mercoledì 4 dicembre 2013

rigorosamente "degenerata"

Sparsi in giro per la città vari musei soprattutto di carattere storico-politico che raccontano formazione e evoluzione delle varie organizzazioni che hanno militato e contribuito alla nascita di Israele, ma per quanto concerne la cultura a Tel Aviv ci sono soprattutto due poli. Il primo si concentra intorno a piazza Habi'ma dove c'è l'omonimo teatro nazionale, l'auditorium Mann, sede dell'orchestra filarmonica e gli israeliani sono notoriamente grandi melomani  e il Padiglione per l'arte contemporanea di Helena Rubinstein, che accoglie mostre temporanee di giovani artisti israeliani e offre una ricca biblioteca sull'arte. Tre istituzioni nel cuore della vita culturale degli abitanti di Tel Aviv.
Il secondo polo cultural-artistico si concentra  sul boulevard Saul Hamelech col Tel Aviv Art Museum, la grande Biblioteca Ariela, l'Opera e il teatro Caméri. Proprio di fronte alla zona della Kirya, un complesso modernissimo sede dei quartieri generali dell'esercito; nell'attuale collocazione il Museo d'arte esiste dal 1971, ma adesso si è ampliato di una nuova ala ed è proprio questa che non conoscevo ancora e che volevo visitare.
Arte Antica, quattro sezioni di arte moderna dall' Ecole de Paris alla Pop Art americana, una sezione per l'architettura e il design, mostre temporanee, un dipartimento per i giovani, un auditorium dove si tengono conferenze, concerti e retrospettive cinematografiche, una sezione permanente dedicata agli artisti israeliani e una collezione dedicata alla fotografia con in testa nomi del calibro di Cartier Bresson e Capa, fanno di questo museo un centro molto attivo nella promozione e diffusione culturale.
Subito all'ingresso, oltre a un Roy Lichtenstein monumentale, un'opera di optical art di Jacoov Agam, lo stesso artista già incontrato da Ilana Goor e autore di una fontana che troneggia in Dizengoff square molto cara ai televivesi. 
Nella hall del nuovo padiglione museale tutto cemento, vetro e spazi bianchi, impossibile non restare colpiti da "Lusitana", un 'opera coloratissima e gigantesca lunga non so quanti metri che come una piovra uscita dagli abissi marini snoda i suoi tentacoli per scale, angoli e pareti. Creazione dell'artista portoghese Joana Vasconcelos che ha rappresentato il suo paese alla Biennale di Venezia dell'anno in corso, questa personificazione della donna lusitana fatta di varie stoffe diversamente lavorate artigianalmente a mano e industrialmente che schiaccia l'occhio alla pop art americana, al nuovo -realismo francese e anche a Marcel Duchamp con le sue incrostazioni di oggetti di recupero . "Lusitana" fa parte di "Valchirie", una serie di figure femminili della mitologia nordica a cui l'artista lavora dal 2004.  
All'Art Museo di Tel Aviv senza flash si poteva fotografare liberamente e mi sono scatenata, soprattutto per quei primi 50 anni del '900 che conosco un poco e amo di più. Sfilano opere significative di impressionisti, post-impressionisti, Nabis e poi di tutte le avanguardie di inizio secolo e i pezzi da novanta che le hanno animate, a partire dal capofila  Cézanne fino a Mondrian e  Kandinsky passando per Ensor, Kisling, Klimt, Chagall, Soutine, Matisse, Braque, Picasso e molti espressionisti tedeschi. Ovviamente non posso far vedere tutto e scelgo perciò i miei preferiti, opere  rigorosamente "Entartete Kunst", quell'arte "degenerata" che il nazismo ha bandito e bruciato in parte poiché non rappresentativa e pericolosa per i dominanti valori ariani dell'epoca. Per esempio due volti di donna dell'espressionista tedesco Jawlensky del 1911, un sublime Arlecchino con chitarra del 1923 di Juan Gris, una Colombina del 1922 di Metzinger.

Sculture in legno di Lipchitz e Zadkine.
Fra i banditi dal bello d'autore anche l'ucraino Archipenko, i cui dipinti rilievo o meglio Sculto-pitture degli anni '20 mi sono sembrati assolutamente straordinari


Per finire con tempi più recenti Basquiat. Lui all'epoca non era ancora nato e purtroppo è poi morto giovanissimo, ma può stare tranquillo e riposare in pace, sarebbe stato senz'altro considerato un esponente di "arte degenerata", una garanzia per un artista di prestigio.

domenica 1 dicembre 2013

Ilana Goor: "ogni posto in cui vivo è scultura"



















E' sempre un piacere ritornare a Jaffa, bella la passeggiata lungomare per arrivarci, bello l'antico borgo, certamente turistico, ma tutto restaurato e valorizzato. Sul vecchio molo del porto dove una volta c'erano ristorantini sgangherati e pescherecci, adesso un dock nuovo fiammante con buffet superchic, un leone che si fa indorare per essere messo chissà dove e tre amiche  che si danno appuntamento una volta alla settimana per venire a dipingere insieme davanti al mare.
Curiosando in negozi trendy e gallerie d'arte, ammirando le raffinatezze artigianali dei gioielli yemeniti,  al mercatino dell'usato dove ti trovi anche la parrucca o gustando falaffel e hummus, poco importa dove si capita andando a zonzo, gli angoli di fascino sono ovunque e c'è sempre qualcosa da scoprire. 
E' a  Jaffa, in questo storico contesto dove le vecchie pietre non raccontano una storia di secoli ma di millenni che Ilana Goor si è fatta negli anni 90 la sua casa-museo. Accipicchia, che casa, che museo e che terrazza sul tetto quella che si intravede già dalla strada! E nella piazza prospiciente l'artista si presenta  con la sua scultura di una balena.

L'edificio è giovane, si fa per dire, ha solo 300 anni. Nel 1700 era una delle prime locande per i pellegrini ebrei in marcia verso Gerusalemme, nel 1800 è diventato una fabbrica di saponi e profumi grazie all'abbondante produzione di olio d'oliva, che costituiva all'epoca la principale risorsa commerciale. Durante i lavori di ristrutturazione e restauro vengono fatte numerose scoperte che costituiscono una documentazione storica delle diverse attività del passato, come per esempio una fornace di pietra o una cantina piena di anfore e strepitosa, una decorazione a nido d'ape del soffitto della cucina che sembra ricamato da una merlettaia.

 Ilana Goor decide di comprare la proprietà e di farne la dimora-museo per se e per tutte le sue numerose opere d'arte, creazioni dell'artista ma anche collezioni di arte antica, arte primitiva africana e arte moderna. Una mole di lavori incredibile senza soluzione di continuità, un tripudio di creazioni sistemate dovunque con gran cura del dettaglio e buongusto, in grande scioltezza si passa dalle maschere Punu gabonesi alla "chair in red and blue" di Rietveld,  dall'arte cinetica dell'israeliano Agam e del venezuelano Soto alle sculture, ai gioielli, ai mobili creati dalla padrona di casa. 


Colpisce l'eclettismo degli oggetti e della presentazione, ma in positivo, qui non siamo in un asettico allestimento museale di muri e spazi bianchi, ma in un luogo "caldo e vissuto" dove si ha la sensazione che l'arte faccia parte integrante della vita, anche quella privata dell'artista. Del resto l'ha detto lei stessa che "ogni posto in cui vivo è scultura", che "l'arte deve essere toccata, sentita, utilizzata per essere compresa"

Artista certamente eclettica e anticonformista come la sua casa- museo  Ilana Goor, ha seguito dei corsi alla prestigiosa scuola di Belle Arti Bezalel di Gerusalemme, ma sembra soprattutto un'autodidatta alla ricerca di sempre nuovi linguaggi espressivi. Nelle foto la si vede con personaggi importanti della vita politica e della cultura, re e presidenti, la si trova accanto a Sua Santità il Dalai Lama e fra le "Nana" di Niki de Saint Phalle. 
A Jaffa, su una collina davanti al Mediterraneo in una casa ricca di storia e di passato, le ricerche, le passioni, le collezioni, le creazioni dell'artista israeliana Ilana Goor, una bella sintesi di lavoro e esperienze vissute che cancella i confini fra i diversi ambiti, arte e vita come una cosa sola.