abbandonato naturalmente il programma  militare, è il principale successore di questa tradizione di assistenza ai malati. Nel periodo del Mandato Britannico in Palestina (concretamente dal 1917, ufficialmente dal 1920 fino al 1948) la Fortezza di Acri è servita da prigione centrale del nord del paese. Vi sono stati tenuti prigionieri centinaia di membri dell'Haganà, dell'Etzel e del gruppo Stern.
Più di tutto però ad Akko ho amato i tombini incastonati nel selciato di pietra della città vecchia: sopra si racconta tutta la storia di questa antichissima città dalle origini fenicie: il porto, le attività marinare, le fortificazioni, l'insediamento umano.

Tornando la sera a Haifa ho visto il nuovo Palazzo di Giustizia ( Haifacourthouse) e  ho pensato che la moderna architettura talvolta assomiglia incredibilmente alle fortificazioni del passato.

PS: domani lascio il sole estivo di quest'inverno israeliano e me ne torno in quel della Ghisolfa, da noi i disastri del maltempo, da queste parti escalation di attentati, drammaticamente ogni giorno. Il mio Israele 2014 continuerà fra foto e note di viaggio. Come sempre un mix di emozioni, la gioia del ritorno e il dispiacere del distacco da questo paese incasinato, contraddittorio, sempre e comunque incredibilmente vitale, ruvido fuori e tenero dentro proprio come il fico d'India che gli arabi chiamano "sabra" e "sabra" viene definito in diaspora chi è nato qui, un gran miscuglio di spine e dolce polpa. 




sabato 8 novembre 2014

Haifa: scale e poi scale

Ma che cos'è tutta sta' vegetazione? Ma dove siamo? Nella foresta Nera? Sulle Dolomiti? Nei Vosgi a cercar funghi? Niente affatto, semplicemente a Haifa e più precisamente sulle alture del Monte Carmelo che mio cugino Eldad curioso e immenso mangione paragona culinariamente a un lungo cannolo siciliano che si snoda per ben 35 chilometri lungo la costa. Dopo 26 anni di vita londinese ha fatto le valige e con famiglia se n'è ritornato all'ovile, (la sua Israele di cui dice peste e corna ma che ama profondamente),  scegliendo Haifa perché Gerusalemme secondo lui è troppo religiosa e Tel-Aviv troppo caotica. Lui ama il silenzio e il verde e questa è la vista di cui si gode dall'appartamento moderno e luminosissimo in perfetto IKEA style che ha affittato; pare che vengano regolarmente i cinghiali in cerca di cibo e una volta lui ha visto addirittura una famigliola intera.

Questo "cannolo verde israeliano" è un po' particolare perché pur offrendo dovunque si guardi una vista stupenda,  non è ugualmente "buono" da entrambi i lati. Sul versante ovest guarda al mare aperto e si lascia accarezzare dalla brezza marina, sul versante est c'è tutta la città,  la baia con di fronte in lontananza tre punti bianchi, Akko (San Giovanni d'Acri), Nahariya e Rosh Hanikra, l'ultima cittadina israeliana giusto al confine con il Libano, ma c'è anche tutta la zona industriale con raffinerie chimiche, il che significa aria magari fina ma non certo sopraffina e la più alta concentrazione di tumori ai polmoni di tutto il paese. Inutile dire che fortunatamente Eldad è andato a stare dalla parte giusta. Anche sul Monte Carmelo poi ci sono situazioni abitative ben diverse a seconda che si abiti in basso, nel centro o in alto della collina.
E parliamo adesso di scale e scalinate; a Haifa ce ne sono all'incirca 1102 e non dico che Eldad me le abbia fatte fare tutte, ma poco ci manca, alla sera, lingua penzoloni, sarei tornata a casa volentieri in barella; lui è nato a Haifa e ci ha vissuto dieci anni, la conosce come le sue tasche  e ama condividere la camminata accompagnandola con mille spiegazioni e ricordi. Siamo partiti dall'alto, dal monastero carmelitano di Stella Maris sulla cima estrema del Monte Carmelo e poi giù giù fino al centro città, fino ai giardini Bahai, fino alla German Colony, luoghi di cui ho già parlato in un post degli anni precedenti. http://www.saranathan.it/2010/11/haifa-tra-monte-e-mare.html.

Lungo la discesa si incontra di tutto, panorami mozzafiato che giungono fino alle alture della Galilea, del Golan, il monte Hermon, terrazze piene di fascino, infinità di pini marittimi e giardini, lo svettante grattacielo dell'Università, tutta la tipologia di case di Haifa, da quelle Bauhaus a quelle di pietra, le più tipiche della capitale del nord, da ruderi incasinati a condomini lussuosi e modernissimi fino a quelle ville meravigliose come in via dei Farsi nel cuore della German Colony e le case col tettuccio rosso con su le scritte in tedesco.
L'ho già scritto in passato e amo ripeterlo, la pacifica Haifa è dove convivono meglio le varie comunità, sono aumentati grandemente anche i cristiani che sempre più mal tollerati dai mussulmani di Betlemme e Nazareth, scelgono "obtorto collo" di trasferirsi e venire a vivere qui. E per passare dal sacro al profano informo che i migliori falafel di Haifa si mangiano da "Michelle Falafel", un bugigattolo con un solo tavolo per sedersi, ma provare per credere!!!!!!!!!!!!!! 
  
Qualcuno ha visto per caso la mia malinconia aggirarsi sola soletta e sconsolata per le strade di Milano? Da questi parti per fortuna non si è vista ....